La presidente della Bce ha ribadito ieri nel suo intervento l’avvertimento sull'inflazione; nonostante siano stati notati i rischi al rialzo, le pressioni sui prezzi attuali “si attenueranno prima di radicarsi e, soprattutto, prima che causino ulteriori difficoltà sulla capacità di spesa delle famiglie”. I commenti sono stati anche più sfumati rispetto all'aggiornamento della politica della banca centrale della scorsa settimana, con la Lagarde che ha messo in guardia dal trarre conclusioni premature sulla politica. Ha parlato della dinamica della dipendenza dai dati della BCE e ha affermato che rimane più importante che mai mantenere la flessibilità e l'opzionalità. Infine, la presidente ha anche sottolineato che un aumento dei tassi non si verificherà fino alla fine degli acquisti di attività. Molti analisti hanno interpretato questo discorso come una sorta di “ritrattazione” delle ultime dichiarazioni che avevano scatenato un’alta volatilità sui mercati, soprattutto sulle quotazioni dell’euro nei confronti delle principali valute. Mentre le osservazioni di Lagarde supportano la nozione di un'inclinazione da falco, suggeriscono anche che qualsiasi cambiamento sarà attentamente calibrato. In questo contesto, i paesi dell’Eurozona ad alto debito sono quelli che stanno subendo l’impatto maggiore causato da questa situazione di incertezza per via del forte aumento degli oneri finanziari in capo ai governi dell’Europa meridionale; in particolare, i rendimenti dei Btp italiani a dieci anni sono al livello più alto da aprile 2020 (ora all’1,874%) e, nonostante anche i rendimenti dei Bund tedeschi stiano aumentando (ora a +0,27%), lo spread tra i due è in crescita e continua ad allargarsi, portandosi sopra quota 160 punti base.