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Culture

Il Rothko che fu di De Sole (Gucci) in scena ad Anversa in una regia visionaria

Lukasz Twarkowski porta al De Singel la storia del manager che scoprì Tom Ford e fu truffato per 8,5 milioni di dollari con un falso dell’espressionista astratto. Dopo una memorabile causa fu risarcito e quella storia diventa una pièce all star. Con il regista polacco in tournée nelle Fiandre il 28 marzo, in attesa di passare al Piccolo di Milano con una nuova produzione

di Tommaso Palazzi
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Un momento di Rohtko (De Singel official website)
Un momento di Rohtko (De Singel official website)

È già sold out Rohtko di Hanka Herbut, diretto da Lukasz Twarkowski. Attesissimo al deSingel di Anversa il 28 marzo, con tanto di lista d’attesa, lo spettacolo arriva in uno dei centri culturali più dinamici del Belgio, luogo simbolico per una riflessione che intreccia arte, mercato e inganno. Il deSingel, sulla Desguinlei, è da anni un crocevia europeo per musica, danza, teatro e architettura, e qui Rohtko trova una cornice perfetta prima di proseguire la tournée internazionale.

Il pubblico milanese lo ha già intercettato al Piccolo Teatro all’interno del Festival internazionale di teatro Presente indicativo | Milano Porta Europa. Ora lo spettacolo si prepara a tornare, con una nuova produzione, al Teatro Strehler il 23 e 24 maggio 2026. Un ritorno molto atteso per quello che viene definito senza mezzi termini un “monumental spectacle inspired by one of the art world’s biggest scandals”.

Il caso De Sole, quando il collezionista diventa protagonista

Centrale nella narrazione è la figura del collezionista Domenico De Sole. Ex ceo di Gucci, l’uomo che ha scoperto e lanciato Tom Ford nel sistema del lusso, nel 2004 acquista per 8,5 milioni di dollari un presunto Rothko dalla leggendaria Knoedler Gallery di New York. Anni dopo emerge la verità: quel dipinto non è di Mark Rothko, ma opera di un insegnante di matematica cinese del Queens, Pei-Shen Qian.

La truffa non è solo economica, ma simbolica. De Sole diventa il volto di una ferita che attraversa l’intero sistema dell’arte contemporanea, fino a una memorabile battaglia legale che porterà al risarcimento. È da qui che Twarkowski e Herbut partono per allargare lo sguardo: non una semplice cronaca giudiziaria, ma una riflessione sul valore, sulla fede cieca nel brand, sulla costruzione del mito.


Rohtko, con l’h di troppo: fake, copy, desiderio

C’è un errore voluto già nel titolo: Rohtko. Un refuso che non è tale. Lukasz Twarkowski, iconoclasta polacco, gioca con l’immaginario delle imitazioni — Adibas, Dolce Banana — e con l’ossessione per l’autenticità in un mondo che vive di copie perfette.

Lo spettacolo è una macchina scenica imponente: quattro ore di teatro “alla Netflix”, come lo definiscono alcuni, con beat pulsanti, proiezioni video, cambi di scena dinamici e linee narrative che si intrecciano. Dopo il successo di QUANTA, Twarkowski torna a scuotere il panorama teatrale internazionale. Come accade davanti a un Rothko vero o presunto, una cosa è certa: una volta visto, non lo si dimentica più. Fake o no.


La luce rossa e la quarta parete che cade

C’è un momento chiave in Rohtko: l’intera platea viene inondata da una luce rossa, intensa, avvolgente. La rappresentazione sfonda la quarta parete e investe direttamente gli spettatori. Il pubblico diventa un immenso quadro di Rothko.

Se si dovesse individuare il centro emotivo di questo spettacolo colossale, stratificato e multimediale, è proprio qui. Twarkowski e Hanka Herbut si interrogano sul senso dell’arte visiva, ne smascherano i meccanismi di mercato più biechi e suggeriscono che il vero valore risiede nelle emozioni che un’opera è capace di generare. È anche una dichiarazione d’amore al teatro, arte effimera per eccellenza, che a differenza di un quadro non può essere conservata, rivenduta, capitalizzata. In ultima analisi, una dichiarazione d’amore alla vita, opera d’arte più vera di qualsiasi rappresentazione.


Eredità e confronti, da Castellucci a John Logan

Lukasz Twarkowski, classe 1983, polacco, è allievo di Krystian Lupa, maestro del teatro europeo nato nel 1943. Da lui eredita gusto, rigore e capacità di gestire una complessità tecnica e concettuale fuori scala, facendo però un balzo generazionale netto.

Rothko, del resto, ha già attraversato il teatro. Romeo Castellucci gli ha dedicato The Four Season Restaurant nel 2013, concentrandosi sul rapporto tra arte e potere e sulla decisione dell’artista di ritirare le tele commissionate per sottrarle a un uso decorativo e commerciale. Ancora prima, nel 2009, John Logan aveva scritto Red, testo tradizionale e didascalico, più biografico che visionario. Rohtko si muove altrove: non spiega, non illustra, ma immerge.


Dal palco allo schermo, la truffa che ha travolto il sistema

La storia raccontata in scena ha avuto anche una potente eco cinematografica. Made You Look: A True Story About Fake Art, documentario del regista canadese Barry Avrich, ricostruisce la frode da 80 milioni di dollari che ha sconvolto il mondo dell’arte.

Al centro, ancora una volta, la Knoedler Gallery e la sua direttrice Anne Freedman, che dal 1994 al 2008 accetta e vende quaranta opere inedite di espressionisti astratti — da Pollock a Motherwell, fino a Rothko — fornite dalla dealer Glafira Rosales. Nel 2013 la confessione: i quadri sono falsi, dipinti da Pei-Shen Qian, nel frattempo fuggito in Cina. La galleria chiude nel 2011, travolta dalle cause legali dei collezionisti. Freedman si è sempre dichiarata estranea alla truffa.

È questo intreccio di ambizione, fiducia, desiderio e inganno che Rohtko porta sul palco, trasformando uno scandalo da cronaca in un’esperienza totale. E da Anversa a Milano, la domanda resta la stessa: cosa determina davvero il valore dell’arte? (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 20/01/2026 18:25
Ultimo aggiornamento: 23/03/2026 14:11
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