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Culture

Jonathan Anderson firma i costumi per l’Opera di Philadelphia e Justin Vivian Bond

Il direttore creativo di Dior debutta nel teatro lirico con Complications in Sue. Al centro, l’artista già protagonista di diverse campagne del designer. Per un progetto che intreccia moda, identità e sperimentazione musicale

di Benedetta Migliaccio
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Jonathan Anderson e Justin Vivian Bond tornano a collaborare, questa volta sul palco dell’opera lirica, con una produzione che segna un doppio debutto.

Lo sfondo è l’Academy of music di Philadelphia che ha ospitato la prima mondiale della nuova opera commissionata da Opera Philadelphia. Anderson, direttore creativo del marchio Jw Anderson e Dior, firma per la prima volta i costumi di una produzione lirica. Al centro della scena, Justin Vivian Bond, figura cardine del cabaret internazionale e provocatrice culturale, che qui affronta il suo primo ruolo da protagonista in un’opera.

Non si tratta di una collaborazione occasionale, ma dell’evoluzione naturale di un dialogo creativo che dura da anni. Anderson e Bond condividono una visione culturale radicale e stratificata, esplorata attraverso campagne, video e progetti speciali per Jw Anderson, spesso dedicati ai temi dell’identità, del genere e della performance come atto politico. Con Complications in Sue, questa relazione si sposta in una dimensione teatrale più complessa, dove il costume non è ornamento ma dispositivo narrativo.

L’opera nasce da un’idea originale di Bond ed è scritta dal librettista Michael R. Jackson, vincitore del premio Pulitzer e del Tony award per A strange loop, qui al suo debutto nel mondo lirico. La struttura è dichiaratamente non convenzionale.

Un momento di Complications in Sue (courtesy JW Anderson)
Un momento di Complications in Sue (courtesy JW Anderson)

Dieci scene autonome, ciascuna affidata a un compositore diverso, che raccontano altrettanti decenni della vita della protagonista. Dalla nascita alla morte, Sue prende forma attraverso vignette di massimo otto minuti, frammenti di quotidiano e di straordinario che costruiscono un ritratto esistenziale per accumulo e sottrazione.

In questo percorso, i costumi di Anderson accompagnano e segnano le trasformazioni di Bond, diventando una seconda pelle e un codice visivo che attraversa il tempo. Moda e opera si incontrano così sul terreno della metamorfosi, della rappresentazione del sé, della costruzione dell’identità come processo fluido.

Il progetto riunisce alcuni dei nomi più rilevanti della musica contemporanea. Da Missy Mazzoli a Nico Muhly, da Rene Orth a Nathalie Joachim, insieme ad Andy Akiho, Alistair Coleman, Cécile McLorin Salvant, Kamala Sankaram, Dan Schlosberg ed Errollyn Wallen. La regia è affidata a Zack Winokur e Raja Feather Kelly, mentre sul podio debutta Caren Levine come direttrice d’orchestra di Opera Philadelphia. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 11/02/2026 12:30
Ultimo aggiornamento: 11/02/2026 15:24
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