skin track
Culture

Rocco Iannone: «Nella mia Ferrari moda e cultura convivono»

«Raggiungere la decima collezione segna un punto di maturità del percorso e una nuova fase di consapevolezza», racconta a MFF-Magazine For Fashion il creative director, alla guida della lifestyle unit del brand dal 2020. «In questi anni abbiamo costruito un linguaggio riconoscibile, che dialoga con il Dna nell’automotive senza mai limitarlo»

di Giada Cardo
Leggi dopo
tempo di lettura

Un ritratto di Rocco Iannone (courtesy Ferrari)
Un ritratto di Rocco Iannone (courtesy Ferrari)

Ci sono numeri capaci di assumere significati simbolici. Per Rocco Iannone, che dal 2019 è direttore creativo di Ferrari, la sua decima collezione per il marchio del Cavallino rampante è tra questi. Tra poche ore, il creativo calabrese, che ha dato forma al primo progetto di espansione dell’azienda automotive nel segmento dell’abbigliamento e degli accessori di lusso, svelerà sulle passerelle milanesi la collezione fall-winter 2026/27, che segna questo anniversario tondo. «Non un traguardo», racconta a MFF-Magazine For Fashion, ma «una tappa naturale di un percorso ancora in evoluzione, che continua a interrogarsi sul modo più autentico di interpretare l’identità Ferrari oggi».

Vero è che, da quando Iannone ha accettato di guidare la business unit dedicata al lifestyle sei anni fa, la maison esprime una visione più stratificata, che intreccia heritage, performance e stile con lo stesso livello di eccellenza. In questo approccio aperto alle contaminazioni, luoghi come l’officina, che risuonano con la storia della scuderia modenese, possono fungere da ispirazione per le collezioni, com’è stato per la spring-summer 2026, tanto quanto il desiderio di esplorare nuovi territori. La musica e il mondo della performance live, ad esempio, sono tra gli ambiti che in questi anni Iannone ha più che lambito, stringendo collaborazioni con artisti internazionali come Beyoncé, Elodie, Annalisa o Damiano David.

Temi che si ritrovano nella mostra «Greatest hits», inaugurata il 18 febbraio al Museo Enzo Ferrari di Modena, che indaga il legame tra le vetture Ferrari e i big della musica di tutti i tempi. Un dialogo in cui si riflette l’essenza del progetto di Iannone, che non vuole aggiungere nuovi codici al mito di Ferrari, ma approfondire quelli esistenti per renderli rilevanti oggi.

Questa stagione sarà la sua decima collezione per Ferrari. Che valore ha questo traguardo per lei e come si riflette nella visione della maison?

Raggiungere la decima collezione ha per me un valore profondamente simbolico. Segna un punto di maturità del percorso, ma anche una nuova fase di consapevolezza. In questi anni abbiamo costruito un linguaggio riconoscibile, che dialoga con il Dna Ferrari senza mai limitarlo. Oggi la maison esprime una visione più stratificata, dove moda, lifestyle e cultura condividono lo stesso livello di eccellenza. Personalmente non lo vivo come un traguardo, ma come una tappa naturale di un percorso ancora in evoluzione, che continua a interrogarsi sul modo più autentico di interpretare l’identità Ferrari oggi.

La collezione spring-summer 2026 affonda le radici nell’officina Ferrari come fonte d’ispirazione. In che modo questo luogo, così centrale nell’immaginario del marchio, si traduce in linguaggio creativo, materiali e costruzione dei capi?

L’officina è un luogo reale e simbolico a un tempo, che rappresenta il punto in cui visione e tecnica s’incontrano. Nella spring-summer 2026 questo si traduce in un lavoro molto preciso su materiali, superfici e costruzioni. Abbiamo esplorato tessuti tecnici alleggeriti, lavorazioni sartoriali che richiamano il mondo industriale e dettagli funzionali reinterpretati in chiave sofisticata. È un’estetica che nasce dal gesto, dal fare, dalla manualità evoluta, dove ogni capo è pensato come un progetto, non come un semplice esercizio di stile.

