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Culture

Da Shanghai, l’omaggio alle muse di Max Mara

Per il 75° anniversario, la casa di moda vola nella città asiatica con la resort 2027, rielaborando elementi della sua storia in chiave contemporanea. «Sono tutte le donne da cui siamo stati ispirati negli anni», anticipa a MFF il direttore creativo Ian Griffiths

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Il Long museum di Shanghai dove sfilerà Max Mara (courtesy Max Mara)
Il Long museum di Shanghai dove sfilerà Max Mara (courtesy Max Mara)

Shanghai come emblema della metropoli contemporanea. Città che incarna l’essenza di tutte le donne che negli ultimi 75 anni hanno ispirato la creatività di Max Mara. È qui che la casa di moda italiana ha scelto di portare la collezione resort 2027, in scena il 16 giugno al Long museum come nuova tappa di un percorso itinerante che nel tempo ha toccato destinazioni come la Reggia di Caserta, Stoccolma e Lisbona. Oggi è l’ora della Cina, dove il marchio inaugurò il suo primo store nel 1997 a Pechino, nove anni dopo il debutto nell’area Asia-Pacific con l’apertura di Hong Kong nel 1988. Occasione è l’importante anniversario celebrato anche attraverso una mostra curata da Olivier Saillard, aperta dal 17 al 28 giugno, che offrirà uno sguardo approfondito sull’evoluzione stilistica e culturale della casa di moda, esulando dal concetto di semplice retrospettiva. «L’idea di fondo è invitare le persone a esplorare, usando la loro sensibilità», ha raccontato a MFF Ian Griffiths, direttore creativo di Max Mara, anticipando i dettagli della collezione, Kinetic chic, che sarà appunto dedicata al dinamismo della vita cittadina e a molteplici icone di femminilità.

Dopo Caserta, lo scorso anno, la resort di Max Mara arriva a Shanghai. Come mai questa scelta?

Ogni sfilata resort è concepita per sottolineare una delle caratteristiche o delle personalità di Max Mara. Il progetto itinerante serve, infatti, non soltanto per stimolare il mercato locale, ovviamente molto importante e dove siamo presenti con più di 244 negozi di gruppo (59 a insegna Max Mara, ndr.). Il vero motivo per cui saremo a Shanghai è per sottolineare l’identità, l’essenza di Max Mara, un marchio destinato a una donna che vuole interagire con la città. E Shanghai è oggi la metropoli per eccellenza. Ho trovato una citazione di Patricia Marx del New Yorker che recita: «New York è la città che non dorme mai, ma a Shanghai non ci si siede neanche e non perché non ci sia spazio». Max Mara è una specie di lingua franca della moda, ha un appeal mondiale per una donna che potrebbe abitare a Londra, Parigi, Milano o Tokyo.

C’è una figura femminile che l’ha ispirata?

A differenza delle recenti sfilate non c’è un’unica icona o musa. Sono tante, perché la collezione stessa è rielaborata con tanti elementi o frammenti dei fashion show che abbiamo realizzato negli ultimi 75 anni. Tutte le muse a cui abbiamo guardato in questo periodo sono presenti in sfilata. Da Marilyn Monroe a Dorothy Parker, da Lee Miller a Lady Gaga fino a Mina, Colette, Grace Jones, Siouxsie Sioux o Patty Smith. Tutte loro danno vita a un’immagine composita delle figure femminili che mi hanno ispirato nel creare la vera donna Max Mara.

La resort 2027 può essere definita come un omaggio alle donne di Max Mara?

Sì, certo. Tutte le nostre sfilate sono un omaggio alla donna Max Mara, ma questa lo è in particolare.

Quali saranno gli elementi iconici del marchio presenti sulla passerella?

Ci sono tanti giochi grafici, perché il tema della collezione è l’energia metropolitana. Infatti l’abbiamo battezzata Kinetic chic. Celebra questa sorta di kinetic energy che si ottiene lavorando su effetti molto grafici. Delle righe oppure dei dettagli rigati che possono essere sulle tasche dei capi uniti oppure fantasie intarsiate sulle maglie, un disegno che abbiamo chiamato cinetico costituito da cubetti in iconico bianco, beige, cammello e nero con delle paillettes. Oppure il motivo delle schiene colorate. È una collezione che vorrebbe approfondire un discorso di modernità. Sto leggendo i lavori di Walter Benjamin, il filosofo che parla della città, che parla della modernità. Per ribadire il fatto che Max Mara appartiene alla contemporaneità. Negli ultimi anni credo che il grande successo della casa di moda sia dipeso dalla capacità di offrire prodotti classici, che restano nel tempo ma non sono mai fuori moda.

Ian Griffiths al lavoro nel suo laboratorio (courtesy Max Mara)
Ian Griffiths al lavoro nel suo laboratorio (courtesy Max Mara)

C’è un altro elemento peculiare del marchio che ha voluto approfondire?

Un tema della nostra storia che abbiamo rivisitato è quello del Bauhaus. Penso che il fondatore, Achille Maramotti, abbia voluto creare un brand che in qualche modo fosse un po’ il Bauhaus della moda. Perché incarna un design completo, accessibile, completamente integrato, elegante e self-empowered. Questa collezione in particolare riprende tale concetto.

Oltre alla sfilata, l’anniversario è celebrato con una mostra.

L’idea di fondo era ricreare l’atmosfera del nostro archivio, invitando le persone a esplorare, a curiosare. La mostra non è assolutamente didattica, ci sono tanti oggetti in contrapposizione. Magari una lampada negli anni Settanta di Gae Aulenti è stata presa dalla filiale di Milano e accostata a vestito degli anni 60 o 50 o a degli schizzi. Invitiamo chi visita la mostra a pensare cosa possono essere i legami tra questi oggetti, usando la loro intelligenza, loro sensibilità.

Come si sente a festeggiare questo anniversario importante? Cosa rappresenta per lei?

È un momento di grande soddisfazione. Lavoro qui dal 1987, vuol dire che più della metà di questo periodo sono stato presente. A livello personale sono molto felice di essere qui in un frangente così speciale. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 12/06/2026 19:00
Ultimo aggiornamento: 12/06/2026 19:00
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