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Culture

Veronica Leoni: «Smonto stereotipi e torno alle radici di Calvin Klein»

«Siamo risaliti al momento in cui Calvin ha costruito le basi, fine 70-inizio 80», racconta a MFF la stilista italiana che dal febbraio dello scorso anno ha riportato in passerella il brand controllato da Pvh. «Quando mi chiedono perché queste immagini siano sempre attuali, la risposta è che c’è un fil rouge che va oltre i vestiti, oltre la moda»

di Stefano Roncato (New York)
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Veronica Leoni (ph Isidore Montag, courtesy Calvin Klein collections)
Veronica Leoni (ph Isidore Montag, courtesy Calvin Klein collections)

La parola chiave è Obsession, non solo come memoria olfattiva della maison ma come metodo. Culto fisico, perfezionismo quasi thriller, sensualità che affiora da giacche senza schiena e silhouette affilate. In passerella supereroi urbani, in prima fila icone come Brooke Shields. Veronica Leoni, creative director italiana del brand newyorchese, parla di eroi che resistono, di power dressing che diventa muscolo vero, di una maturità nuova per Calvin Klein.

Da dove è partita questa stagione?

Dallo smontare lo stereotipo più comune di Calvin. Siamo risaliti al momento in cui ha costruito le basi, fine 70-inizio 80. Ci siamo circondati di quelle campagne straordinarie che danno profondità al gesto creativo e sostanza allo sportswear americano.

E cosa è emerso con più forza?

Il culto del corpo. Edonismo, narcisismo quasi ossessivo, a tratti pericoloso. È sempre stato lì, nella rappresentazione di donne e uomini Calvin.

E in prima fila Brooke Shields...

Stupenda. È venuta a fare il fitting, era perfetta. Mi ha guardato e mi ha detto: «Che faccio con i capelli?». Mancava lei in tutti questi show. Questo era il momento.

La collezione sembra un esercizio sul filo del rasoio.

Esatto. C’è la pratica del perfezionismo, guanti e scarpe perfettamente abbinati all’abito, quell’atteggiamento quasi ossessivo che diventa un thriller nel costruire il look. E poi l’altro lato, più libero: le storie backless, le giacche senza schiena, gli abiti spellati.

Sono le loro «obsessions»? Citando un profumo…

Da Calvin ci sono solo obsessions. (sorride)

Il culto del corpo oggi è molto attuale...

Sì. Quando mi chiedono perché queste immagini siano sempre attuali, la risposta è che c’è un fil rouge che va oltre i vestiti, oltre la moda. È stile. Far uscire il corpo e trasformare il power dressing in muscoli veri è stato divertente. Quella parte quasi Venice beach, con le T-shirt arrotolate sulle spalle, è un atto sfacciato di power dressing.

Ha voluto farne una bandiera?

Per forza. Bisogna. Ieri sembravano eroi Marvel che scendevano a resistere. È stato il gesto eroico che ha ispirato tutta la collezione.

Nel finale c’era Guinevere van Seenus.

La aspettavo nel momento giusto. È una cara amica. Abbiamo anche un piccolo storico insieme. Era importante arricchire Calvin con una fascia di maturità diversa da quella abituale. Quelle delle prime campagne erano donne vere. Con qualche anno in più arriva una consapevolezza del corpo e dello stile diversa. Per questo volevo anche Hilary Rhoda.

C’erano anche i ragazzi di Tell me lies

Sì, erano in tanti. Questo è lo spirito di Calvin. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 16/02/2026 19:27
Ultimo aggiornamento: 16/02/2026 19:30
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