CultureGucci, ecco il who’s who di chi ha sfilato per Demna a Milano
Dal mini dress à la Catherine Tramell in apertura alla scena rap underground del Regno Unito, con Fakemink e Nettspend in passerella e Feng e Fimiguerrero in prima fila. Il designer georgiano infiamma i social dopo lo show che ha debuttato con i volti più ricercati della scena

Il debutto di Demna da Gucci ha creato un forte buzz per le persone che hanno indossato i suoi look in passerella.
L’esordio controverso del designer georgiano ha scosso l’opinione generale. Velocemente, con un nuovo senso di libertà e un’attenzione intermittente, tradotto commercialmente nel see now-buy now.

Erano 83 i modelli, tra supertop e celebrities, truccati con smokey eyes anni 90, chiamati a cavalcare la passerella con vibrante attitude. Su richiesta esplicita del creativo: «Siate voi stessi, ma esagerate». E lo show si è aperto con un mini dress bianco che rimanda a una Catherine Tramell in Basic instinct, interpretata da Sharon Stone. Ma è con l’uscita dell’uomo che il discorso si è fatto interessante. Look total leather alla David Beckham del 1999, polo stritolanti sui muscoli, silhouette fatte per sembrare quasi senza peso sul corpo, vestiti realmente indossati. Che portano la relazione tra abito e corpo su un piano nuovo, segnato, tra l’altro, da una precisa e misurata carenza di borse.

E l’underground del rap ha preso il controllo del debutto. Dalle passerelle sono arrivati i cameo di Fakemink e Nettspend. Nel frow, accanto alle sorelle Hilton, Demi Moore, Donatella Versace, tra gli altri, un concentrato della nuova guardia britannica. Messi insieme dallo stesso Demna in una lineup di artisti hip-hop underground, attingendo alla scena Uk più elusiva e desiderata del momento. Su tutti Fakemink: artista refrattario alla stampa, presenza quasi esclusivamente digitale, ha debuttato con un borsello doppia G. Poi a metà passerella si è fermato, ha estratto il telefono dalla borsa, ha controllato lo schermo, lo ha riposto e ha ripreso a camminare.

Nettspend, ha invece rimandato l’uscita dell’album Early life crisis comparendo sulla runway con una camicia snakeskin viola e pantaloni argentati coordinati. In prima fila Feng, fresco del debutto discografico Weekend rockstar, Fimiguerrero in total black affilato, Rico Ace accanto a Esdeekid con ai piedi una maxi borsa Gucci dalle proporzioni eccessive. Seguiti dagli affermati Kaytranada, Rico Nasty e Steve Lacy.
Una liason dal Gucci gang di Lil Pump con oltre 1,2 miliardi di visualizzazioni su Youtube. Il marchio fiorentino, con oltre 41 mila menzioni musicali, è il più citato su tutti. E Demna ha fatto ciò che gli riesce meglio portando in scena una sottocultura rilevante dentro e fuori l’universo del brand.

Allora sì. Gucci è tornato. Nel senso che è riuscito a raccontare la moltitudine contemporanea. Ma soprattutto sembra essere tornato, almeno per ora, a essere rilevante nella cultura pop.

Le recenti e rapide storie di successo di marchi come Alo yoga e Skims, oggi valutato oltre 5 miliardi, circa la metà di Gucci ai tempi di Alessandro Michele, dimostrano che a funzionare è una narrazione culturalmente rilevante prima ancora che commerciale.
Alla domanda posta dal New York times alla vigilia del debutto, «Demna può salvare Gucci?». La risposta è Demna non deve salvare Gucci. Nella migliore delle ipotesi deve renderlo desiderabile. Deve farlo esistere. E per questo creare un buzz anche con il casting è un segnale da seguire. (riproduzione riservata)
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