La Bank of England ha incrementato il suo tasso di interesse di riferimento di 75 punti base, si tratta del più grande aumento dal 1989 messo in atto per contrastare la corsa dell’inflazione spinta dall’impennata dei prezzi dell’energia. In particolare, la Banca centrale inglese ha aumentato il tasso di riferimento dal 2,25% al 3%, ossia il livello più elevato da novembre 2008. Tale rialzo si scontrerà con un’economia già molto debole, danneggiata anche dall’instabilità politica, per questo motivo si prevede un futuro poco roseo per l’economia del Regno Unito: "le ultime proiezioni del Monetary Policy Committee descrivono una prospettiva molto difficile per l'economia britannica", ha puntualizzato la BoE. "Si prevede che l'economia britannica rimarrà in recessione per un periodo prolungato”. Per la BoE l’economia britannica è entrata in recessione nei tre mesi a settembre, quando il dato sulla produzione ha segnato un calo circa dello 0,5%. Tale flessione, in base alle previsioni della Banca centrale, potrebbe proseguire fino al secondo trimestre del 2024 se la BoE procedesse innalzando il tasso di riferimento come atteso dal mercato. Attualmente, l’Istituto, ha precisato che i mercati prezzano un picco del 5,25% alla fine del 2023. L’intervento della BoE, dopo le turbolenze sul piano politico ed economico, è un tentativo di stabilizzare il Paese che, tuttavia, dovrà attraversare una recessione. Jeremy Batstone-Carr, strategist di Raymond James, sostiene che il passaggio di testimone per la guida del Regno Unito sembra essere confortante per la Banca centrale che vede nel nuovo Governo un partecipante disposto a stabilizzarne le finanze, in controtendenza con l’operato di Liz Truss.