Date un po' di fiducia al presidente Trump. Il suo salto nel buio della diplomazia personale con Kim Jong Un ha rotto ogni convenzione, ma ha creato un'apertura per ridurre il rischio di guerra nucleare. La domanda, ora che Trump è nel suo secondo vertice con la Corea del Nord, è se quella bonomia reciproca può tradursi in misure tangibili che riducano effettivamente questo rischio.
Finora non è stato così, nonostante le affermazioni di Trump. I modesti progressi sono stati di natura diplomatica. I funzionari statunitensi e nordcoreani stanno dialogando come non facevano da decenni, o come non mai, e l'anno scorso il Nord ha liberato, senza la solita estorsione, un americano che aveva vagabondato dalla Cina alla Corea del Nord. Le tensioni lungo la zona smilitarizzata tra Nord e Sud sono minori.
Tuttavia, il Nord conserva le sue armi, i missili per lanciarle e le strutture per ricercarne e costruirne di più. Pyongyang non ha testato un'arma da più di 400 giorni, ma ha già fatto abbastanza progressi da potersi permettere una pausa. Il Nord ha anche rifiutato di consegnare un elenco del suo inventario nucleare e dei siti correlati. Gli Stati Uniti in origine volevano una lista del genere prima che i colloqui potessero procedere, ma ora sembrano disposti ad aspettare. Senza tale lista, gli Stati Uniti non possono sapere cosa il Nord deve smantellare, né confrontarla con ciò di cui è conoscenza l'intelligence americana.
Gli Stati Uniti e la Corea del Nord non sono nemmeno d'accordo sulla definizione di denuclearizzazione. Il primo vertice dell'anno scorso a Singapore ha glissato sul punto, e oltre impegni generici da parte di Kim, poco è emerso. Il presidente ha detto al popolo nordcoreano nel suo discorso di Capodanno che vuole denuclearizzare e concentrarsi sull'economia, ma non è chiaro che cosa significa in dettaglio.
Gli Stati Uniti, al contrario, hanno annullato almeno nove esercitazioni militari con la Corea del Sud. Trump ha eliminato dal tavolo dei negoziati il cambio di regime e ha dato al Nord un pass sui diritti umani. Gli Stati Uniti stanno lasciando che gli aiuti economici affluiscano al Nord, e la Corea del Sud vuole espandere i legami commerciali con il Nord a qualsiasi condizione. Le sanzioni rimangono in vigore, ma la loro applicazione è rimasta indietro nel disgelo diplomatico.
I negoziatori americani dicono che il loro obiettivo a Hanoi questa settimana è quello di trasformare gli impegni generali di Kim in azioni specifiche e in una "tabella di marcia per i negoziati". A sua volta gli Stati Uniti si preparano ad offrire ulteriori concessioni, come un accordo formale per porre fine alla guerra di Corea o l'apertura di uffici di collegamento a Washington e Pyongyang.
Il rischio è che ciò si trasformi nella stessa estesa trattativa con il Nord che è già fallita in passato. Kim può chiedere che gli Stati Uniti allentino significativamente le sanzioni prima di produrre qualcosa di sostanzioso sulle armi nucleari. Ma una volta che le sanzioni cominceranno ad essere più lasche, sarà difficile ripristinarle se la Corea del Nord venisse meno alle sue promesse. Più lunghe sono le trattative, meglio è per il Nord.
Poi c'è la diplomazia personale di Trump, e qui, chi lo sa? Il Presidente si considera uno dei più grandi negoziatori del mondo e sembra credere di avere un'intesa con il giovane Kim.
È così che spesso si commettono errori strategici. Trump ha abbandonato le esercitazioni militari Usa -Corea del Sud nonostante i dubbi del Pentagono e ha deciso di rimuovere le truppe americane dalla Siria durante una telefonata con il Presidente della Turchia. Che cosa farebbe Trump se Kim chiedesse un ritiro parziale delle truppe americane in Corea del Sud?
Trump sta giocando sulle possibilità di crescita economica che il Nord avrebbe se scegliesse il disarmo nucleare, e ha chiarito che la dinastia Kim può continuare a governare. L'intelligence americana ha concluso che la Corea del Nord non rinuncerà mai alle sue armi nucleari. Molto dipende, quindi, dal fatto che Kim voglia davvero un futuro migliore per il suo paese.
Ronald Reagan ebbe la forza di lasciare il vertice di Reykjavik nel 1986, quando Mikhail Gorbaciov gli chiese di smantellare le difese missilistiche statunitensi. Allora fu ampiamente criticato, ma i sovietici tornarono al tavolo perché sapevano che stavano perdendo la Guerra Fredda. Trump è chiaramente ansioso di ottenere un trionfo di politica estera nella sua corsa verso le elezioni del 2020. Ma un accordo favorevole per lui si rivelerà una sconfitta, a meno che Kim non mostri un impegno molto più tangibile di quanto abbia fatto finora, per diventare nuclear free.
