CultureLa moda esalta l’arte alla Biennale di Venezia
Con Bulgari, che diventa partner esclusivo dell’exhibition fino al 2030, la fashion industry segna un cambio di passo nel rapporto con la cultura. Dalle fondazioni di Prada a quelle della famiglia Pinault, proprietaria di Kering e Christie’s, fino a Vuitton, Dior e Richemont con Vhernier, Zegna e Otb, i gruppi del lusso prendono più rilievo per la cultura. Mentre la sola opening week porta un indotto stimato tra i 100 e i 200 milioni

Lusso e moda fanno un passo avanti verso arte e cultura con questa 61ª Biennale di Venezia. E se in passato i grandi brand si limitavano a presidiare il calendario con eventi collaterali, oggi il loro ruolo appare radicalmente trasformato. Bulgari inaugura il ruolo di partner esclusivo della manifestazione per le prossime tre edizioni fino al 2030, e alla kermesse 2026 svela il progetto di Lotus L. Kang al Padiglione Bulgari nello Spazio esedra dei Giardini. Il ceo Jean-Christophe Babin lo definisce: «un incontro tra visione e sensibilità. Venezia è il crocevia simbolico di culture diverse e la Biennale la sua voce più audace e poetica. Per noi è un onore e una responsabilità esserci».
Ma il vero cuore simbolico del debutto veneziano della masion di Lvmh è la prima mostra di Fondazione Bulgari (guidata con visione da Matteo Morbidi) alla Biblioteca nazionale Marciana, uno dei luoghi più emblematici della conservazione del sapere europeo. Qui il dialogo tra contemporaneo e patrimonio storico assume una dimensione particolarmente significativa. Negli spazi del Vestibolo, Monia Ben Hamouda presenta Fragments of fire worship, mentre nel monumentale Salone Sansovino Lara Favaretto realizza il capitolo conclusivo del progetto Momentary monument – The library. Nata nel 2024 la Fondazione incarna la volontà di restituire valore alla società attraverso arte, educazione e cura del patrimonio.

Ma se l’impegno del gioielliere segna un nuovo step, diverse maison si muovono sempre più come istituzioni culturali, intrecciando identità produttiva, ricerca curatoriale e progettualità di lungo periodo all’interno dei luoghi simbolo della Laguna. Una presenza sempre più strutturata, già evidente anche durante la Design week appena conclusa a Milano. Il panorama degli interventi è ampio e attraversa i nodi vitali della città. Bottega Veneta rafforza il dialogo con la Pinault collection sostenendo la personale di Lorna Simpson a Punta della Dogana; Fondazione Prada occupa Ca’ Corner della Regina con una riflessione incisiva sulla cultura visiva americana attraverso Arthur Jafa e Richard Prince.
La maison Vhernier ospita a Palazzo Soranzo Van Axel un progetto incubato per oltre tre anni con l’artista americana Pae White e realizzata nell’atelier italiano del brand di ricerca di Richemont. La collezione nasce come un dialogo tra arte contemporanea e alta gioielleria, svelata in anteprima il 24 febbraio a Beverly hills, nella casa di Eugenio Lopez, noto collezionista di arte contemporanea. Nella dimora quattrocentesca, restaurata da Daniele Vicentini, il ceo Gianluca Brozzetti e la creative director Isabella Traglio hanno festeggiato l’artista con una mostra e un gala per happy few. Sul fronte istituzionale, il Gruppo Zegna diventa main sponsor del Padiglione Italia, legando il proprio «pensiero verde» alla ricerca materica di Chiara Camoni. Mentre Brunswick arts conferma il suo ruolo di think tank della consulenza che oltre ai progetti ricorrenti per maison come Cartier, qui (con l’expertise di Annie Beltz) guida l’Indian pavilion a un successo oltre qualunque attesa.
Accanto ai grandi nomi emergono nuove realtà, come la Fondazione Dries Van Noten, che debutta a Palazzo Pisani Moretta con un progetto interdisciplinare dedicato al dialogo tra artigianato, moda, arte e sperimentazione. Nella ricorrenza del 20° anniversario degli Espaces Louis Vuitton e del 10° anniversario del suo Hors-les-murs, la Fondation Louis Vuitton presenta Doku the illusion, una mostra dedicata interamente all’artista cinese Lu Yang. L’esposizione è parte integrante del programma, che si svolge negli Espaces Louis Vuitton di Tokyo, Monaco, Venezia, Pechino, Seoul e Osaka. Lu Yang si è affermato sulla scena artistica internazionale attraverso la creazione di mondi virtuali presentati come installazioni video immersive. L’opening è stato salutato da un pranzo esclusivo sulla loggia di Palazzo Ducale con menu di Alaimo.

