CultureMet gala 2026, Fashion is art sarà il dress code della serata
Il Metropolitan museum di New York svela il tema del prossimo red carpet, che esplorerà l’indivisibilità tra corpo e abiti. Assieme ad Anna Wintour saranno co-chair Beyoncé, Venus Williams e Nicole Kidman
Il conto alla rovescia per il Met gala 2026 è ufficialmente iniziato. Il dress code è stato svelato, sarà «Fashion is art». Un’indicazione, come da tradizione, volutamente aperta all’interpretazione ma connessa alla mostra del Costume institute che farà da cornice all’evento, quest’anno dal titolo «Costume art». Il primo lunedì di maggio, Beyoncé, Nicole Kidman e Venus Williams accompagneranno Anna Wintour, in veste di co-chair. Mentre Anthony Vaccarello e Zoë Kravitz presiederanno il comitato organizzativo del red carpet.
L’evento aprirà i battenti della mostra al Metropolitan museum of art di New York, che riunirà 400 oggetti tra abiti, accessori, dipinti e sculture, attraversando circa 5 mila anni di storia per indagare la relazione tra arte, corpo e moda. Il progetto curatoriale, firmato da Andrew Bolton e presentato a novembre assieme al direttore e ceo del Met, Max Hollein, metterà in dialogo 200 opere d’arte con altrettanti capi e accessori, colmando la distanza, talvolta solo presunta, tra moda e arti visive.
Non sono mancate alcune anticipazioni. Come l’abito premaman di Georgina Godley accanto alla fotografia «Eleanor» di Harry Callahan, che ritrae il ventre della moglie incinta. Un ensemble di Walter Van Beirendonck, una tuta aderente che riproduce un torso maschile idealizzato, affiancato a un’incisione cinquecentesca di Adamo ed Eva. Un etereo abito in pizzo Givenchy posto in dialogo con un taccuino giapponese del 1881 popolato di schizzi di scheletri.
«Ciò che connette ogni dipartimento curatoriale e ogni galleria del museo è la moda, ovvero il corpo vestito», ha osservato Bolton durante l’annuncio del dress code. Non a caso «Costume art» inaugurerà le nuove Condé M. Nast galleries, uno spazio di quasi 1.115 metri quadrati adiacente alla Great hall, reso possibile da una sponsorship di 50 milioni di dollari (pari a circa 42,4 milioni di euro al cambio di oggi), sostenuta dal gruppo editoriale Condé Nast, a cui si aggiungono in veste di finanziatori anche i coniugi Sánchez-Bezos e Saint Laurent.
Quanto al red carpet, il tema sembra un invito esplicito alla sperimentazione estrema. Il richiamo alla centralità del corpo lascia infatti presagire un proliferare di nude look concettuali, abiti anatomici che evocano organi interni o drappeggi che imitano le statue marmoree quasi prive di vesti delle statue greche. E maison che da tempo esplorano la fisicità come territorio creativo, da Schiaparelli a Jean-Paul Gaultier, saranno probabilmente chiamate a dominare la scena. (riproduzione riservata)
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