Giornata caratterizzata da un calo della volatilità sui mercati. Sul fronte dei titoli obbligazionari, i rendimenti del Btp aumentano all’1,671%, mentre quelli del Bund si portano al +0,20%. In aumento anche gli yield sui Treasury decennali (ora a 190 punti base). Spostandoci sul settore energetico, i prezzi del petrolio scivolano sotto i 120 dollari al barile, mentre gli investitori stanno ragionando sulle conseguenze del divieto Usa alle importazioni di petrolio russo. Secondo Samuele Barni, consulente finanziario di Copernico Sim, le preoccupazioni degli investitori sull’inflazione sono ancora alte, dal momento che molte imprese stanno già facendo i conti con i forti aumenti di prezzo delle commodities che si ripercuoteranno sui costi aziendali, comprimendo gran parte dei margini di profitto. Questa tensione geopolitica, oltre ad alimentare i timori sulla ripresa economica, sta iniziando ad impattare anche sulle principali variabili macroeconomiche poiché la natura di tale shock può portare a reprimere l'attività economica stessa. Non dimentichiamo che la situazione in Europa è diversa da quella Usa; questi ultimi, essendo esportatori netti, potrebbero avvantaggiarsi da questa situazione, ma l’UE dovrà senza dubbio proteggersi da eventuali problemi legati ad un potenziale taglio dell’offerta di petrolio e gas da parte della Russia. Le reazioni dei policy maker saranno infatti da monitorare con attenzione, dal momento che una politica fiscale che miri a tenere alti i consumi per controbilanciare gli effetti del rialzo dei prezzi potrebbe accelerare l’inflazione. Un ottimo hedging naturale a cui i risparmiatori potrebbero rivolgersi sono i TIPS dato che possono beneficiare di questa forte pressione inflazionistica.