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Culture

Kevin Yoon, parla coreano la seconda generazione del nuovo corso di Fila

È figlio di Gene Yoon, che nel 2007 ha salvato il brand dal fallimento riportandolo agli antichi fasti, fino ad arrivare all’ipo in borsa a Seoul. Dal 2022 è il ceo di Misto holdings, che controlla il marchio italiano. Un grande gruppo da quasi tre miliardi di fatturato, trasformato in una piattaforma globale di griffe

di Ursula Beretta
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Kevin Yoon (courtesy Misto holdings)
Kevin Yoon (courtesy Misto holdings)

«Sono grato di far parte di questa famiglia e di questa tradizione. È stato un bel viaggio da quando abbiamo acquisito il marchio quasi due decenni fa e abbiamo lavorato molto duramente per arrivare a questo punto. Ora, con una nuova strategia in atto, arriveremo a un altro livello. Non vedo l’ora di ottenere risultati ancora più grandi in futuro». Parole, queste, pronunciate da Kevin Yoon all’indomani della sua nomina come ceo nel 2022 di Misto holdings, già Fila holdings, che sintetizzano alla perfezione l’essenza della sua visione e di quel percorso verso il quale ha orientato la storia del gruppo, più che mai puntata a una dimensione globale e multi-brand. Una trasformazione progressiva passata anche da un cambio identitario significativo, quello cioè che ha portato la società sudcoreana a segnare un passaggio strategico destinato a ridefinirne il perimetro e le ambizioni internazionali. Infatti, il richiamo voluto alla parola italiana «Misto», utilizzata nel rebranding del 2025, che suggerisce armonia, fusione e diversità, è un chiaro riferimento alla natura versatile del gruppo e presuppone un’ulteriore valorizzazione del suo portafoglio ricco di brand internazionali come Titleist, FootJoy, Scotty Cameron oltre, ovviamente, alla stessa Fila. Con un obiettivo, come ha più volte sottolineato Yoon, quello cioè di aprirsi a sempre nuove possibilità di crescita e a innescare una sinergia virtuosa tra le diverse anime del gruppo per un’espansione armoniosa e saldamente fondata.

La visione di Kevin Yoon, del resto, è figlia della sua stessa storia familiare ancorché imprenditoriale, che fa riferimento al padre, Gene Yoon, che nel 2007 aveva salvato Fila dal fallimento riportandolo agli antichi fasti, fino ad arrivare alla quotazione in Borsa a Seoul. Un traguardo insperato se rapportato ai passati chiari di luna, ma di ottimo auspicio per l’accelerazione registrata negli ultimi anni. Quello che Yoon definisce «un bel viaggio» non è però frutto del caso, ma ha interessato un marchio storico del patrimonio italiano, a lungo in equilibrio precario tra successi, crisi e rinascite, fondato a Biella nel 1911 come azienda di maglieria e arrivato al successo globale nel 1973, con il debutto di Fila sport e della linea tennis. La rivoluzione era stata una questione di colore, quello introdotto nelle collezioni del brand destinate alla terra rossa, solitamente caratterizzate dall’egemonia del bianco. E fu proprio il tennis a consacrarne la popolarità, grazie a campioni come Bjorn Borg e Adriano Panatta, e ad accompagnarne lo sbarco dall’altra parte dell’Oceano dove, negli anni 90, Fila si impose come brand casual capace di fondere sport e streetwear. La sua costante attenzione alle calzature, poi, a lungo suoi prodotti di punta, e la collaborazione, per realizzarle, con figure iconiche dello sport, come un certo Grant Hill, completarono la sua totale affermazione sul mercato americano.

