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Culture

Bachler: «Perché il Festival di Pasqua a Salisburgo riparte dal Ring»

Dal 27 marzo la kermesse segna il ritorno dei Berliner Philharmoniker dopo un’assenza di 13 anni dall’evento che Herbert von Karajan aveva fondato per loro. «Quando ho assunto l’incarico mi sono detto: se sono qui, devo riportarli indietro», spiega il manager e direttore artistico. La bacchetta passa oggi all’attuale direttore musicale, Kirill Petrenko, che per la prima volta intreccia il proprio lavoro con quello del regista e artista Kirill Serebrennikov. Il ciclo si concluderà nel 2030.

di Tommaso Palazzi
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Nikolaus Bachler (ph Markus Jans courtesy Salzburg Easter Festival)
Nikolaus Bachler (ph Markus Jans courtesy Salzburg Easter Festival)

«Il compito non è scegliere ciò che è già affermato oggi, ma scoprire ciò che può diventare qualcosa domani». Con queste parole Nikolaus Bachler racconta a MFF, nella sua prima intervista con l'Italia, il nuovo capitolo del Festival di Pasqua di Salisburgo, che dal 2026 segnerà il ritorno dei Berliner Philharmoniker nella città dove Herbert von Karajan fondò la rassegna nel 1967. E lo farà ripartendo dal monumento che ne segnò l’origine: il Ring di Richard Wagner.

Lo spettacolo sarà allestito nella monumentale Felsenreitschule, lo spazio scavato nella roccia che impone scelte vocali e sceniche precise. «Richiede una qualità vocale specifica», spiega Bachler. «Credo che abbiamo scelto le voci giuste».

Un ritorno atteso

È un vero homecoming. Dopo gli anni di Karajan, poi quelli di Claudio Abbado e Simon Rattle, l’orchestra aveva lasciato Salisburgo anche per tensioni istituzionali ed era andata a Baden-Baden nel 2013, dove è rimasta fino allo scorso anno. «Quando ho assunto l’incarico mi sono detto: se sono qui, devo riportarli indietro. Non è stato facile, né artisticamente né finanziariamente, ma era necessario». Alla guida c’è oggi Kirill Petrenko, «probabilmente l’unico direttore di livello mondiale che segue una produzione dal primo all’ultimo giorno». Non arriva per le ultime due settimane, ma lavora fin dall’inizio in sala prove. «Diventa una collaborazione totale, musicale e teatrale. Questo cambia tutto». Al suo fianco, per la prima volta insieme, Kirill Serebrennikov. «È un artista, non semplicemente un regista. Porta una visione, un mondo». La sua lettura del Ring è globale e post-apocalittica: Das Rheingold partirà dall’Africa, tra oro e acqua, per poi attraversare continenti e civiltà. «Perché creare una nuova produzione se non si ha nulla di nuovo da dire?».

Un Ring in cinque Pasque

Il progetto si dispiegherà nell’arco di cinque Festival pasquali fino al 2030. Accanto alla tetralogia wagneriana, comparirà un’opera mai eseguita prima al Festival: Moses und Aron di Arnold Schoenberg. Due opere rivoluzionarie, entrambe tese a interrogare il destino della comunità, la fragilità del mondo, la possibilità di una nuova organizzazione spirituale e sociale. «Viviamo un tempo in cui ogni certezza è messa alla prova», osserva Bachler. «La grande arte può ancora essere un faro». La scelta del cast è coerente con questa idea di nuovo inizio. Niente “famiglia wagneriana” itinerante tra Teatro alla Scala e Royal Opera House, ma un gruppo in gran parte giovane, voci emergenti che non hanno mai cantato insieme. «Tutto comincia con l’intuizione».

Pasqua come stato mentale


Il Festival di Pasqua mantiene una dimensione concentrata, quasi spirituale. «Dieci giorni, una comunità, un unico focus. Il festival estivo dura due mesi e mezzo ed è pieno di turisti. Pasqua è diversa. È quasi una confraternita». Un’idea che richiama Bayreuth, il luogo voluto da Wagner per creare una condizione mentale speciale. Oltre al Ring, Petrenko dirigerà l’Ottava di Mahler, mentre Die Schöpfung di Haydn sarà affidata a Daniel Harding. E il progetto BE PHIL offrirà a musicisti amatori l’occasione di suonare con i Berliner. 

Kirill Petrenko con i Berliner  (ph Monika Rittershaus courtesy Salzburg Easter Festival)
Kirill Petrenko con i Berliner (ph Monika Rittershaus courtesy Salzburg Easter Festival)

Al Festival di Pasqua riunite i due Kirill più ricercati del mondo musicale: Kirill Petrenko e Kirill Serebrennikov...

È un momento molto speciale. Kirill Petrenko è probabilmente l’unico direttore d’orchestra di livello mondiale che segue una produzione operistica dal primissimo giorno fino all’ultimo. Non arriva soltanto per le ultime due settimane a dirigere, come spesso accade. È presente fin dall’inizio, lavora in sala prove, costruisce la struttura musicale e drammatica insieme alla scena. Questo cambia tutto. Diventa una collaborazione totale, musicale e teatrale.

Come sono andate le prime prove? 

Abbiamo avuto più di dieci giorni pieni in sala prove prima di andare in palcoscenico. È una situazione rara e bellissima. Tutti sono concentrati su un unico progetto. È così che dovrebbe funzionare l’arte. Troppo spesso i teatri diventano fabbriche: molte produzioni, poco tempo. Qui un intero gruppo si dedica a un solo contenuto. È lì che l’arte comincia davvero.

È la prima volta che Petrenko e Serebrennikov lavorano insieme?

