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Culture

Lettera di Demna: «Come sarà il mio Gucci, tra heritage e moda»

Con una mossa a sorpresa, il nuovo direttore del marchio di Kering pubblica un testo sul suo account Instagram e su quello della doppia G, anticipando la visione creativa che sarà svelata domani in passerella. «Questo primo show introduce un universo di persone, archetipi, consumatori e codici dell’abbigliamento che plasmeranno il mio linguaggio progettuale da qui in avanti», sottolinea

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La lettera di Demna su Gucci (foto Instagram @gucci @demna)
La lettera di Demna su Gucci (foto Instagram @gucci @demna)

Una lettera pubblicata su Instagram. È così che Demna anticipa quella che sarà la sua visione di Gucci, che sarà svelata domani in passerella. Una mossa inaspettata, come piace fare al creativo, che arriva subito dopo la pulizia e la revisione del feed della doppia G nei giorni scorsi. «Domani si celebrerà la nascita della mia visione di Gucci», esordisce Demna. «Una maison che ha vissuto molte vite. Un marchio che ha definito e ridefinito i canoni del lusso».

Heritage e innovazione sembrano essere le due parole che guidano il nuovo corso. «Gucci è stata costruita grazie all’eccellenza dell’artigianato italiano e del prodotto ma anche grazie alla sua qualità intrinseca di osare, di innovare, di spingere i confini, di creare le sue regole e, cosa più importante, grazie alla sua rappresentazione della cultura italiana e del suo mindset. Gucci non è una maison, non ha radici nella couture. Non è basata sul mito. Gucci è dramma, passione, eccesso, contraddizione, amore e odio, trionfo e crollo, orgoglio e vulnerabilità, perseveranza, caos, genio». Proseguendo: «Vedo Gucci come una persona. Qualcuno con un selvaggio e indimenticabile passato». 

E poi si apre il racconto su come il designer si è avvicinato al marchio di Kering. «Lo scorso anno mi sono immerso nel tentativo di comprendere la gucciness di Gucci. Ho condiviso frammenti di questa ricerca attraverso le collezioni La Famiglia e Generation Gucci. Sono andato negli archivi di Firenze, ho visitato le fabbriche Gucci e ho assistito alla potenza industriale di questo marchio. Sono andato agli Uffizi per vedere la Primavera di Botticelli, il dipinto che ha ispirato Gucci Flora», prosegue. «Durante il percorso ho incontrato un’altra opera di Botticelli, La Nascita di Venere. La conoscevo dai libri, ma non l’avevo mai vista dal vivo. Davanti a essa mi sono sentito sopraffatto. La sua bellezza era incondizionata, assoluta. Mi ha fatto capire quanto profondamente il Rinascimento italiano abbia plasmato tutto ciò che comprendo dell’arte, della proporzione, del desiderio e della bellezza.  Quando ho lasciato il museo e sono entrato in Piazza della Signoria, la prima cosa che ho visto è stato Palazzo Gucci. In quell’istante ho compreso il posto che Gucci occupa all’interno della cultura italiana. Mi è diventato chiaro quale sia davvero la mia missione qui. Al di sopra del prodotto, Gucci è cultura: è un modo di pensare e un modo di essere. Gucci deve diventare una sensazione. Gucci deve diventare un aggettivo».

Senza entrare nei dettagli tecnici, il creativo sottolinea che intende: «rendere Gucci più leggero, più morbido, più raffinato, più elaborato, più emotivo, persino a volte privo di senso. Non voglio che sia intellettuale: voglio che Gucci sia una sensazione. La mia visione di Gucci riguarda la coesistenza di heritage e moda. Qui non sono opposti, sono amanti. Gucci esiste solo quando entrambi sono in sintonia, quando si nutrono a vicenda. Gucci è binario ed è unico proprio per questo. Questo primo show di Gucci introduce un universo di persone, archetipi, consumatori e codici dell’abbigliamento che plasmeranno il mio linguaggio progettuale da qui in avanti. È un inizio, ma è intenzionale e pienamente compiuto. È una fondazione da cui prende avvio la mia storia di Gucci». (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 26/02/2026 16:00
Ultimo aggiornamento: 26/02/2026 16:00
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