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Culture

Stefano e Andrea Rosso, il futuro di Otb tra continuità ed evoluzione

All’interno del gruppo, fondato da Renzo Rosso su libertà creativa e contaminazione tra linguaggi, la seconda generazione interpreta il passaggio evolutivo con approcci complementari. Tra strategia e cultura, design e sostenibilità, proiettando nel presente una visione che continua a rinnovarsi

di Ursula Beretta
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Andrea Rosso (courtesy Otb group)
Andrea Rosso (courtesy Otb group)

Per riscrivere le regole della moda con un jeans ci vuole coraggio, quello stesso che a Renzo Rosso non è mai mancato e che è diventato, nel tempo, il principio fondante del suo Otb-Only the brave, un gruppo che ha sempre avuto una sola ambizione, quella di andare oltre le convenzioni e i cliché. Con coraggio, ovviamente. La sua visione ha dato vita a una holding globale indipendente, capace di costruire il proprio successo valorizzando identità forti e creatività autonome e dando spazio a brand diversi ma uniti da un’unica tensione innovativa, perfetta per comporre un ecosistema articolato e coerente, in grado di muoversi tra linguaggi e mercati differenti mantenendo, però, una direzione comune. E un modello industriale unico che unisce innovazione, sostenibilità e benessere diffuso, quello stesso che ha trasformato l’idea visionaria di Renzo Rosso in un linguaggio globale dove contaminazione, tra moda, cultura, tecnologia e impresa, è diventata la parola d’ordine e in cui il denim si è rivelato il vessillo da sventolare indossando la consapevolezza di essere unici e autentici. E su questa eredità, solida e anticonvenzionale, si è innestata oggi una nuova fase del gruppo, che guarda avanti ma senza perdere il senso di ciò che l’ha resa possibile. E che prende forma anche e soprattutto attraverso lo sguardo e il contributo della seconda generazione Rosso, cresciuta a pane e jeans all’interno di un ecosistema fondato sì sulla libertà creativa ma sostenuto da una visione industriale solida. Non eredi nel senso più tradizionale del termine, ma interpreti di un approccio alla moda come alla vita che non si limita a essere tramandato, bensì si rinnova incessantemente tra continuità e trasformazione. Family business, certamente, ma anche un esempio di come il passaggio generazionale nelle aziende italiane, di moda ma non solo, non rappresenti un passo obbligato ma debba sempre avvenire all’insegna del giusto mix tra continuità ed evoluzione.

Stefano e Andrea Rosso si inseriscono perfettamente in questo solco con due percorsi distinti ma complementari, riflesso delle molte anime del gruppo: da un lato la dimensione strategica, lo sviluppo e il posizionamento dei brand nel mercato globale, dall’altro una sensibilità più culturale e sperimentale, legata alla sostenibilità, al design e alla commistione tra linguaggi. Quando suo padre Renzo fondava Diesel, nel 1978, Andrea Rosso stava imparando a camminare, già in possesso di quella curiosità che, insieme alla passione, costituisce da sempre uno dei tratti caratteristici della sua personalità. Oltre che il senso delle radici, se è vero che a malincuore si allontana ogni volta dalla sua città natale, Bassano del Grappa, dove ancora oggi vive accanto alla grande famiglia allargata di cui fa parte e condividendo quegli amici e quelle abitudini che sono benzina per la sua creatività. Che, facendo un necessario passo indietro, è sicuramente una questione di Dna, esattamente come l’attitudine per la moda che cominciò fin da subito a emergere, tanto che Andrea studiò modellistica a Padova per poi volare dall’altra parte dell’oceano, in California, non solo per perfezionare l’inglese ma anche per dare una cornice alle sue intuizioni. Negli Stati Uniti, infatti, si imbatté in quella che rimase una sua naturale inclinazione, il vintage, e per certi versi alla base dei suoi futuri progetti di upcycling, per poi calarsi in ambiti che ancora conosceva poco, la grafica ma anche l’arte, lo street style, i libri, destinati a diventare importanti fonti di ispirazione per traghettare la sua energia verso direzioni sempre nuove. Fu per dare una casa a queste sue inclinazioni che Andrea Rosso fece rotta verso New York, dove frequentò il Fit-Fashion institute of technology specializzandosi in textile development and marketing e prepararsi così all’ingresso nell’azienda di famiglia. A modo suo, naturalmente, e dove l’universo del design, con tutte le sue ramificazioni, rimaneva prioritario e il nucleo proattivo che avrebbe mosso tutto il resto. Andrea, infatti, cominciò a guidare lo sviluppo creativo della collezione Diesel living, nata nel 2008 come linea di tessili per la casa e da lui accompagnata a un’espansione naturale intorno a un progetto coerente, attivando partnership importanti con i principali protagonisti del settore dell’interior design.

