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Culture

Koji Yanai, l’erede di Uniqlo che produce Wim Wenders

Con il fratello Kazumi siede nel cda di Fast retailing, il gruppo fondato dal loro padre Tadashi Yanai nel 1984. Oggi, con il Displacement film fund, creato assieme a Cate Blanchett, racconta sul grande schermo le migrazioni forzate e ha prodotto il film Perfect days 

di Ursula Beretta
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Koji Yanai (courtesy Fast retailing)
Koji Yanai (courtesy Fast retailing)

Non solo moda. O meglio, non solo moda intesa nella sua accezione puramente estetica bensì considerata come contenitore di esperienze diverse e, soprattutto, come strumento etico privilegiato per un bene comune capace di creare un paradigma in cui lo stile incontra la responsabilità. In ogni sua declinazione. Una posizione che riflette alla perfezione la filosofia di Koji Yanai, ai vertici di uno dei principali gruppi globali dell’abbigliamento, Fast retailing, fondato dal padre e che ha in portfolio il colosso globale Uniqlo, che ha sviluppato nel tempo progetti interdisciplinari capaci di abbracciare contenuti e intenzioni differenti, sempre all’insegna di un approccio etico, aperto e profondamente inclusivo. Che vanno dalla leadership nel consiglio di amministrazione del gruppo di famiglia alla produzione di Perfect days, film pluripremiato firmato da Wim Wenders, passando per la filantropia culturale, oggi sintetizzata nel suo ruolo di socio fondatore del Displacement film fund, lanciato in collaborazione con l’attrice premio Oscar Cate Blanchett, l’Unhcr e lo Hubert Bals fund, che sta contribuendo a ridefinire il modo in cui le storie di sfollamento vengono raccontate sul grande schermo.

Per mantenersi coerente seguendo un’unica visione e, al contempo, riuscire a destreggiarsi tra ambiti diversi non serve solo una forte intelligenza emotiva ma una struttura valoriale chiara e profondamente radicata il che, nel caso di Koji Yanai, mette al centro la filosofia «Made for all» traslata da Uniqlo e agilmente adottata nella visione pratica di progetti che, di fatto, sono al servizio di tutti. Come l’iniziativa The Tokyo toilet, che ha ispirato la pellicola di Wenders, Perfect days, concentrata su un gesto prettamente umano condiviso da tutti, e come il sostegno ai rifugiati che, progressivamente, ha acquisito sempre maggiore importanza fino a diventare il motore di iniziative dal forte coinvolgimento sociale. Il percorso di Koji Yanai, del resto, si inserisce all’interno di una traiettoria, familiare prima ancora che industriale, che il padre ha tracciato con Fast retailing, che ha ridefinito il concetto stesso di moda accessibile partendo da un semplice negozio (1949) trasformato poi in una solida struttura aziendale, base perfetta di una crescita destinata a rivelarsi sistemica.

Il passaggio rivoluzionario si ebbe però nel 1984 con il lancio della catena di abbigliamento casual Uniqlo, che diventò il pilastro di una holding il cui nome attuale ha segnato simbolicamente il passaggio a player globale, comprensivo di quotazione alla borsa di Tokyo, di un portafoglio di marchi progressivamente ampliato, di numeri che raccontano un’espansione mirata a conquistare la leadership del settore. Il tutto è rimasto saldamente nelle mani della famiglia Yanai, che vede alla presidenza il padre Tadashi e i figli Kazumi e Koji in posizioni chiave della governance. Se Kazumi Yanai siede nel consiglio di amministrazione dal 2018 ed è senior vice president del Gruppo, è su Koji Yanai che si concentra il nuovo capitolo di una storia ibrida nella sua essenza ma guidata da valori forti e condivisi.

Un negozio Uniqlo (courtesy Fast retailing)
Un negozio Uniqlo (courtesy Fast retailing)

Entrato in Mitsubishi corporation nell’aprile 2001, Koji Yanai si è mosso inizialmente all’esterno del perimetro familiare, per poi rientrarvi nel 2012 con un incarico mirato in Fast retailing, ovvero guidare il marketing sportivo di Uniqlo. È stato questo l’incipit di quel movimento rapido e strategico che l’ha accompagnato, nel maggio 2013, ad assumere la direzione generale della divisione marketing globale di Uniqlo, contribuendo a rafforzarne il posizionamento internazionale e, pochi mesi dopo, nel settembre dello stesso anno, a diventarne executive officer. Negli anni successivi Koji Yanai ha ampliato il proprio raggio d’azione, guidando per otto anni la comunicazione sulla sostenibilità e le strategie di marketing globale del brand di punta, in una fase in cui l’identità di Uniqlo stava assumendo con sempre maggiore chiarezza anche una dimensione etica e culturale. Nel novembre 2018 è entrato nel consiglio di amministrazione di Fast retailing, e nel giugno 2020 è stato nominato senior executive officer. Oggi, nel suo duplice ruolo di board director e senior executive officer, Koji Yanai incarna una continuità evolutiva: da un lato, la solidità di una dinastia imprenditoriale che ha costruito uno dei più influenti gruppi dell’abbigliamento contemporaneo; dall’altro, una visione manageriale sempre più orientata alla dimensione globale, alla sostenibilità e alla costruzione di un linguaggio di marca capace di attraversare culture e mercati.

