Un Etf azionario che guarda al Bitcoin
Melanion propone un Etf che contiene titoli azionari ad elevata correlazione rispetto alla cripto di riferimento.
I temi continuano a catalizzazione l’attenzione in termini di nuovi listing indicizzati, nonostante le performance deludenti della prima metà del 2022. D’altronde i sottostanti core sono da tempo esauriti, e oltre agli adattamenti Esg di indici storici le nuove proposte mirano spesso a sottostanti di nicchia dalle alte potenzialità, ma dalla altrettanto elevato volatilità. Tra questi si annovera senza dubbio la prima quotazione in Italia di Melanion Capital, società di investimento francese, che ha reso disponibile all’investitore passivo italiano l’indice Melanion Bitcoin Exposure, attraverso l’Etf Melanion Btc Equities Universe. Trattandosi di Etf, non bisogna lasciarsi trarre in inganno dal nome in quanto il sottostante è rappresentato da titoli azionari, e non da Bitcoin. Ma il nome di per sé dice comunque tanto, poiché l'indice sottostante all’Etf (studiato assieme a Bita) adotta una metodologia unica che mira ad attribuire il peso ai singoli componenti in funzione della sensitività (beta) dei titoli alle oscillazioni del Bitcoin. L'indice è quindi composto da un paniere di titoli azionari ponderati per il beta che hanno evidenziato storicamente il più alto legame ai movimenti del Bitcoin. L'indice è composto da un massimo di 30 titoli, con capitalizzazione superiore a 100 milioni di dollari e che sono quotati sui mercati di Europa e America; inoltre, le azioni devono avere uno scambio medi giornaliero, nell’ultimo mese, di almeno 500 mila dollari. Come regola aggiuntiva, il peso ottenuto dal beta-score viene aggiustato dai criteri di liquidità in modo da limitare l'impatto dovuto al trading, durante un singolo giorno, al 25% del valore totale per ciascun costituente. Inoltre, viene adottato un cap del 10% su ogni componente, e il ribilanciamento dell’indice avviene su base trimestrale. Le società candidate all’inserimento nell’indice devono essere operanti nei segmenti della gestione patrimoniale e del trading di criptovalute, dei servizi cripto bancari, del mining e della tecnologia Blockchain, o di società che detengono criptovalute nel proprio bilancio. L'indice è quindi stato costruito per fornire agli investitori un'esposizione alle oscillazioni del prezzo del Bitcoin ma indirettamente attraverso un paniere diversificato di azioni, il che ha permesso che il veicolo di investimento sia un Etf. Osservando i dati di mercato, la metodologia statistica utilizzata ha portato i suoi frutti, permettendo un tracking piuttosto fedele dell’indice di titoli azionari rispetto alle oscillazioni della criptovaluta più conosciuta. Il beta negli ultimi 3 anni dell’indice Melanion Bitcoin Exposure rispetto al Bitcoin è prossimo a 0,75, rispetto ad una correlazione vicina a 0,70. Questo ha garantito performance tra i due differenti componenti molto simili. Il +460% circa espresso dal Bitcoin tra ottobre 2020 e metà marzo 2021 si può confrontare con il +330% circa generato dall’indice Melanion Bitcoin Exposure; e il tracollo di oltre 70% della criptovaluta espresso da novembre 2021 a metà giugno 2022 si è giustamente tramutato in un crollo vicino all’80% per l’indice a cui l’Etf di Melanion è ancorato. D’altronde la volatilità calcolata dell’indice è del 72% annuo sul lungo periodo, di gran lunga superiore agli indici azionari tecnologici più aggressivi. I singoli nomi a capitalizzazione più importante sono Bakkt Holdings (8% circa), Bitfarms (6% circa), Argo Blockchain (5,4%). A livello geografico gli Usa spopolano con il 60% di peso, seguiti da titoli canadesi (18%), cinesi (8% circa), inglesi (5,4%), etc; mentre a livello di classificazione settoriale il criptomining vale il 51% dell’indice, seguito dal 19% di trading e custodia di criptovalute, etc. La società ha deciso di quotare ovviamente la versione ad accumulo dei proventi, ad un Ter dello 0,75% annuo, poca cosa rispetto all’escursione dei prezzi. Si tratta di un sottostante estremamente rischioso, adatto a chi ha ben compreso i relativi fattori di rischio. Una possibile via di uscita per coloro che volessero cavalcare questa tematica ma con un livello di rischio pi sensato, potrebbe essere rappresentato da un’entrata scaglionata nel tempo, attraverso un mini piano di accumulo; ma il capitale finale impiegato deve comunque rimanere contenuto rispetto all’intero portafoglio. (riproduzione riservata)