skin track
Culture

Giancarlo Giammetti: «L’avventura di una vita assieme a Valentino»

«Ci conoscemmo per caso in via Veneto. Pochi mesi dopo lo aiutai con la sua maison. In quell’appartamento ho ancora il mio studio», ha spiegato il lifelong partner del couturier la scorsa primavera in esclusiva a MFF. «Da Jackie Kennedy a Liz Taylor, da Claudia Schiffer alla borsa. Ora la sua legacy nella fondazione»

di Stefano Roncato e Tommaso Palazzi (Roma)
Leggi dopo
tempo di lettura

Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti (courtesy FVG Services)
Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti (courtesy FVG Services)

«Siamo stati estremamente importanti l’uno per l’altro», ricorda Giancarlo Giammetti. «Eravamo giovani, io avevo 22 anni, lui 26. All’inizio non c’era molto da insegnarsi. Ma col tempo gli ho dato sicurezza, tranquillità, la libertà di fare tutto quello che voleva, senza limiti». Parole che oggi assumono un peso ancora maggiore, pronunciate nel corso di un’intervista video inedita, realizzata in esclusiva da MFF la scorsa primavera per l’apertura del PM23, sede della Fvg – Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. Uno spazio che nei giorni scorsi ha visto oltre 10mila persone rendere omaggio al couturier, tra cittadini comuni e protagonisti della moda, della cultura e della politica. «Come sapete meglio di me, non sono mai stato sui giornali. Valentino ha avuto tutte le onorificenze del mondo, io praticamente neanche una medaglietta a scuola. Non le cercavo, non mi interessavano. Pensavo che tutta la gloria dovesse andare a lui». E oggi ribadisce il ruolo di una vita, riletto al presente: «Il mio compito è stato far sì che fosse felice fino all’ultimo giorno di lavoro. Ora mi impegno per tramandarne la memoria e la legacy».

Il finale dello show Valentino fall-winter 2003/04 (ph Francesc Ten/MFF)
Il finale dello show Valentino fall-winter 2003/04 (ph Francesc Ten/MFF)

Valentino è un mito che è nato da un incontro, tra Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. Ma come è successo, come vi siete incontrati?

Ci siamo incontrati per caso. Io ero un ragazzino un po’ viziato, seduto al bar in via Veneto, aspettando che aprisse un night club vicino. Era il 1960, la dolce vita impazzava. Passavano Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Elizabeth Taylor. Tutti a piedi, quella strada era una passerella incredibile. Tanto che non c’era mai posto. Io invece avevo sempre un tavolo perché mio padre era molto amico del proprietario del Café de Paris. Valentino nel film dice che era davanti da Doney, ma non è vero, era il Café de Paris. Lo so perché era l’unico posto dove avevo un conto aperto.

Valentino Garavani e Sophia Loren (courtesy SGP)
Valentino Garavani e Sophia Loren (courtesy SGP)

E lì cosa succede?

Alcuni amici suoi mi chiesero se potevano sedersi al mio tavolo. Io ero solo, loro erano soli. È lì, davanti a un cappuccino, che nasce il nostro primo incontro.

Da lì alla prima maison?

Mi chiese di andare a trovarlo. Andai nella sua prima maison in via Condotti 11, dove oggi c’è il mio ufficio, nello stesso appartamento. Poi partii, ci rivedemmo in vacanza e a settembre cominciai a frequentarlo di più, interessandomi anche al suo lavoro.

Era necessario qualcuno che se ne occupasse?

Era super necessario. Io non capivo niente di moda, studiavo architettura anche piuttosto male, facevo un’altra vita. Però capivo un po’ meglio i numeri. E ci rendemmo conto che la società, impostata con l’aiuto di amici del padre di Valentino, non funzionava più.

Valentino debutta in borsa nel 2005 (courtesy Valentino)
Valentino debutta in borsa nel 2005 (courtesy Valentino)

C’erano difficoltà economiche?

Sì, grosse. Il consulente ci disse di chiudere tutto e andarcene. Dalla mattina alla sera ci ritrovammo in un appartamento in subaffitto, neanche nostro, con una signora e un gatto. Però era in via Gregoriana, che allora era la strada delle maison couture.

Un indirizzo chiave.

C’erano Fabiani, Simonetta, Tiziani. Karl Lagerfeld lavorava per Tiziani all’epoca, ci incontravamo a via Veneto a prendere il caffè. In quel saloncino cominciarono ad arrivare Marella Agnelli, Elizabeth Taylor, tutta l’aristocrazia romana. Piano piano siamo cresciuti.

Cosa l ’ha colpita di Valentino all’inizio?