Stefano Rosso (courtesy Otb group)
Stefano Rosso (courtesy Otb group)

Da Moroso per l’arredamento a Lodes per l’illuminazione, da Scavolini per cucina e bagno a Iris ceramica per le superfici ceramiche, da Berti per i pavimenti in legno a Seletti per gli accessori e Mirabello Carrara per la biancheria per la casa, in un caleidoscopio di declinazioni tutte feconde, tutte ugualmente capaci di farsi specchio dell’identità del brand. Andrea, poi, come il padre, era sempre in movimento, alla ricerca di contenitori che sublimassero i suoi interessi componendoli in una griglia ragionata e sensata. Come Myar, il progetto moda al quale diede vita nel 2014, frutto delle sue incessanti ricerche nei mercatini vintage e nei depositi di abiti smessi per recuperare capi militari originali e riadattarli all’oggi e «al domani, perché nessun capo regala emozioni come quelli che hanno una storia da raccontare». E da riscrivere, verrebbe da aggiungere, grazie a un preciso processo sartoriale di rielaborazione per regalare una vestibilità contemporanea e coerente.

Un processo di sottrazione al tempo e di restituzione coerente con la filosofia di Andrea che, proprio nel 2020, assunse il ruolo di sustainability ambassador di Diesel, in linea con la strategia del brand che aveva appena lanciato «For responsible living», un impegno concreto per le generazioni a venire nell’implementare un modello di business responsabile, sia delle persone che del pianeta. Nel 2025 la sua sfida si allargò all’intero gruppo Otb nel quale ricoprì la medesima carica ma con ramificazioni più ampie e puntate a diffondere una precisa cultura della sostenibilità a tutto tondo e facendosi lui stesso portavoce di un cambiamento positivo e responsabile in tutte le aree di business. Del resto, la sua visione è chiara e «la moda del futuro sarà davvero sostenibile solo se si tornerà a conoscere i materiali, le persone e i processi che ci sono dietro a ogni capo». E in questo senso si inserisce il suo appello affinché i designer «si sporchino le mani», letto come un invito a conoscere l’interezza della filiera a partire proprio dalla genesi della materia per poi toccare tutti i processi produttivi. Perché la sostenibilità è un processo e soprattutto un cambio culturale profondo. E proprio sotto questo cappello ha preso vita un altro progetto di Andrea Rosso, realizzato con la compagna Fabiola Di Virgilio, incontrata a una festa alla Fondazione Prada di Milano e mai più lasciata, con la quale ha creato RedDuo studio, brand di interior design che ha avuto un sostenitore d’eccezione e un primo committente stellato, Renzo Rosso, che ha commissionato alla coppia la Diesel farm e il restyling del Pelican hotel a Miami.

La sede di Otb group a Breganze, in Veneto (courtesy Otb group)
La sede di Otb group a Breganze, in Veneto (courtesy Otb group)

Moda e modi anche per Stefano Rosso, di due anni minore rispetto ad Andrea, che dopo gli studi superiori decise di lasciare l’Italia per proseguire la sua formazione presso il Fashion institute of technology di New York, dove conseguì il Bachelor of arts in international trade and marketing. Fu proprio nella Grande mela che Stefano iniziò la sua esperienza lavorativa al di fuori dell’azienda di famiglia collaborando con brand come Zoo York, un marchio del gruppo americano Ecko unlimited focalizzato sul mercato degli skateboard. Il ritorno in Italia coincise con l’ingresso in Diesel come brand manager della 5-pocket, per poi ricoprire il ruolo di strategic brand alliances director, gestendo collaborazioni con marchi come Adidas originals e Ducati. Nel 2011 divenne poi director of corporate development di Otb e nel 2013 co-ceo, incarico che ricoprì fino al 2017, quando assunse la carica di ceo di Diesel North America, ruolo che lasciò al termine del mandato nel 2020. E tutto non senza grandi sacrifici e un continuo aggiustamento di tiro, perché Stefano aveva ben chiaro in mente come appartenere alla seconda generazione alla guida di una grande azienda non fosse un passaggio semplice, bensì significasse riconoscere la distanza necessaria dal fondatore e, al contempo, individuare quella traiettoria da seguire in modo autonomo ma fedele ai valori identitari. Senza mai prescindere da una preparazione solida, capace di colmare quella spinta istintiva e visionaria che aveva reso possibile la nascita stessa dell’impresa. E, coerentemente con i suoi valori, a partire da quel coraggio necessario per avere una prospettiva differente sulle cose, dall’eccellenza, la base per migliorarsi continuamente, dal rispetto del coefficiente umano e dall’evoluzione decisiva per il futuro.

Lo store Diesel di Hannam a Seoul (courtesy Otb group)
Lo store Diesel di Hannam a Seoul (courtesy Otb group)

Oggi Stefano Rosso è ceo di Marni, ruolo in cui la sua esperienza internazionale e visione innovativa sono fondamentali rispetto al grado di iconicità del marchio, e presidente di Maison Margiela. Fa poi parte del cda di Otb e di Aura blockchain consortium, in cui rappresenta il gruppo come membro dello steering committee, assieme a Lvmh, Prada e Cartier. È poi co-fondatore e ceo di D-cave, piattaforma di lifestyle dedicata al community gaming, e presidente del club calcistico L.R. Vicenza, altra storica passione di famiglia. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 19/06/2026 14:00
Ultimo aggiornamento: 19/06/2026 14:00
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