Mercati obbligazionari caratterizzati da una volatilità sempre più elevata. In particolare, i prezzi dei principali titoli di stato registrano la peggiore performance dagli anni '80, con i rendimenti che ad oggi hanno superato diverse soglie significative (il 2,10% per il Btp decennale e il +0,615% per il Bund). Gli analisti notano abbondanti deflussi di liquidità, i quali rischiano di stimolare ulteriori movimenti dei tassi e incorporano una visione del mercato riguardante la politica macroeconomica diversa da quella sostenuta dalle banche centrali, le quali non sembrano preoccupate di un rallentamento della crescita economica. Alcuni esperti suggeriscono però che gli aumenti dei tassi siano inefficaci contro lo shock dell'offerta dovuto alla guerra in Ucraina e alla ripresa del Covid in Cina, e che il calo della domanda a causa dell’aumento dei prezzi può portare a livelli di inflazione più bassi senza la necessità di aumenti aggressivi dei tassi. In effetti, l’unico in Europa che ha già annunciato un futuro calo della crescita è stato il governatore della BoE, mentre nella giornata di oggi l’economista capo della Bce ha affermato in un’intervista che “l'inflazione diminuirà entro la fine dell'anno e sarà molto più bassa l'anno prossimo e l'anno successivo rispetto a quest'anno", sostenendo quindi una visione moderatamente positiva. Tuttavia, c’è da sottolineare che sia l’indice di fiducia dei consumatori tedesco (Gfk) sia quello americano sono in forte calo rispetto alle letture precedenti, sintomo di aspettative in declino da parte della popolazione in merito alla stabilità delle varie economie nazionali ancora colpite dalle pressioni sulla catena di approvvigionamento e dall’incertezza intorno alle materie prime.