CultureAmanda Seyfried nel corto di Mona Fastvold per Miu Miu tales
Con Discipline, 31ª commissione dell’iniziativa cinematografica del brand di Prada group, la regista norvegese firma uno short film ambientato in un collegio del Nord Italia. Tra pupazzi, uniformi e rituali quotidiani, esplora la femminilità come performance appresa, l’abito come forma di controllo e, insieme, come primo strumento di libertà
All’alba, tra nebbia e silenzio, un collegio severo e monumentale nel Nord Italia si risveglia come un organismo sospeso nel tempo. Gli spazi sono freddi, apparentemente disabitati. Poi il movimento coppie identiche si alzano dai letti, una ragazza e il suo doppio, una bambola a grandezza naturale manovrata da una figura mascherata, tutta vestita di bianco. È l’inizio della routine. È l’inizio della disciplina.
Discipline, scritto e diretto da Mona Fastvold con Amanda Seyfried, che presenta la serata di lancio a New York, è il nuovo capitolo di Miu Miu women’s tales. La serie che da sedici anni affida ad alcune delle voci femminili più radicali del cinema contemporaneo il compito di interrogare vanità, femminilità e rappresentazione nel XXI secolo. Fastvold è la prima regista scandinava chiamata a confrontarsi con questo universo, e lo fa scegliendo una forma austera, simbolica, quasi liturgica.
Il film segue il «Principal dress» attraverso i momenti codificati della giornata: il gioco sorvegliato, la minestra del pranzo, l’ispezione della direttrice. Ogni gesto è regolato, ogni movimento precede la coscienza. L’abito, come spesso nel cinema di Fastvold, non è ornamento ma struttura narrativa. «Indossare un vestito può essere un’armatura», racconta la regista, ricordando un abito della collezione che l’aveva accompagnata in un momento di vulnerabilità pubblica. Da qui nasce l’idea dei pupazzi, estensioni del sé, strumenti per esplorare la distanza tra l’identità privata e quella esposta allo sguardo del mondo.
Per dare corpo a questa ricerca, Fastvold ha coinvolto la coreografa Celia Rowlson Hall, collaboratrice storica e già autrice di un precedente episodio di Women’s tales. Insieme costruiscono una grammatica del movimento che racconta l’infanzia femminile come una performance appresa prima ancora che scelta. I capi della collezione Miu Miu primavera-estate 2026 diventano costumi di un teatro predeterminato, in cui la femminilità è al tempo stesso nutrimento e costrizione.
La celebrazione del femminile convive così con i suoi limiti ornamentali. I corpi imparano coreografie che non hanno mai deciso di provare, seguendo regole invisibili inscritte nei tessuti e nei gesti. È una riflessione che rispecchia anche il metodo di lavoro della regista, lontano dal mito del regista-autore eroico: per Fastvold, la figura archetipica più vicina alla regia è quella di una madre multitasking, capace di tenere insieme ordine, cura e visione.
La partitura astratta di Daniel Blumberg accompagna il film verso una scena finale di rottura e trasformazione. Che si chiude sull’immagine di Amanda Seyfried che emerge dal gruppo togliendosi la maschera nella scena culminante del finale. (riproduzione riservata)
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