Uno scatto della Fondazione Fila museum di Biella (courtesy Misto holdings)
Uno scatto della Fondazione Fila museum di Biella (courtesy Misto holdings)

Sfortuna volle, però, che a questa seguisse un progressivo declino, imputabile all’eccessiva diversificazione merceologica, troppo rapida e troppo poco focalizzata, fino alla fase di crisi che, a cavallo del 2000, fece quasi scomparire Fila dai radar globali. Quasi, appunto, perché nel 2007 la salvezza arrivò dalla Corea del Sud, dove l’imprenditore Gene Yoon, che due anni prima aveva già rilevato la filiale coreana di Fila, ne acquisì tutte le attività globali dando avvio al suo rilancio basato, per lo più, su un riposizionamento strategico e sul dialogo con le nuove generazioni. Con lui il brand smise quindi di rivolgersi ai soli sportivi e si aprì ai Millennial, alla Gen Z e, al contempo, recuperò il proprio heritage estetico reinterpretando il linguaggio visivo degli anni precedenti in chiave contemporanea e rimettendo al centro di tutto il colore. Un marketing oculato e una comunicazione ad hoc fecero il resto con il plus di collaborazioni stellari, Fendi su tutte, ma anche Urban outfitters e Airbnb, e testimonial storici e nuovi ambassador, come la band K-pop dei Bts, Paris Hilton e Bjorn Borg, nel riportare Fila al centro della scena globale. Ed è proprio all’interno di questo percorso che si inserisce la figura di Kevin Yoon, figlio di Gene, nato nel 1975 nella Corea del Sud e oggi chief executive officer e presidente di Misto holdings corp., ruolo che ricopre dal 2022 e che nel febbraio 2026 si è ulteriormente rafforzato con la nomina a presidente del consiglio di amministrazione. Il suo percorso riflette, da sempre, i valori assimilati in famiglia e si traduce in una guida illuminata, puntata a consolidare il posizionamento del gruppo come piattaforma globale di brand, con un focus su diversificazione, resilienza e creazione di valore nel lungo periodo. Un risultato che premia gli oltre vent’anni di esperienza nel gruppo che hanno permesso a Yoon di sviluppare una conoscenza profonda delle sue dinamiche strategiche e finanziarie e di assumerne il controllo aprendo la visione paterna a influssi contemporanei.

Dopo un inizio di carriera come technical software engineer presso Samsung techwin, ha sviluppato e coltivato competenze trasversali ricoprendo ruoli dirigenziali in Fila Usa e Fila Korea, tra cui chief financial officer e responsabile dello sviluppo business. Parallelamente, è membro del consiglio di amministrazione di Acushnet holdings corp., realtà di riferimento nel settore golfistico, sport verso il quale il gruppo è storicamente focalizzato. E la formazione di Kevin Yoon riflette alla perfezione questo suo approccio multidisciplinare e comprende una laurea in computer science and engineering alla University of California, a Davis, un master in computer science al Kaist e un Mba in Finance e computer & information systems alla University of Rochester, nello stato di New York. Non stupisce che, sotto la sua guida, Misto holdings stia portando avanti una strategia fondata su una rigorosa allocazione del capitale, sul rafforzamento della governance e sull’incremento della competitività dei suoi brand, con l’obiettivo di costruire un gruppo solido e sostenibile nel tempo. Ed è tutto pronto per arrivare a un nuovo livello ancora.

Uno scatto della Fondazione Fila museum di Biella (courtesy Misto holdings)
Uno scatto della Fondazione Fila museum di Biella (courtesy Misto holdings)

A completare questa sua visione si inserisce anche l’impegno nella valorizzazione dell’eredità culturale del marchio, incarnato dalla Fondazione Fila museum, nata a Biella nel 2010 per volontà di Gene Yoon. La Fondazione ha l’obiettivo di custodire e raccontare la storia del brand, dalle origini biellesi fino alla sua affermazione internazionale, promuovendo al contempo la cultura d’impresa e il patrimonio industriale legato alla moda e allo sport. Ed è proprio in questo intreccio tra memoria e innovazione, tra heritage italiano e strategia globale, che si colloca oggi il lavoro di Kevin Yoon. Un percorso che guarda avanti, senza perdere il senso di una storia che, come spesso accade nei grandi marchi, è fatta di cadute e rinascite, ma soprattutto della capacità di immaginare, ogni volta, un inizio sempre diverso. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 26/06/2026 14:00
Ultimo aggiornamento: 26/06/2026 14:00
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