CultureStephen Jones gioca tra aristocrazia e punk
C’è un’ironia sottile, quasi cinematografica, nel modo in cui Stephen Jones abita il suo spazio a Covent garden. E per l’autunno-inverno 2026, il modista britannico ha deciso di portarci in viaggio, ma a modo suo, seguendo il mantra «Think punk but pack black» suggerito dall’amico regista e poliedrico designer Patrick Kinmonth.
La collezione è un travelogue sartoriale che scardina i canoni della rigidità per abbracciare la funzionalità estrema del lusso nomade. Jones non si limita a creare silhouette, architetta soluzioni per una clientela che non vuole scegliere tra l’eleganza di un cocktail al Fumoir del Claridge’s e la praticità di un bagaglio a mano.
Il cuore della proposta batte su un dualismo cromatico netto. Da una parte il rosa, in tutte le sue declinazioni, dall’altra il nero più profondo. L’ironia JonesBoy è per l’uomo, il focus è sullo Shadow cap, un ibrido tra pelle e lana che riscrive i codici dello streetwear d’élite. E poi l’anima couture con un cilindro drappeggiato in velluto panné per il Winter Ascot ricorda perché Stephen Jones rimanga l’unico vero erede dei grandi maestri del passato. (riproduzione riservata)
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