CultureÈ il momento di Patty Pravo. Da Dolce&Gabbana all’Ariston, ritorna in gara con 60 anni di carriera
La pop star italiana celebra sessant’anni di carriera alla kermesse canora con il brano Opera. A firmare i suoi look, lo stylist Simone Folco. «Gli abiti sono nati da un sogno», ha raccontato a MFF il consulente d’immagine
Il fascino senza tempo di Patty Pravo rivive in La bambola, il suo brano iconico reinterpretato da Madonna per la nuova campagna Dolce&Gabbana del profumo The one. Un momento già cult che ha consacrato ancora una volta Nicoletta Strambelli, in arte Patty Pravo, come icona non solo della musica, ma anche come simbolo di libertà femminile, espressa attraverso la sua energia e una vitalità artistica fuori dagli schemi. Fortemente coerente con sé stessa, ha attraversato la storia della musica e dello spettacolo tra colpi di scena, canzoni entrate nell’immaginario collettivo e look di rottura. Dallo smoking di Yves Saint Laurent fino all’abito realizzato da Gianni Versace per Sanremo 1984, Patty Pravo è un’artista poliedrica che ha fatto dell’immagine un linguaggio potente quanto la voce.
Quest’anno, in cui festeggia 60 anni di carriera, torna in gara sul palco dell’Ariston, celebrando musica e stile. A raccontare a MFF gli abiti che accompagneranno la diva sul palco è il suo stylist e assistente Simone Folco, che ha firmato per tutte le serate della kermesse i costumi. E se di solito la musica nasce prima degli abiti, questa volta è stato il contrario. «Opera l’ho sognata una notte. Ho visto l’abito che lei avrebbe indossato la prima sera e ho chiamato Giovanni Caccamo, gli ho raccontato questa visione luccicante che avevo avuto e lui ha scritto il brano. Alla serata d’apertura vedrete proprio l’abito che ho sognato per Patty», ha raccontato Folco in questa intervista.
Cosa significa lavorare accanto a Patty Pravo, una delle icone della musica italiana?
Lavoro con Patty Pravo da quasi dodici anni e per me è un grande privilegio, oltre che un grande onore. Ormai Nicoletta è famiglia. Condividiamo un senso estetico molto simile e questo ci aiuta moltissimo, soprattutto in un lavoro come il nostro.
Quanto contano l’intesa professionale e quella personale nel lavorare così a stretto contatto?
La seguo non solo come stylist, ma anche come assistente, occupandomi della gestione delle sue attività. È un ruolo che richiede una sintonia profonda. Senza un affetto autentico alla base non sarebbe possibile portarlo avanti nel tempo perché a un certo punto se manca quello, tutto si incrina.
Come nasce e si sviluppa il vostro processo creativo nella scelta dei look per le performance?
Dipende dal tipo di occasione. Per esempio, se si tratta di una trasmissione televisiva, le propongo un’idea accompagnata da bozzetti, perché a noi piace molto osservare i dettagli, capire la stoffa e vedere come cade l’abito. Io preparo i disegni, Patty condivide le sue considerazioni, poi nasce uno scambio di idee e alla fine creiamo insieme.
Anche per Sanremo è stato cosi?
Quest’anno è stato completamente diverso perché Opera l’ho sognata io una notte. Più precisamente, ho sognato l’abito che lei avrebbe indossato la prima sera. Ho chiamato Giovanni Caccamo, che oltre a essere un grande autore e musicista è anche un caro amico e gli ho raccontato questa visione luccicante che avevo avuto. Così lui ha scritto il brano, che secondo me è bellissimo. La prima sera vedrete proprio l’abito che ho sognato per Patty.
Di solito si parte dalla musica, che poi si interpreta anche attraverso l’abito, ma in questo caso è stato il contrario…
Sì, è stato come vedere un quadro. Io però ho visto Patty vestita in un determinato modo e accompagnata dalla grande orchestra. Quest’anno celebra anche i 60 anni di carriera e quindi ci sembrava un bellissimo momento per andare al festival.
Quando ha raccontato a Patty del sogno e dell’abito, qual è stata la sua prima reazione?
Le è piaciuto molto. Le ho fatto vedere i bozzetti e quello che volevo fare con stoffe e ricami. Saranno degli abiti con dei tessuti preziosi, però con delle linee e tagli molto essenziali e rigorosi.
Gli abiti di tutte le serate parlano la stessa lingua?
C'è una storia che li unisce tutti. Ho pensato di dare carattere, rimanendo con delle linee rigorose e morbide, però che possano avvolgere. Luccicherà molto.
Cosa dobbiamo aspettarci quindi?
Voglio che lei si senta a proprio agio, che sia felice. Quando penso a una creazione per Patty, tengo sempre presente cosa possa farla star bene, cosa possa valorizzarla e farla sentire comoda. Però non aspettatevi troppa comodità all’Ariston (ride).
Le piacerebbe fondare un marchio che porta il suo nome?
Ci sto pensando, sarebbe una cosa che mi piacerebbe molto.
Quest’anno Sanremo converge anche con un altro grande evento che è la Fashion week. Cosa ne pensa?
Mi dispiace che mi perderò qualcosa, non avrò tempo di seguire tutto live. Quest’anno ho avuto il privilegio di partecipare alla sfilata di Chanel. Matthieu Blazy ha invitato Patty e di conseguenza l’ho accompagnata ed è stata un’esperienza incredibile, hanno fatto delle cose meravigliose. (riproduzione riservata)
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