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Culture

Marta Ortega Pérez, rivoluzione con stile

Dal 2022 guida Inditex, colosso da 40 miliardi di fatturato fondato dal padre Amancio Ortega nel 1976. Sta realizzando un cambiamento che tocca prodotto e collaborazioni, da John Galliano a Kate Moss e Steven Meisel. Ama l’arte e la fotografia che celebra nella sua Mop Foundation a La Coruña in Galizia

di Ursula Beretta
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Marta Ortega Pérez (courtesy Mop Foundation)
Marta Ortega Pérez (courtesy Mop Foundation)

«Ciò che mi dà molta tranquillità è che siamo riusciti ad arrivare alla seconda generazione quasi senza che nessuno se ne accorgesse. Il problema della successione è stato risolto perché tutto è stato delegato». Le parole di Amancio Ortega, il fondatore del gruppo spagnolo Inditex, sono un chiaro riferimento alla figlia Marta Ortega Pérez che, dal 2022, guida la multinazionale che nel proprio portafoglio include, oltre a Zara, marchi quali Bershka, Massimo Dutti, Pull&Bear, Oysho e Zara Home. È evidente che definirla Lady Zara sia riduttivo, così come ricondurre la sua nomina a mere ragioni dinastiche che, sebbene presenti, non sono state le sole ad accompagnarne l’ascesa tra le donne più potenti del sistema moda. Perché se in Inditex la famiglia è fondamentale e Marta stessa è cresciuta in un sistema «fashioncentrico» in cui la maggior parte dei parenti, acquisiti o meno, aveva a che fare con la moda, lei stessa nel tempo ha dimostrato di meritarsi la posizione che occupa e, soprattutto, ha apportato il suo fondamentale contributo nell’elevare il posizionamento della main label e spingere sul suo hype, dal forte respiro transgenerazionale. Il suo obiettivo? L’eccellenza. «Abbiamo più di 250 stilisti in Zara, lo stesso vale per i modellisti. Costruire qualità, in ogni aspetto dell’azienda, è il mio obiettivo». Ragionare come una maison, dunque, e come tale ampliare il raggio di azione per farne una realtà a tutto tondo, con il giusto corollario di collaborazioni, ramificazioni e, non da ultimo, uno sviluppo coerente dello stile. Del resto, per rivoluzionare in questa direzione il marchio internazionale che ha reso lo shopping di capi di tendenza facile ed economicamente conveniente non è impresa da tutti e Marta Ortega ha dimostrato di avere carattere per poterlo fare.

Nata a Vigo, in Spagna, nel 1984, dal secondo matrimonio del padre con Flora Pérez, Marta è cresciuta sotto l’occhio vigile della nonna materna, una donna intraprendente che aveva mantenuto i suoi otto figli lavorando come sarta e addetta alle pulizie per non fare loro mancare nulla. L’imprinting, dunque, fu di quelli che non si dimenticano ma, fin da piccola, le risultava più sfumata la reale portata dell’attività familiare di cui non aveva piena comprensione. Sapeva che tutti lavoravano nella moda, che viaggiavano molto ma quando i compagni di scuola le facevano notare le etichette Zara che firmavano i suoi vestiti, lei si limitava a dire che glieli acquistava la madre e finiva lì. Dopo gli studi a La Coruña, Marta proseguì la sua formazione liceale in Svizzera per poi volare in Inghilterra dove studiò alla European business school, laureandosi nel 2007 con una specializzazione in imprenditoria internazionale. La sua passione, però, era l’equitazione e, da abile cavallerizza qual era, aveva sempre gareggiato nelle competizioni a ostacoli in tutta Europa, disciplina che lasciò da parte quando il richiamo dell’azienda di famiglia si fece troppo forte. Se n’era accorta lei stessa quando, ancora adolescente, aveva assistito a uno shooting con Kate Moss realizzando, anzitempo, che ci sarebbe stato un momento in cui avrebbe abbandonato la carriera equestre per fare un altro grande salto, questa volta nella moda. Così, appena dopo la laurea, cominciò la sua gavetta in uno degli store Zara di Londra, a Chelsea, per poi spostarsi in maniera randomica, ma utilissima a posteriori, facendo la spola tra reparti e settori differenti e studiarne così ogni dettaglio. Al termine di questo suo errabondo tirocinio approdò alla sede centrale di Arteixo e si focalizzò sul prodotto e sul design. E, soprattutto, cominciò a lavorare al fianco del padre, per lei fonte di ispirazione e motivo di orgoglio, deus ex machina di un’impresa di successo, la cui dote principale era senza dubbio quella di essere «il migliore a ottenere il meglio da tutti». Un eroe formato famiglia e un esempio perenne al quale Marta Ortega ha sempre guardato arrivando ad affermare che avrebbe «dedicato la sua vita a dare seguito all’eredità dei suoi genitori, guardando al futuro ma imparando dal passato». E così ha fatto sfidando chi, al momento della sua nomina a presidente di Inditex a soli trentasette anni, aveva sollevato parecchie perplessità.

