CultureSaint Laurent guida il Lyst index, ma il 2025 si chiude nel segno del borecore
Il quarto trimestre conferma un podio immobile e un mercato sempre più prudente. Tra conservatorismo estetico, attesa per il rimpasto creativo e ascesa dei brand accessibili. Massimo Dutti debutta in classifica mentre l’accessibile batte il lusso. Nike torna nella chart dopo due anni
Non c’è mai stata così tanta moda e, allo stesso tempo, così poca urgenza di novità. È questa la contraddizione che emerge dall’ultimo trimestre Lyst index 2025. Che restituisce l’immagine di un sistema riassunto dal report con il termine borecore. Il concetto descrive un’estetica fatta di classici moderni, rassicuranti e immediatamente indossabili, in cui la funzionalità prevale sull’hype stagionale e la durata nel tempo diventa il principale criterio di scelta.
Un atteggiamento pragmatico che riflette un più ampio «wait and see» dei consumatori, in attesa che il grande rimpasto dei direttori creativi produca visioni riconoscibili e coerenti.
In questo scenario di conservatorismo fashion, anche il podio resta invariato rispetto allo scorso trimestre. Saint Laurent si conferma il brand più desiderato, sostenuto da una domanda in lieve crescita (+4%) e dalla solidità della direzione creativa di Anthony Vaccarello. Mentre le slingback Vendôme entrano tra i prodotti più ricercati del trimestre, segnando un aumento delle ricerche del 33% nel solo mese di dicembre.

Al secondo posto si mantiene saldo Miu Miu, che continua a capitalizzare su un linguaggio culturale fortissimo, una strategia di celebrity endorsement mirata e una capacità unica di trasformare accessori e silhouette in oggetti di culto. Terza posizione per Cos, che incarna perfettamente lo spirito del momento, il brand high-street del gruppo H&M registra un +60% di domanda trimestre su trimestre, confermandosi uno dei principali vincitori del 2025.
La razionalità, oggi, batte l’istinto. E lo dimostra anche la scalata di Ralph Lauren, che guadagna cinque posizioni e si piazza al quarto posto grazie a un aumento della domanda del 24%, dovuto anche alla sua presenza durante la Milano fashion week uomo e il contributo per le Olimpiadi. Il prodotto più desiderato del trimestre è infatti il maglione cable-knit quarter-zip, sulla scia dell’estetica Old money.
Chiude la top five dei brand Prada, che grazie alla direzione creativa di Miuccia Prada e Raf Simons, riesce ad esplorare nuovi territori senza inseguire le dinamiche di mercato. Comeback per Nike dopo due anni. E rapida ascesa per Gucci e Burberry, che risalgono di cinque posizioni, presidiando la top ten, che chiude con Moncler.

Ma è nella classifica dei prodotti che il borecore trova la sua piena espressione. Accanto al quarter-zip di Polo Ralph Lauren, spiccano la giacca Barbour, la camiceria Charvet (+128% di domanda nel trimestre) e il toque di Arc’teryx, che registra un impressionante +1058% nelle ricerche, diventando il beanie più desiderato del momento. Charvet, in particolare, vive una nuova stagione di attenzione grazie alla sua presenza nella collezione di debutto di Matthieu Blazy per Chanel. Che invece nonostante l’entusiasmo post-esordio, così come quello di Johnatan Anderson da Dior, resta assente dalla classifica. Piuttosto al secondo posto si colloca il puffer jacket di Massimo Dutti, fratello di Zara. Che debutta nella classifica generale e si posiziona al sedicesimo posto, scavallando Balenciaga. Ma il ritorno dell’archivio gioca un ruolo chiave anche negli accessori. Perché la Paddington bag di Chloé, disegnata, nel lontano 2005, da Phoebe Philo e riproposta sotto la direzione creativa di Chemena Kamali, si posiziona tra gli oggetti più ricercati del trimestre. (riproduzione riservata)
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- Ci sono stati altri periodi in cui l'industria della moda ha preferito l'estetica funzionale e duratura all'innovazione?