Come se i negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina non fossero già abbastanza complicati, il territorio di Hong Kong si profila ora come un potenziale killer dell'accordo.
Il governo cinese sta rivolgendo note sempre più minacciose in risposta alle continue proteste degli abitanti di Hong Kong, che chiedono una riforma democratica per preservare la libertà promessa dalla Cina per 50 anni dopo la fine del protettorato britannico, nel 1997. Yang Guang, portavoce dell'Ufficio cinese per gli affari di Hong Kong e Macao, ha detto martedì 6 agosto che "coloro che giocano con il fuoco finiranno per perire" e ha avvertito che la Cina ha "un enorme potere" di mettere fine alle proteste.
Tale potere include la presenza di una guarnigione dell'Esercito di Liberazione del Popolo a Hong Kong. Il capo dell'esecutivo, Carrie Lam, ha detto lunedì 6 che Hong Kong è "sull'orlo di una situazione molto pericolosa" e ha promesso di ristabilire l'ordine. Yang ha fatto eco a queste parole quasi alla lettera.
La responsabilità è tutta della signora Lam e dei suoi sostenitori a Pechino. Il suo tentativo di far passare una nuova legge che permette l'estradizione verso la Cina continentale ha scatenato le proteste. Ora la Lam dice che la legge è morta, ma si è rifiutata di ritirarla. Si rifiuta anche di permettere un'indagine sulle tattiche violente contro i manifestanti della polizia e delle gang sostenute dalla Cina.
La Cina ha frustrato le richieste di democrazia escludendo molti candidati favorevoli all’apertura democratica e assicurandosi che i suoi factotum gestissero il governo di Hong Kong. Gli abitanti di Hong Kong protestano nelle strade perché non hanno altro modo di difendere le loro libertà.
Il rischio per la stabilità è che il presidente cinese Xi Jinping decida di inviare truppe per schiacciare le proteste. Questo porterebbe sicuramente a scontri violenti e forse a spargimenti di sangue. Una simile invasione danneggerebbe Hong Kong come porto per il libero scambio e la finanza. Ma Xi potrebbe vedere questa eventualità come meno rischiosa del permettere che le proteste continuino ad essere un esempio democratico per il continente.
In questo contesto è un peccato che la scorsa settimana il presidente Trump abbia dato a Xi un lasciapassare su Hong Kong. Interrogato sulla preoccupazione che l'esercito cinese possa intervenire, Trump ha detto: "Beh, probabilmente sta succedendo qualcosa a Hong Kong perché da molto tempo ci sono proteste di piazza. E non so quale sia l'atteggiamento della Cina. Qualcuno ha detto che a un certo punto la Cina vorrà fermare tutto ciò. Ma questa è una questione tra Hong Kong e la Cina, perché Hong Kong fa parte della Cina. Dovranno occuparsene loro. Non hanno bisogno di consigli".
Ma Xi ha bisogno di consigli per non invadere Hong Kong se vuole un accordo commerciale. Hong Kong non è solo una questione cinese. Il futuro del territorio è una questione internazionale perché la Cina ha promesso "un paese, due sistemi" in un trattato con la Gran Bretagna. Questo status speciale è la base di una legge statunitense che concede a Hong Kong privilegi commerciali e di concessione del visto non concessi alla Cina.
Trump potrebbe pensare che, dando a Xi un lasciapassare su Hong Kong, possa aumentare le possibilità di un accordo commerciale, ma si sbaglia anche su questo. Se l’Esercito di liberazione del popolo marciasse su Hong Kong, e se ci fossero arresti di massa e uccisioni, i Democratici useranno le parole di Trump per sostenere che il presidente abbia avallato una repressione cinese.
Dovrebbe anche affrontare la schiacciante opposizione bipartisan in seno al Congresso nei confronti di un accordo commerciale. E potrebbe dover affrontare pressioni per imporre alla Cina dazi più severi di quelli che ha già imposto. Se vuole un accordo commerciale, che dica a Xi di tenere le truppe cinesi fuori da Hong Kong.