C’era un rapporto personale fortissimo. È durato 12 anni come relazione e poi tutta la vita come complicità. Sono cose che non puoi quantificare.

E sul piano creativo?

Mi affascinava il suo entusiasmo, i racconti di Parigi, i sogni un po’ folli. Faceva venire mannequin da Parigi per sfilare a Roma, dentro un appartamento.

Non badava ai costi.

Per lui era normale. Sapevo di poter contare su un grande talento. Questo mi permetteva di fare il mio lavoro. Valentino poteva essere testardo, implacabile con le controparti, ma sapere che io rappresentavo Valentino dava un peso enorme.

Tra i sogni realizzati, la campagna di Claudia Schiffer alla Fontana di Trevi. Come nasce?

«L’idea fu del fotografo Arthur Elgort. Aveva fatto qualcosa di simile per Vogue America e propose di farlo in grande, con una superstar. Fu scelta Claudia. Roma era bloccata. Via Veneto, la dolce vita, la scena della Fontana di Trevi, Claudia che si immerge nell’acqua. È stata una cosa straordinaria.

Un giovane Valentino Garavani ritratto nel suo atelier di via Gregoriana, a Roma (foto Agenzia Grazia Neri/courtesy Valentino archives)
Un giovane Valentino Garavani ritratto nel suo atelier di via Gregoriana, a Roma (foto Agenzia Grazia Neri/courtesy Valentino archives)

Nel film Valentino – The Last Emperor vi rivedete sul grande schermo. Com’è stato?

Terribile. Quando ti rivedi noti tutte le cose che non avresti dovuto dire o fare. Ci hanno seguiti due anni, in modo quasi ossessivo. Microfoni ovunque. C’è una scena in cui Valentino urla perché stavamo parlando di una cosa importante e la camera era ancora lì.

E la visione finale?

A Londra, con Matt Tyrnauer. Disse: «Questa non è la storia di un brand, è una love story».

Vi piacque?

No. Io chiamai subito gli avvocati. Non avevamo diritto di tagliare, quindi fu una trattativa continua. Il film ebbe un successo enorme, arrivò tra i dieci candidati agli Oscar. Ma quando non sei un attore, lo guardi con altri occhi

La stampa americana ha definito Valentino «The Chic». Chi coniò il termine?

John Fairchild, fondatore di Wwd. Era potentissimo. Temutissimo. Valentino lo mandava a quel paese dietro le spalle, io dovevo mediare. Un grande inventore di etichette. Ha creato tanti nomi, come nouveau riche. Aveva un occhio straordinario.

Quando avete capito che il successo stava arrivando?

Non c’è stato un giorno preciso. Non abbiamo mai pensato «ce l’abbiamo fatta». L’ambizione era fare sempre di più, sempre meglio. Mai un punto d’arrivo. Solo a un certo punto eravamo più tranquilli. Questo sì.

La decisione di ritirarsi, come l’ha vissuta?

È stato un processo lungo. La moda stava cambiando e capii che non ci saremmo più divertiti. Avevamo una vita bella, tranquilla. Perché no?...

Vi guardate mai indietro?

Molto raramente. Ricordiamo aneddoti, momenti divertenti.

Jackie Kennedy vide un abito e fece un ordine tutto nero e bianco, era ancora in lutto. Da lì nacque un’amicizia. Voleva fare un libro su Valentino. Mi portò dal publisher. Non se ne fece nulla, ma dimostra quanto fosse affezionata.

E il matrimonio di Jackie?

Un abito Valentino visto in tutto il mondo. John Fairchild indovinò tutto ancora una volta. E poi Elizabeth Taylor. Chiese a Valentino un abito per la prima di Spartacus. Amava i regali. Era una supporter incredibile. E anche filantropa. Ci convinse a fare qui una sede di AmfAR. Parliamo degli anni Ottanta.

Anne Hathaway?

Attraverso Il diavolo veste Prada. Valentino fu l’unico designer ad accettare. Da lì è diventata parte della nostra famiglia.

Creatività e business. Quanto è stata fondamentale questa unione?

Indispensabile. Una complicità totale. Essere in due ci ha aiutato enormemente. Io non ho mai cercato la gloria. Credevo che tutta dovesse andare a lui. Valentino ha una star quality rarissima. Non solo negli abiti, ma nel modo di vivere.

Cosa vi siete insegnati?

Eravamo troppo giovani per insegnarci qualcosa all’inizio. Ma col tempo gli ho dato sicurezza, tranquillità, la libertà di fare qualsiasi cosa volesse. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 23/01/2026 19:00
Ultimo aggiornamento: 24/01/2026 08:12
Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news





Homepage MF Fashion

La newsletter per rimanere sempre aggiornato sul mondo della moda e del lusso