Xerox Holdings ha confermato di aver ottenuto un finanziamento da 24 miliardi di dollari per l’acquisizione da 33 miliardi di dollari di Hp, come anticipato ieri dal Wall Street Journal. Il gruppo statunitense ha puntualizzato che l’impegno vincolante di Citigroup, Mizuho Financial Group e Bank of America non è soggetto ad alcuna condizione di due diligence. Xerox ha infine confermato che resta valido l’invito per il management di Hp di sedersi al tavolo delle trattative, ora che sono stati rimossi gli eventuali dubbi sul finanziamento dell’operazione.
In una recente presentazione per gli investitori, Xerox ha spiegato che la sua proposta in contanti e azioni da 22 dollari offre in realtà non solo un valore cash immediato ma anche un upside prospettico: sono previsti almeno 2 miliardi di dollari di sinergie e ulteriori opportunità di crescita stimate tra 1 e 1,5 miliardi di dollari grazie alla combinazione dei rispettivi asset. Il produttore di stampanti e personal computer ha tuttavia respinto al mittente l’offerta della concorrente, giudicandola eccessivamente bassa e altamente condizionata. Si è inoltre rifiutata di avviare un processo di due diligence reciproca e, di conseguenza, di sedersi a un tavolo comune per avviare trattative in merito alla possibile fusione.
Nella sua presentazione, Xerox puntualizza che la quota azionaria dell’accordo potrebbe valere circa 14 dollari ad azione per gli azionisti di Hp, prima di qualsiasi sinergia sui ricavi. Insieme alla porzione in contanti da 17 dollari, ci sarebbe quindi un valore implicito pro forma di circa 31 dollari per gli azionisti della rivale che deterrebbero il 48% della società combinata. Xerox promette infine di mantenere il dividendo annuale di un dollaro ad azione e che la società frutto del matrimonio manterrà un rating creditizio investment grade.
L’investitore attivista Carl Icahn ha attaccato duramente il consiglio di amministrazione di Hp per non aver avviato le trattative di fusione con la storica rivale. In una lettera aperta agli azionisti di Hp, Icahn si è chiesto se il rifiuto da parte del board non fosse «semplicemente una tattica di ritardo volta a tentare di preservare le posizioni redditizie del ceo e dei membri del consiglio di amministrazione». L’investitore miliardario, che possiede una quota del 10,85% in Xerox e una partecipazione del 4,24% in Hp, ha precedentemente definito la fusione delle due società come la scelta più ovvia e naturale, «senza neanche stare a pensarci».
Icahn nella lettera ha esortato quindi gli azionisti di Hp a unirsi a lui e a fare pressioni sul board dell’azienda di Palo Alto che, secondo l’investitore, è destinata a fallire se il cda procederà, da solo, con un piano di ristrutturazione di dubbio valore. «Non riesco a credere che la riluttanza del consiglio di amministrazione di Hp sia dovuta a una reale fiducia nel suo piano di ristrutturazione in autonomia che il mercato, gli azionisti e gli analisti hanno trattato con estrema indifferenza e che sembra consistere in poco più che riordinare le sedie a sdraio sul Titanic», ha concluso Icahn. (riproduzione riservata)