Da sinistra, Tom Penn, direttore esecutivo di The Irving Penn Foundation e Marta Ortega Pérez (courtesy Mop Foundation)
Da sinistra, Tom Penn, direttore esecutivo di The Irving Penn Foundation e Marta Ortega Pérez (courtesy Mop Foundation)

Ma, al netto delle diffidenze del mercato (che ci sono state) e dei detrattori, la tempra da cavallerizza della giovane ha avuto la meglio nell’impostare il deciso rinnovamento di Zara, piano reputazionale compreso. Che è nato dall’open space nel quale, esattamente come il padre, guida il suo team, focalizzandosi soprattutto sul prodotto e sulla sua relativa immagine, aiutata dall’esperienza acquisita accanto alla responsabile delle collezioni, Beatriz Paladin, che ha portato a progressivi cambiamenti e a una fortunata transizione del marchio grazie al collegamento con figure di spicco del mondo della moda e a un coefficiente creativo delle collezioni man mano più ricercato. In questo senso si inseriscono non solo le collaborazioni che Marta Ortega ha avviato con personaggi del calibro dell’attrice Charlotte Gainsbourg e della modella Kaia Gerber, figlia della top Cindy Crawford, che hanno accresciuto il fattore di desiderabilità delle creazioni, ma anche quelle più legate all’immagine tout court delle collezioni, come il fecondo rapporto con il fotografo di culto Steven Meisel. Complice nell’aver reso l’estetica di Zara più patinata e fashion, il fotografo ha inaugurato altre partnership con creativi di spicco come l’art director Fabien Baron, lo stilista Karl Templer e il regista Luca Guadagnino per realizzare campagne adv impeccabili. L’immagine del marchio ne ha risentito più che positivamente e l’hype di conseguenza come dimostra, se fosse necessario, l’ultima collaborazione stellare siglata da Zara con John Galliano chiamato a reinterpretarne gli archivi attraverso una serie di collezioni stagionali rilette in chiave haute couture e autoriale, pronta al suo debutto il prossimo mese di settembre.

Inoltre, Marta Ortega, da sempre appassionata di fotografia, come dimostra il coinvolgimento di altri celebri artisti come David Sims, Craig McDean e Zoe Ghertner, ha inaugurato a La Coruña la Mop-Marta Ortega Pérez foundation, un centro culturale dedicato alla fotografia della moda che, negli anni, ha imposto la sua leadership nel settore ospitando lavori di artisti quali Peter Lindbergh, Annie Leibovitz, Helmut Newton, Irving Penn, David Bailey, oltre al già citato Steven Meisel. E non finisce qui, perché l’impegno di Marta Ortega è sempre stato indirizzato a consolidare il lavoro di Zara sulla sostenibilità, sempre più integrato in ogni singolo processo aziendale, condividendo le migliori pratiche possibili con l’intero settore e in ogni suo aspetto, per allontanare lo spettro di quell’etichetta fast fashion che rappresenta quanto di più lontano della sensibilità etica di un’azienda che produce prevalentemente in risposta alla domanda reale del mercato.

C’è però un dettaglio che la differenzia dal padre, noto per essere un campione di riservatezza, dal momento che Marta non ha mai fatto della sua vita privata un fortino inespugnabile. Dopo un primo matrimonio, con abito di Narciso Rodriguez, con il campione di salto a ostacoli spagnolo Sergio Alvarez Moya nel 2012, coronato dalla nascita di un bambino, Marta ha sposato nel 2018 Carlos Torretta, addetto alle pubbliche relazioni dell’azienda. Una cerimonia di nozze sontuosa, in Valentino by Pierpaolo Piccioli e con la colonna sonora di Chris Martin, amico della sposa, da cui è nata la piccola Matilda. Una storia sentimentale importante che racconta di una donna capace di tenere insieme dimensione personale e responsabilità pubblica con naturalezza. Ed è forse proprio in questo suo equilibrio, mai ostentato, che si riflette la cifra più autentica di Marta Ortega, quella cioè di una leadership costruita senza strappi, ma con una direzione chiara e profondamente contemporanea. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 22/05/2026 13:00
Ultimo aggiornamento: 22/05/2026 13:00
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