CultureZegna rilancia sull’arte
«Essere main sponsor del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia è per noi proseguire un impegno che è parte della nostra storia», racconta Gildo Zegna a MFF in un’intervista esclusiva. Tra le prossime tappe ci sono Art Basel, Aspen e l’Oasi del gruppo nel biellese «Sostenere la cultura del Paese e farla evolvere è tra le responsabilità delle imprese»

Un «bosco» di ventiquattro sculture antropomorfe alte oltre due metri anima il Padiglione Italia alla 61a Esposizione Internazionale d’Arte – Biennale di Venezia. «Oasi Zegna entra letteralmente in queste sculture», spiega a MFF in un’intervista esclusiva Gildo Zegna. Che per la prima volta porta il gruppo di Trivero, quotato a Wall street, come main sponsor alla mostra della laguna. «Terre, ceneri e minerali provenienti dal nostro paesaggio sono stati utilizzati dall’artista Chiara Camoni nella realizzazione delle sculture, insieme a elementi tessili creati con filati del nostro lanificio». Le figure, di dimensioni leggermente superiori a quelle umane, instaurano un rapporto diretto con i visitatori, rivolgendosi simbolicamente verso l’ingresso come se fossero riunite in un’assemblea. «L’arte non è mai stata qualcosa aggiunto a posteriori in Zegna. È parte della nostra storia fin dall’inizio, da quando mio nonno Ermenegildo Zegna immaginò un modello in cui industria, natura e cultura potessero convivere», sottolinea.
«Oggi ZegnArt dà un nome e una struttura a qualcosa che pratichiamo da generazioni: non usare l’arte come decorazione o sponsorship episodica, ma come dialogo continuo con artisti, curatori e territori». Proprio dentro questo perimetro prende nuovo impulso ZegnArt, il framework attraverso cui Zegna esprime in modo organico il proprio rapporto con l’arte e la cultura. Non una collezione né un programma parallelo, ma una struttura di lungo periodo che riflette una visione radicata nel pensiero del fondatore Ermenegildo Zegna e che riunisce tutte le iniziative artistiche del brand, passate e presenti, in continua evoluzione attraverso le generazioni della famiglia. Nel tempo, Zegna ha costruito un dialogo con artisti che hanno ampliato il perimetro della rappresentazione, tra cui Michelangelo Pistoletto, William Kentridge, Daniel Buren, Dan Graham, Mimmo Jodice e Ding Yi. A differenza di una collezione tradizionale, queste opere non vengono acquistate: sono commissionate. Ogni progetto nasce in relazione ai luoghi, ai materiali e ai valori del brand, diventando parte di una narrazione più ampia, mai isolata.
Questa partecipazione alla Biennale di Venezia segna un nuovo impegno nell’arte per voi?
Oggi ZegnArt dà un nome e una struttura a qualcosa che pratichiamo da generazioni: non usare l’arte come decorazione o sponsorship episodica, ma come dialogo continuo con artisti, curatori e territori. La Biennale rappresenta quindi un’evoluzione naturale di questo percorso. Essere main sponsor del Padiglione Italia e sostenere Con te con tutto, il progetto di Chiara Camoni curato da Cecilia Canziani, significa portare questa visione in uno dei contesti culturali più autorevoli al mondo, mantenendo però lo stesso approccio che ci distingue da sempre: noi non collezioniamo opere, le commissioniamo.
Com’è stato collaborare con un’istituzione pubblica?
Da Zegna abbiamo sempre creduto in un dialogo tra il privato e il pubblico. La responsabilità di sostenere una visione dell’arte che appartiene a tutti, ma che allo stesso tempo rimane profondamente personale. Ed è proprio questo che l’arte può fare nei suoi momenti migliori: andare oltre i confini, oltre i contesti e, in un certo senso, oltre la politica, parlando un linguaggio più universale.

Cosa vi distingue da realtà come quelle di Prada o di François Pinault?
Ho grande rispetto per realtà come Prada o François Pinault, che hanno dato contributi molto importanti al mondo dell’arte contemporanea. Credo però che il nostro approccio sia diverso nella sua origine. Nel caso di Zegna, il rapporto con l’arte nasce insieme al territorio e all’industria.
Ci spieghi meglio.
Mio nonno non ha costruito prima un’azienda e poi una fondazione culturale. Ha immaginato fin dall’inizio un ecosistema dove fabbrica, paesaggio, architettura, comunità e cultura fossero parte dello stesso progetto. Oasi Zegna è forse l’espressione più autentica di questa visione. Per noi l’arte non vive in uno spazio separato: entra nel paesaggio, nei materiali, nelle relazioni umane, persino nel modo in cui pensiamo il tempo.
Vedremo una sede espositiva per la vostra collezione?
Un altro elemento distintivo è che noi non lavoriamo sull’idea di collezione privata. Lavoriamo su commissioni e relazioni di lungo periodo. Quello che conta per noi non è il possesso dell’opera, ma il processo creativo e il dialogo che nasce attorno ad essa.
Dopo Venezia, Art Basel?
La partnership con Art Basel per noi non è semplicemente una presenza nel mondo dell’arte, ma un modo per partecipare a una conversazione culturale globale. Siamo presenti a Basilea, Parigi, Hong Kong, Miami e Doha perché crediamo che oggi il lusso debba avere anche una responsabilità culturale internazionale. Non vogliamo limitarci a “sponsorizzare” eventi: vogliamo creare contesti, relazioni e piattaforme che permettano ad alcune pratiche artistiche di crescere e avere impatto. Un progetto molto importante in questo senso è Visible, sviluppato con Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, che oggi trova in Art Basel una piattaforma globale ancora più forte. (riproduzione riservata)
- Mostrami l'andamento in borsa del gruppo Zegna rispetto al settore del lusso negli ultimi 12 mesi.
- Genera un report programmato sugli sviluppi futuri della partecipazione di brand di lusso nel mondo dell'arte contemporanea.
- Quali sono le differenze chiave tra l'approccio artistico di Zegna e quello di altre realtà come Prada o François Pinault?