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Culture

Il Gran turismo di Marcello Pipitone

Tra le metropoli e l’attrito dell’overtourism il racconta svela una riflessione sartoriale sulla velocità contemporanea e sull’uniforme urbana. Milano e Roma diventano le piste, mentre il brand consolida una strategia indipendente, con l’e-commerce al centro e lo sguardo puntato sui mercati esteri, a partire dagli Stati Uniti

di Bendetta Migliaccio
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Un look fall-winter 2026 Marcello Pipitone (courtesy Marcello Pipitone)
Un look fall-winter 2026 Marcello Pipitone (courtesy Marcello Pipitone)

Tra il movimento e il disordine. E la corsa dalla congestione. È lungo questo confine che Marcello Pipitone costruisce «Gran turismo», la collezione fall-winter 2026/27 presentata durante la Fashion week milanese come progetto ibrido tra moda e arte, sfilata e installazione. Un racconto che prende forma nella cornice simbolica della velocità di Gt, per andare in quella più reale e stratificata delle città contemporanee, sospese tra iper-mobilità e saturazione turistica.

Milano e Roma al centro. La prima, laboratorio naturale del designer, è letta come sistema produttivo e mentale, dove estetica metropolitana e pressione quotidiana diventano linguaggio progettuale. La seconda, attraversata e vissuta, restituisce l’idea di una bellezza logorata dal flusso continuo, dall’eccesso di sguardi e passaggi. In mezzo, il concetto di Gran turismo come viaggio urbano permanente.

La velocità, tema cardine della collezione, si traduce sui tessuti come una traccia fisica. Segni neri che evocano l’asfalto, l’attrito delle gomme. Materiali dal Giappone, tessuti d’archivio e componenti di riciclo vengono trasformati in pezzi unici. Dove ogni capo è diverso dall’altro.

Il lavoro di Pipitone ruota attorno all’idea di urban uniform, capi pensati per essere vissuti, plasmati dal movimento del corpo e dal ritmo della città. Una visione coerente che si riflette anche nel formato della presentazione, arricchita da interventi artistici. Le animazioni video di Simone Campagna dialogano con lo spazio e con i volumi della collezione, mentre le installazioni di Alessandro Gerull, costruite a partire da materiali di scarto assemblati.

Non manca la dimensione collaborativa. L’apertura del progetto è segnata dal lavoro con Streetvox, che vede il designer reinterpretare pvc proveniente da cartelloni pubblicitari. Che rafforza l’idea di moda come pratica di recupero e risignificazione.

Sul fronte strategico, Pipitone conferma una posizione controcorrente rispetto ai tradizionali percorsi di sviluppo del fashion system. Se per molti brand l’ingresso nei department store resta un passaggio obbligato, per il designer milanese non rappresenta la vera chiave di volta. Il cuore del progetto rimane lo spazio proprietario. E arrivano i primi riscontri dall’estero, anche dal mercato americano. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 19/01/2026 19:00
Ultimo aggiornamento: 19/01/2026 19:00
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