CulturePietro e Romeo Ruffini, costruire valore oltre il cognome
Tra visione strategica e sviluppo operativo, la nuova generazione della famiglia Ruffini ridefinisce il perimetro imprenditoriale oltre Moncler, costruendo un ecosistema che unisce finanza, creatività e lusso esperienziale senza tradire l’identità originaria

«I miei figli sono sempre stati i miei amici. Li ho educati da miei pari e non li ho mai trattati da bambini. Non ho mai regalato loro niente sul lavoro. E intendo continuare così». Le parole di Remo Ruffini sono più eloquenti di qualsiasi principio educativo e restituiscono con chiarezza l’idea di una famiglia in cui essere figli d’arte non è mai stato un privilegio acquisito, ma uno stimolo continuo e insieme una dimostrazione di valore che prescinde dal sangue e dai legami dinastici. Del resto, la capacità non si eredita e «non bisogna regalare nulla perché regalare fa male» figura da sempre come quel monito paterno che ha guidato le traiettorie di Pietro e Romeo Ruffini, figli di Remo e Francesca Ruffini, entrambi presenti oggi all’interno del perimetro imprenditoriale di famiglia, seppur su fronti distinti.
Pietro è alla guida di Ou(r) group, piattaforma di investimenti della famiglia attiva nel lusso esperienziale, mentre Romeo è in Stone island come chief business officer, con responsabilità sulle strategie commerciali globali e sullo sviluppo dei mercati. Con un modello, silenzioso ma potente, che ha nella figura del padre il suo centro propulsore che, in qualche maniera, ha plasmato anche il percorso filiale con una sorta di effetto domino. Perché? Semplice, lo stesso Remo Ruffini a suo tempo aveva avuto nel padre Gianfranco un ideale faro che aveva seguito negli States, dopo il liceo, per lavorare con lui nella sua azienda di abbigliamento, sedotto da quelle camicie in seta stampate prima e dall’idea di stile autenticamente Ivy League poi che portò in Italia regalandole un’etichetta autonoma e facendone la base per il suo business prossimo venturo. Che, nel 2003, prese l’aspetto di un piumino che, rispetto ai fasti del passato, risultava un poco appannato e che Remo rilevò trasformando il marchio in questione, Moncler, nel fenomeno di maggior successo del fashion italiano. Il resto è storia, quella che passa dalla quotazione in borsa di Moncler nel 2013 arrivando all’ingresso nel gruppo di Stone island, comprensiva di un corollario di operazioni e azioni trasversali che hanno impreziosito la visione di un imprenditore il cui obiettivo è sempre stato uno solo, quello cioè di creare valore e di dare vita a un nuovo concetto di lusso. Che non perdesse mai di vista l’eccellenza del prodotto e che rappresentasse un’idea di lifestyle completa e contemporanea, che mescolasse, poi, culture e menti per ottenere quell’esplosione di energia e di creatività che rappresenta il vero segreto dell’azienda.
Dove la tecnica si fa lusso, la performance incontra il design e il capo diventa status symbol. E icona. Che oggi prosegue con Pietro e Romeo, che, a differenza del padre, hanno intrapreso studi economici e oltre ad aver lavorato in prestigiosi istituti finanziari, hanno fondato insieme al padre Archive s.r.l., società indipendente controllata al 100% da Ou(r) group, nata per supportare leader visionari e progetti oltre il fashion. Del resto, pur non avendo approntato l’ingresso in azienda della progenie alla stregua di un automatismo, Remo Ruffini ha fatto in modo che il percorso fosse supportato a monte e costellato di esperienze in grado di arricchire e soprattutto di portare valore ulteriore a ciò che era già presente. E sempre mantenendo quel rapporto solido e sincero, quasi più amicale che paternalistico, coltivato da un confronto continuo e trasparente dispiegato su ogni ambito. E come poteva essere altrimenti per un padre che condivideva con i figli ancora piccoli week end a giocare con i muletti nei magazzini della sua azienda?
