CultureAlessandro Sartori: «In America c’è oggi un vero boom per le realtà capaci di offrire un Made in Italy elevato»
Il direttore creativo di Zegna racconta l’evoluzione della maison e la sua crescita personale in dieci anni allo stile. Sottolineando l’importanza del mercato statunitense, protagonista oggi di numerose ipo
Perché la scelta di Los Angeles e di Malibù per presentare la spring-summer 2027?
La collezione ha un tema molto forte, quello della villeggiatura. Si rifà all’idea delle vacanze in villa delle famiglie negli anni 60 e 70 e soprattutto ci dà la possibilità di raccontare un layer estivo di Zegna. Un luogo di vacanza, come Los Angeles e come la California, si è rivelato perfetto per estendere il racconto e di ampliarlo. In parallelo, abbiamo organizzato Villa Zegna per incontrare i nostri clienti che per cinque giorni possono comprare i capi dello show su misura, nonché altri capi esclusivi.
Com’è cambiato il rapporto tra brand e cliente negli anni?
Tantissimo per due motivi. Innanzitutto siamo molto più vicini ai clienti. Abbiamo la possibilità di incontrarli e loro vogliono trascorrere del tempo con noi. Seconda cosa, c’è voglia di capi esclusivi e che li rappresentino al loro meglio. Villa Zegna è un format molto interessante, perché dà loro la possibilità di acquistare i capi dello show che hanno appena visto e di averli su misura. Ma soprattutto, lavoriamo molto sullo styling e possiamo fare con loro una personalizzazione totale del guardaroba.
Possiamo parlare di couture da uomo?
Assolutamente sì. La couture maschile è a un livello estremo di personalizzazione, di craft e di fatto a mano in Italia.
Come è evoluta la maison durante i suoi dieci anni di direzione creativa?
È un marchio molto dinamico. C’è la crasi fra la storicità di un’azienda centenaria meravigliosa con un craft pazzesco e la velocità di una start-up. E questo ovviamente è portato avanti dal presidente, Gildo Zegna e dai due ceo, Angelo ed Edoardo Zegna. Quello che ci piace moltissimo è la capacità di combinare la storia con una visione di lungo termine, pensando che l’azienda e il brand devono essere portati alla prossima generazione, ancora meglio di come li abbiamo trovati. Sono stati dieci anni molto belli e tante altre cose verranno.
E lei come si è trasformato?
È mutato il mio approccio rispetto alla stagionalità delle collezioni. Prima pensavo che ogni collezione dovesse essere diversa per rappresentare la stagione al meglio. Oggi penso che la possibilità di lavorare dentro un perimetro definito, non sia in realtà qualche cosa che limita la creatività, ma che la enfatizza. Lavoriamo in profondità anziché in larghezza, soprattutto con un’identità estetica precisa. È importante concentrarsi su un cliente, vestirlo e offrire capi che funzioneranno con quelli che ha già acquistato nelle stagioni precedenti.
Edoardo Zegna diceva che la scelta dell’America è legata al fatto che sia un momento di grandi ipo.
Devo anche dire che per noi il mercato è sempre stato importante e in questo momento c’è un vero e proprio boom per le aziende che offrono un prodotto con contenuti elevati, soprattutto Made in Italy.
Continuerete con queste sfilate itineranti a giugno?
L’idea è sempre stata quella di tenere il brand molto aggiornato. Per cui, ci piace pensare in modo libero. Sicuramente apparteniamo alla Milano fashion week, quindi resteremo a Milano. Però qualche puntata, ogni tanto, come è stato Dubai, o come adesso a Los Angeles, per incontrare i nostri clienti, pensiamo che non faccia male al brand. (riproduzione riservata)
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