La campagna Ferrari spring-summer 2026 (courtesy Ferrari)
La campagna Ferrari spring-summer 2026 (courtesy Ferrari)

Gestualità, precisione e performance hanno contribuito a plasmare la collezione. Quanto questo immaginario contribuisce a raccontare non soltanto la moda, ma il lifestyle Ferrari a 360 gradi?

Contribuisce in modo fondamentale. Ferrari è performance, ma costruita attraverso rigore, studio e controllo. Questo immaginario ci permette di raccontare un lifestyle che va oltre l’abbigliamento per diventare attitudine. La moda diventa uno degli strumenti attraverso cui esprimere valori come precisione, dinamismo ed eleganza funzionale, che sono trasversali a tutto l’universo Ferrari, dall’automobile all’esperienza quotidiana.

A proposito di universo Ferrari, il 2026 sarà un anno chiave sul piano internazionale, con due aperture a Londra e New York. Che ruolo assumono questi nuovi spazi nella strategia creativa e narrativa del brand?

Londra e New York non sono semplicemente nuovi punti vendita, ma veri e propri spazi narrativi, piattaforme che ci permettono di dialogare con pubblici diversi. Ogni apertura è pensata come un luogo di esperienza, capace di tradurre l’universo Ferrari nel linguaggio della città che lo ospita. Nel caso di Londra, questo significa rendere visibile e contemporaneo un dialogo già esistente, che affonda le radici in una lunga relazione con il mondo della creatività, della performance e dello stile.

Come cambierà il dialogo con il pubblico alla luce di questi nuovi opening e in che maniera la moda Ferrari si adatterà a contesti culturali così distinti?

Più che adattarsi, la moda Ferrari si rafforzerà attraverso il confronto. Londra e New York sono città dalla forte identità culturale e creativa, e questo stimola un dialogo autentico. Il nostro linguaggio resta coerente, ma si arricchisce di nuove sfumature: cambia il modo di raccontarlo, di attivarlo, di metterlo in relazione con le persone. È uno scambio che rende il brand ancora più contemporaneo e internazionale.

Lei ha contribuito a portare Ferrari sui palchi internazionali, avvicinandolo al grande pubblico. Ne è una prova il fatto che artisti come Beyoncé, Annalisa, Elodie e Damiano David abbiano scelto di vestire il brand in tournée. Cosa rappresenta per lei questa connessione tra moda, musica e performance dal vivo?

Per me la connessione tra moda, musica e live performance è una forma di espressione totale. Vestire artisti di questo calibro significa contribuire a creare un racconto che va oltre l’outfit. È un dialogo con il pubblico, un modo per trasmettere emozioni, ed è stimolante vedere come la nostra visione creativa possa trasformarsi in esperienza condivisa.

Il rapporto tra fashion ed energia performativa dialoga con il tema della mostra «Greatest hits». Come si inserisce la moda in questo racconto più ampio?

Il progetto moda dialoga perfettamente con la mostra perché, come le auto Ferrari possedute da icone della musica, anche i nostri capi incarnano identità, stile e personalità. Vestire artisti significa interpretare la loro energia e tradurla in un linguaggio visivo che unisce performance e design. In tal senso, la moda diventa un’estensione naturale della passione per Ferrari: così come le auto raccontano storie uniche di talento e carisma, anche i nostri outfit parlano di emozione, creatività e connessione con il grande pubblico.

Guardando al futuro, quale sarà il prossimo territorio espressivo attraverso cui Ferrari continuerà a evolvere il proprio immaginario?

Penso che il futuro passi sempre più dall’integrazione dei linguaggi. Ferrari continuerà a esplorare territori in cui moda, design, cultura e tecnologia si incontrano, creando esperienze oltre il prodotto. L’obiettivo non è aggiungere nuovi codici, ma approfondire quelli esistenti, rendendoli sempre più rilevanti e contemporanei. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 05/03/2026 11:00
Ultimo aggiornamento: 05/03/2026 11:00
Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news





Homepage MF Fashion

La newsletter per rimanere sempre aggiornato sul mondo della moda e del lusso