Lo sa bene il primogenito di Remo Ruffini, Pietro, nato a Como nel 1989, che rappresenta da sempre l’anima più strategica e sistemica della nuova generazione della famiglia. Il suo percorso prese forma molto presto, lontano dall’Italia, quasi ricalcando le orme paterne, quando decise a soli sedici anni di uscire dalla propria comfort zone per proseguire gli studi a Londra, dove frequentò il Collingham independent college e conseguì successivamente una laurea in international business with entrepreneurship presso la European business school. Questo imprinting internazionale segnò profondamente il suo approccio e la sua maturità, «Studiare fuori è stata l’esperienza che mi ha fatto crescere di più», alimentando la sua necessità in essere di confrontarsi con contesti competitivi e stimolanti, lontani dalla protezione dell’ambiente domestico. Una scelta coerente con quella visione chiara che già si stava formando e che era frutto dell’educazione paterna, mirata cioè a costruire un percorso autonomo prima di rientrare nel perimetro dell’azienda. E Pietro Ruffini lo fece in maniera quasi naturale quando, dal 2014 e fino al 2017, lavorò in Bain & company, dove si specializzò nel settore fashion & luxury, consolidando competenze analitiche e strategiche che si riveleranno fondamentali poi. Proprio in questi anni maturò progressivamente l’idea di un progetto capace di superare il modello tradizionale di impresa familiare, per dare vita a una piattaforma più ampia, costruita come una comunità di realtà indipendenti ma in dialogo tra di loro. Questa fu la base da cui nacque Archive s.r.l., società indipendente costituita nel 2018 con l’obiettivo di acquisire partecipazioni di minoranza in aziende attive nei settori del ready-to-wear, food & beverage e hospitality, accompagnandole nel loro percorso di crescita. Un progetto con cui Pietro Ruffini, che ne era co-fondatore e amministratore delegato, rifletteva la sua precisa filosofia, supportare cioè imprenditori e creativi mantenendo intatta la loro identità, offrendo al contempo competenze, struttura e visione strategica tipiche di un cappello più ampio e strutturato. La discriminante per farne parte, del resto, era essere in possesso di quella leadership visionaria immersa in una struttura da basket company che andava oltre i gruppi tradizionali per presentarsi in maniera più organica e del tutto simile a un ecosistema. E il tempo gli ha dato ragione facendo di Archive il cuore di una rete articolata di investimenti che include realtà come The attico (49% fondato da Gilda Ambrosio e Giorgia Tordini considerato oggi una delle label più cool), Langosteria (40% a cui fanno capo quattro ristoranti iconici), Concettina ai tre santi (una delle pizzerie più famose di Napoli) e Pas normal studios (brand danese di abbigliamento tecnico da ciclismo). L’interesse, nemmeno troppo sottile, è quello di creare modelli capaci di superare i confini tradizionali con un approccio che si ritrova nella piattaforma Ou(r) group, di cui è co-amministratore delegato, la holding attraverso la quale famiglia Ruffini gestisce gli investimenti al di fuori di Moncler. Un sistema che, negli ultimi anni, ha rafforzato il proprio posizionamento nel segmento del lusso esperienziale, con operazioni mirate alla costruzione di un ecosistema coerente di eccellenze italiane, come dimostrano le ultime operazioni in ordine di tempo. Nel 2025 Ou(r) group è entrato infatti nel capitale de La bottega, realtà specializzata nei servizi per l’hospitality di alta gamma, mentre nel 2026 ha acquisito una partecipazione del 40% nel gruppo Da Vittorio, inclusa Vicook, lasciando il controllo alla famiglia Cerea. Accanto alla dimensione professionale, coltivata con passione, emerge anche una forte componente personale, appassionato di sport e tifoso dell’Inter, Pietro condivide con il fratello Romeo un dialogo costante fatto di curiosità, intuizioni e scambio di visioni, all’interno di una famiglia in cui il confronto rappresenta una leva di crescita continua.

Nato a Como nel 1992, Romeo Ruffini incarna una traiettoria complementare rispetto a quella del fratello primogenito, più direttamente connessa alla dimensione operativa e allo sviluppo del prodotto e dei mercati. Dopo gli studi alla Southbank international school di Londra, il suo percorso è proseguito con la laurea in economia presso l’università cattolica di Milano, dove ha dato avvio al suo ingresso nel mondo della finanza. Dal 2014 al 2021 lavorò infatti presso il fondo di private equity Equinox, in cui ricoprì il ruolo di director, sviluppando competenze preziose nella valutazione degli investimenti e nella gestione strategica del capitale. Un’esperienza fondamentale, anche nel quadro di un percorso familiare in cui, come ricordato dallo stesso Remo Ruffini, è necessario costruire credibilità attraverso risultati concreti. E fu il padre stesso a coinvolgerlo, dopo tre anni, nel business familiare e, in particolare, in Stone island in cui Romeo figura oggi come chief business officer, con responsabilità che spaziano dal merchandising allo sviluppo globale dei canali direct-to-consumer e wholesale, fino al coordinamento delle regioni nei mercati già consolidati e in espansione. Il suo contributo si inserisce però in una fase di evoluzione del brand che va oltre la dimensione del prodotto per abbracciare una visione culturale più ampia, quella stessa che ha permesso, negli ultimi anni, a stone island di rafforzare il proprio posizionamento come piattaforma multidisciplinare, intrecciando ricerca, retail e linguaggi contemporanei. Il tutto attraverso una serie di progetti seguiti in prima persona, che raccontano con chiarezza questa traiettoria. Nel 2025 il brand ha inaugurato il nuovo flagship di New York, celebrando i dieci anni a SoHo con uno spazio pensato come ambiente ibrido tra vendita ed esperienza, in una visione che, all’inizio del 2026, si è consolidata ulteriormente con l’apertura del flagship di Napoli, accompagnata dal docu-film ‘A Sorprés, diretto da Glenn Kitson, un omaggio al legame profondo tra il brand e la città. Risale sempre a quest’anno la collaborazione tra Stone island e l’artista britannico Dave per il tour The boy who played the harp, in cui il marchio ha sviluppato un guardaroba scenico custom-made e una capsule collection in edizione limitata, affiancata da un progetto espositivo presso dover street market e da un documentario dedicato. Parallelamente, Romeo Ruffini mantiene un ruolo attivo anche all’interno di Archive, di cui è co-fondatore e consigliere, contribuendo all’individuazione e alla valutazione di nuove opportunità di investimento. Al di fuori del lavoro, è un grande appassionato di sport, dal padel al training funzionale, e condivide con il fratello una forte attitudine al viaggio, tra mare e montagna, luoghi che rappresentano per entrambi spazi di libertà e osservazione. (riproduzione riservata)
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