Da seguire, il brand di occhiali Etnia Barcelona che restaura l’ex chiesa dell’Abbazia della misericordia per un progetto in cui l’arte è la vera protagonista: Etnia house of arts. Il cuore del progetto è il programma di residenze internazionali, che invita gli artisti a confrontarsi con un elemento per sua natura anomalo: l’occhiale. Ad aprire le danze due artiste con linguaggi e sensibilità differenti: Conxi Sane e Greta Pllana. Dian Suci, artista indonesiana di base a Yogyakarta, è stata proclamata vincitrice della decima edizione del Max Mara art prize for women, un riconoscimento fondamentale che arriva in un momento cruciale della sua carriera. Gran finale con The Venetian heritage Biennale gala weekend, che si chiude stasera con un grande gala sulla terrazza del Casinò al Lido, tra arredi e decori anni 30 non visibili da decenni per 420 happy few. La soirée in partnership con Dior è il picco dell’attività con cui Toto Bergamo Rossi guida restauri di puro mecenatismo. Come quelli alla Ca’ d’oro, istituzione statale, o Domus Grimani, già visitata da Jude Law e Brad Pitt e dove è passato in questi giorni il numero uno dei musei italiani Massimo Osanna. (riproduzione riservata)
Per la manifestazione stimati 350 milioni di indotto. La sola opening week ha ricadute tra 100 e 200 milioni
La Biennale di Venezia non è più soltanto una mostra d’arte, ma un vero ecosistema economico che si concentra in sei mesi e soprattutto in una settimana, quella dell’opening, quando la città diventa una piattaforma globale per arte, moda e collezionismo. La stima dell’indotto della sola opening week oggi si colloca tra 100 e 200 milioni di euro, su dati della Camera di commercio e della Regione Veneto. In quei 7–10 giorni si concentrano curatori, collezionisti, galleristi, stampa internazionale e soprattutto i grandi brand del lusso che attivano eventi, dinner e takeover in tutta la città.
Le presenze equivalenti ad alto spending si stimano tra 40.000 e 70.000 persone, con Venezia praticamente al completo sul fronte hospitality e con prezzi degli hotel che possono moltiplicarsi tra 2 e 5 volte rispetto alla media stagionale. In questa finestra temporale si sviluppa la parte più dinamica dell’economia «non ufficiale»: eventi brand che vanno da 50.000 euro fino a oltre 1 milione per singola attivazione, fondazioni private, opening di gallerie e cene istituzionali.

Quanto al semestre che parte oggi e terminerà a novembre, le ultime edizioni confermano una crescita stabile dei flussi. Nel 2022 si è registrato il record storico con oltre 800.000 biglietti venduti, mentre nel 2024 i visitatori sono stati circa 699.000 secondo i dati ufficiali della Biennale, il secondo miglior risultato di sempre. Nel 2019 si era attestata intorno ai 593.000 visitatori. Il fatturato diretto da biglietteria, con un prezzo medio attorno ai 25 euro tra interi e ridotti, vale oggi una stima compresa tra 18 e 22 milioni di euro per edizione, a cui si aggiungono sponsor, concessioni e attività collaterali.
Ma il vero valore economico è nell’indotto. La opening week, che include pre-opening e primi giorni ufficiali, rappresenta il picco assoluto del sistema. L’indotto complessivo della Biennale Arte viene quindi stimato tra 250 e 350 milioni di euro, includendo turismo culturale, ospitalità, spesa media dei visitatori, eventi diffusi e attività collaterali. (riproduzione riservata)
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