CultureIl battito animale scandito da Etro
«C’è un forte legame con il Dna del brand», spiega a MFF Marco De Vincenzo. Che usa elementi zoomorfi come decoro e mescola sartoriale a décontracté
All’origine c’era una campagna. Era il 1997 e il fotografo Christopher Griffith immortalò per Etro gli Animuomini, ibridazione tra uomini e animali. Perché, in fondo, il carattere primordiale dell’essere umano risale proprio nella sua origine selvaggia. Ne è convinto anche Marco De Vincenzo che torna sul tema nella fall-winter 2026/27 del marchio, fresco dell’ingresso in minoranza di Rams global, Swinger international e Sri group. Un allestimento di manichini dotati di maschere in cartapesta zoomorfe permette di osservare i dettagli di questa ibridazione.

Piccole piume incorniciano i revers delle giacche sartoriali, facce di animali sono riprodotte sulla maglieria jacquard grazie a una miriade di pixel. I motivi Paisley si impossessano dei velluti e decorano le vestaglie, che conferiscono quell’appeal décontracté alla collezione, per raccontare il legame tra rilassatezza e formalità che ha contribuito al successo del marchio. «Mi è stata chiesta dalla prorietà continuità soprattutto nel menswear, dove il marchio ha fatto cose bellissime», spiega a MFF De Vincenzo. «In quegli anni sono stati scritti codici fortissimi. Quando una cosa è così strong ti protegge. Il mio compito è stato quello di regalare una visione contemporanea di tutto ciò. In questa collezione c’è qualcosa che appartiene a Etro profondamente, in termini di materiali, superfici ma anche di spirito ironico e surrealista». (riproduzione riservata)