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Tra giardini zen e accenti urban, il creativo Nigo presenta nel building che fu di Kenzo Takada

Il direttore artistico Nigo apre le porte dell’ex residenza di Kenzo Takada, nel cuore della Bastille. La casa, 1600 metri quadrati progettati dallo stesso Kenzo insieme all’architetto Xavier de Castella, è un manifesto abitabile. Completata tra il 1989 e il 1993, è stata per vent’anni rifugio privato e laboratorio creativo, teatro di meditazioni silenziose e feste leggendarie, showroom improvvisati e servizi fotografici.
Un’oasi urbana dove Francia e Giappone convivevano senza sforzo: tatami e porte shoji, piscina interna e spazio per la cerimonia del tè, fino al giardino giapponese con bambù, aceri, ciliegi e un laghetto di carpe koi. Ristrutturata nel 2018–2019 da Kengo Kuma, oggi di proprietà di Isabelle e Olivier Chouvet (The independents), la maison diventa il palcoscenico di una collezione che è un vero ritorno alle origini. I look sono uno scambio continuo tra estetica francese e giapponese, cifra fondante della maison. Il workwear caro a Nigo incontra grafiche varsity, camicie cowboy in flanella, dettagli pankou di derivazione cinese e una sartorialità che oscilla tra Italia e kimono.

Il gioco visivo è costante: neo-tailoring bicolore, maglie a scacchiera, righe a due e tre colori. Gli archetipi vengono smontati e ricomposti, come le etichette, le silhouette e i pattern storici Kenzo. Dall’archivio riaffiora la tigre del Kenzo jungle anni Ottanta, mentre la Kite bag del 1986 rinasce in versione shoulder e tote. La lettera K diventa motivo chiave. (riproduzione riservata)
- Qual è l'attuale proprietà e la destinazione d'uso futura della ex residenza di Kenzo Takada?
- In che modo la collezione fall-winter 2026/27 di Kenzo integra elementi di workwear, sartorialità italiana e influenze cinesi?
- Quali sono i principali elementi iconici dell'archivio Kenzo che sono stati reintrodotti nella nuova collezione?