In questa tensione tra eredità e trasformazione si gioca un’avventura, la sua, capace di superare brillantemente i confini dei singoli progetti che lo vedono coinvolto per realizzare un unicum gentile e con l’anima. Un’esagerazione? Affatto. L’ha riassunto lui stesso, nel rapporto integrato di Fast retailing del 2023, parlando del suo approccio, che consiste «nel rispondere alle osservazioni e alle richieste sempre più esigenti dei clienti e contribuire a creare un marchio che trasmetta un senso di gentilezza e sicurezza», in cui il centro restino sempre e comunque le persone e dove gli sforzi siano mirati al fare del bene alla comunità. Emblematico, a tal proposito, è The Tokyo toilet, il progetto che ha visto i migliori designer del Giappone impegnati a costruire una serie di toilette pubbliche d’avanguardia nelle principali aree di Tokyo, di cui Koji Yanai è stato fondatore e che ha ricevuto importanti riconoscimenti a livello internazionale per aver saputo integrare design e senso della comunità nello spazio urbano restituendo lo spirito dell’«omotenashi», l’ospitalità giapponese. Un’iniziativa germinata in Yanai durante le Paralimpiadi di Tokyo e nata per alimentare l’entusiasmo verso Giochi olimpici considerati a torto meno eccitanti rispetto a quelli ufficiali, e, soprattutto, per concretizzare l’approccio paterno sinteticamente riassunto nella frase «l’esclusività è bella, ma ciò che conta di più è che sia pensata per tutti». Un’idea che è al centro di tutto ciò che fa Uniqlo e, di conseguenza, è stata tradotta in strutture igieniche pubbliche concepite affinché fossero dignitose e soprattutto accessibili a tutti, ideate dalle menti dei creativi più brillanti. Un progetto che è stato esportato al di fuori del Giappone, arrivando, per esempio, anche alla Design week di Milano nel 2022, alimentandone ulteriormente il coté culturale e coinvolgendo uno dei registi più amati e visionari di sempre, Wim Wenders. Il risultato è stato un film, Perfect days, che ruota intorno a un addetto alle pulizie dei bagni pubblici in Giappone, nato inizialmente con l’obiettivo di rendere omaggio al lavoro di questa categoria di «invisibili» ma che, di fatto, non si è esaurito qui. Grazie al regista e all’attore, Koji Yakusho, il film ha vinto numerosi premi, tra cui la Palma d’oro al Festival di Cannes e una nomination agli Oscar, ed è diventato un gioiello prezioso, capace di celebrare la bellezza della routine e delle piccole cose, offrendo una poetica alternativa alla frenesia contemporanea. «Credo che un’azienda debba esistere per il bene della società. In altre parole, credo che le aziende debbano dare un contributo alla società e alla comunità stessa», e in questo senso si inserisce la collaborazione, dal 2001, con l’alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr) per fornire assistenza a chi è stato costretto ad abbandonare le proprie case per conflitti o disastri ambientali.

Un'immagine della campagna spring-summer 2026 (courtesy Fast retailing)
Un'immagine della campagna spring-summer 2026 (courtesy Fast retailing)

Koji Yanai racconta poi come durante il Global refugee forum del 2023 promosso dall’Unhcr, invitato come rappresentante di Uniqlo, abbia preso parte a una discussione informale con professionisti del settore cinematografico, tra cui Ke Huy Quan, che metteva in luce il limite ricorrente delle narrazioni sugli sfollati che tendevano sempre a ridursi alla sola dimensione della sofferenza. Da qui nasce un’intuizione condivisa: usare il cinema per raccontare storie più personali e sfaccettate, capaci di generare empatia e restituire complessità a vite spesso semplificate dall’etichetta di «rifugiati». L’idea si è sviluppata nei mesi successivi attraverso una rete di collaborazioni internazionali, fino a concretizzarsi nel Displacement film fund, sostenuto anche da figure di rilievo per la comunità cinematografica, come Cate Blanchett, oltre che da partner istituzionali. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 12/06/2026 14:39
Ultimo aggiornamento: 12/06/2026 14:39
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