La Bce ha deciso di alzare di 75 punti base i tre tassi di riferimento. Nel dettaglio, i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale saranno incrementati rispettivamente al 2% (livello più elevato da gennaio 2009), al 2,25% e all'1,50%, dal 2 novembre. Il Consiglio direttivo ha assunto questa decisione, in linea con le attese del mercato, per assicurare un ritorno nel più breve tempo possibile dell’inflazione all’obiettivo del 2%. Per la Banca centrale europea l’inflazione registrata continua ad essere troppo elevata e rimarrà ad un livello superiore all’obiettivo per un periodo prolungato di tempo. In particolare, a settembre l’inflazione nell’Eurozona ha raggiunto quasi il 10%. Tale livello è da ricondursi a diversi fattori, tra cui l’impennata delle quotazioni dei beni energetici e alimentari (conseguenza della Guerra in Ucraina) nonché alle strozzature dell’offerta e la ripresa della domanda nel post pandemia. Il tema dell’inflazione si deve affrontare in parallelo rispetto alla crescita, infatti Altaf Kassam, Emea Head of Investment Strategy and Research di State Street Global Advisors, ha precisato che "in precedenza si era parlato della possibilità di un rialzo di 100 pb shock and awe, ma si trattava solo di una remota possibilità iniziale, che è stata decisamente scartata dopo la diffusione lunedì dei Pmi flash anti-Goldilocks di ottobre, che hanno evidenziato ulteriormente le pressioni recessive, ma un'inflazione ben poco attenuata”. Ora, la previsione è che la Bce dalle prossime riunioni proceda con un rallentamento dei rialzi, data l’alta probabilità di una recessione nell’Eurozona nel quarto trimestre.