Sì, è la prima volta. E già durante la preparazione si è creata una forte intesa artistica. È stato un desiderio condiviso, mio e di Petrenko. Dopo il Ring a Monaco di Baviera, torniamo a sperimentare... Con Wagner, se si va alla Scala o alla Royal opera di Londra, spesso si ascoltano più o meno gli stessi cantanti. È quasi una famiglia che circola tra i grandi teatri. Noi abbiamo deciso di correre un rischio: un cast che non ha mai cantato insieme prima, in gran parte giovani artisti, voci emergenti nel repertorio wagneriano.

Kirill Serebrennikov (ph Frol Podlesny courtesy Salzburg Easter Festival)
Kirill Serebrennikov (ph Frol Podlesny courtesy Salzburg Easter Festival)

E qual è il vostro approccio per questo nuovo inizio?

Il compito non è scegliere ciò che è già affermato oggi, ma scoprire ciò che può diventare qualcosa domani. Molti cantanti con cui abbiamo iniziato alla Bayerische Staatsoper di Monaco sono oggi rinomati a livello internazionale. Tutto comincia con l’intuizione. E poi c’è la Felsenreitschule, che richiede una qualità vocale specifica. Credo che abbiamo scelto le voci giuste per ciò che stiamo facendo.

Il suo rapporto con Kirill Petrenko risale a decenni fa. Quanto è importante ritrovarsi qui a Salisburgo?

Quest’anno celebriamo trent’anni da quando ci conosciamo. Quando venne da me alla Volksoper come assistente aveva 25 anni. In seguito ci siamo ritrovati a Monaco per nove anni straordinari. Ora siamo di nuovo qui. È un rapporto costruito nel tempo, attraverso diverse istituzioni, sempre basato sulla fiducia artistica.

Ha riportato i Berliner Philharmoniker al Festival di Pasqua e rilanciato il Ring. È stata una decisione simbolica?

Sì. Il Festival è stato fondato con i Berliner Philharmoniker. Herbert von Karajan lo inaugurò nel 1967 con il Ring. Poi ci furono anni importanti con Claudio Abbado. A un certo punto l’orchestra lasciò Salisburgo, anche per tensioni istituzionali. Quando ho assunto l’incarico mi sono detto: se sono qui, devo riportarli indietro. Non è stato facile, né artisticamente né finanziariamente, ma era necessario. Il Ring ha sempre avuto una storia particolare a Salisburgo. La città non ha mai avuto un rapporto semplice con Wagner, perché Bayreuth si svolge nello stesso periodo estivo. Fu Karajan a voler creare un festival dedicato in un altro momento dell’anno. All’inizio si pensava a Lucerna, ma poi divenne Salisburgo.

Il nuovo Ring è diretto da Kirill Serebrennikov. Qual è la sua visione?

Kirill Serebrennikov è un artista, non semplicemente un regista. C’è una differenza. Un artista porta una visione, un mondo. La sua biografia – la Russia, la prigionia, l’essere un oppositore del regime – lo rende una figura molto particolare. È arrivato con un’idea potente: raccontare il Ring come un mito universale attraverso i continenti. Rheingold inizia in Africa, con l’oro e l’acqua. Poi si sposta in America e così via. È un viaggio globale. Perché creare una nuova produzione se non si ha nulla di nuovo da dire? Se non c’è una visione, è meglio tenere la vecchia. L’arte è sempre un rischio. Non posso prevedere il risultato finale, ma so che dobbiamo correre quel rischio.

La Felsenreitschule (Kirill Petrenko con i Berliner (courtesy Salzburg Easter Festival)
La Felsenreitschule (Kirill Petrenko con i Berliner (courtesy Salzburg Easter Festival)

Il Festival di Pasqua resta molto concentrato, quasi spirituale. È questa la sua forza?

Assolutamente. Wagner costruì Bayreuth in un luogo isolato perché voleva che il pubblico entrasse in uno stato mentale particolare. A Pasqua accade qualcosa di simile qui. Dieci giorni, una comunità, un unico focus. Il festival estivo dura due mesi e mezzo ed è pieno di turisti. Pasqua è diversa. È quasi una confraternita. In un tempo in cui tutto è permanentemente disponibile sui nostri telefoni, questa concentrazione ha un valore enorme.

La produzione sarà filmata?

Sì, ci sarà una registrazione televisiva. È una coproduzione con Copenaghen opera, quindi la produzione continuerà la sua vita lì. Ma il mio sogno va oltre. Grazie a Serebrennikov, credo che dovremmo alla fine realizzare un film dall’intero progetto. Non semplicemente una ripresa dello spettacolo teatrale, ma un vero film. Un Ring per il nostro tempo.

Guardando al futuro, dove vede emergere nuovi talenti?

Non credo mai nel genio isolato. È sempre una questione di istituzioni, contesti, leadership. Negli anni Settanta ci sono stati momenti straordinari a Francoforte, a Bruxelles con Mortier, a Berlino. Oggi siamo in una fase di transizione. In tedesco diremmo “Pause”. Non significa che non ci sia qualità, ma non è un momento rivoluzionario. Forse una frase di Friedrich Hölderlin (dall’elegia Brod und Wein, ndr) lo esprime bene: «Talvolta è meglio dormire che restare svegli senza compagni». L’arte si muove per cicli. Ci sono stagioni di esplosione e stagioni di attesa. Sono curioso di vedere dove andrà la prossima generazione. Forse sarò troppo vecchio per viverla pienamente. Ma il desiderio resta: capire dove nascerà il prossimo vero scarto creativo. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 24/02/2026 11:06
Ultimo aggiornamento: 02/03/2026 16:15
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