La via crucis del governo britannico sulla Brexit dimostra che c’è una cosa che ancora unisce Londra al continente: la crescente difficoltà di governare le nazioni dell'Europa occidentale, in un momento in cui i nuovi scismi in atto hanno reso difficile il raggiungere una maggioranza per qualsiasi strada da intraprendere.
La decisione del primo ministro britannico Theresa May di ritardare un voto parlamentare sul suo accordo di ritiro dall'Unione Europea, e di evitare un'umiliante sconfitta che avrebbe potuto far cadere il suo governo, sta rimarcando le settimane più tese per la Brexit da quando i britannici hanno votato per lasciare l'UE nel 2016. Nel frattempo, in Francia, Italia, Germania e Spagna, altri drammi politici stanno cuocendo a fuoco lento. Le questioni e le trame differiscono da paese a paese, ma nonostante le tendenze internazionali molto discusse, come l'aumento del populismo, "la politica europea è e rimane, prima di tutto, una politica nazionale", dice Cas Mudde, scienziato politico dell'University of Georgia. I fattori di fondo hanno in comune una certa somiglianza: le forti divisioni su economia, cultura e geografia mettono a dura prova la longevità dei governi o la capacità di perseguire i loro obiettivi.
Le grandi e in parte violente proteste di piazza della Francia contro il presidente Emmanuel Macron e la sua agenda pro-business stanno hanno messo in luce i malumori che riecheggiano quelli della Brexit, o l'ascesa dei partiti di anti-establishment in Italia. Un decennio dopo la crisi finanziaria, le famiglie ancora in difficoltà si sentono abbandonate dai leader della politica e dell'economia, la cui cultura, la parola e persino l'abbigliamento sembrano più in sintonia con le scintillanti città globalizzate come Parigi, Londra o Milano che con le città di provincia, dove vive la maggior parte della popolazione.
Politiche specifiche, come l'ormai differito aumento delle tasse sul carburante voluto da Macron, sono diventate un parafulmine per una Francia provinciale che prova risentimento verso la sua élite metropolitana. Macron, un raffinato quarantenne banchiere d'investimento eletto presidente l'anno scorso, è ora ampiamente visto come arrogante e senza tatto. Ma i sondaggi mostrano che anche i rivali del presidente centrista, a destra e a sinistra, fanno fatica a ottenere popolarità, evidenziando la frammentazione dell'opinione pubblica in un'Europa in cui pochi messaggi riescono a convincere più di un segmento della società.
Il Regno Unito sembra un'eccezione alla frammentazione dei partiti: i conservatori al governo della signora May e l'opposizione laburista di sinistra dominano, aiutati da un sistema elettorale che mantiene piccoli i rivali. Ma la battaglia su come fare Brexit, e se ripensarci o meno, si sta giocando tra le fazioni all'interno di ciascuno dei partiti. "Ci sono due grandi partiti, ma sono disperatamente divisi internamente", dice Anand Menon, professore di politica europea al King's College di Londra. Non sono solo i mal di testa pratici della Brexit a spaccare i partiti, dice Menon, ma anche un divario culturale tra liberalismo sociale e conservatorismo sociale, così come una spaccatura tra Londra e l'Inghilterra provinciale.
Una rivolta geografica ha anche riordinato la politica italiana alle elezioni all'inizio di quest'anno, quando l’anti-establishment Movimento 5Stelle ha schiacciato i partiti tradizionali nel sud del paese, mentre la Lega localista ha fatto lo stesso nel nord. La coalizione tra i due movimenti insorti ha prodotto uno dei governi con più ampia maggioranza d'Europa. Molti osservatori italiani hanno notato paralleli tra i due partiti e le preoccupazioni dei gilet gialli che manifestano in Francia. Ma le promesse economiche dei due partiti, in competizione tra loro, si scontrano con la realtà della fragile finanza pubblica italiana. La fuga degli investitori dai titoli di stato e dalle banche italiane ha spinto un'economia già in rallentamento sull'orlo della recessione. La Lega e i 5 stelle stanno cercando di ridimensionare i loro piani di spesa per conformarsi alle regole del bilancio Ue che avevano precedentemente denunciato. Ma la ricerca di un compromesso sta alimentando la tensione tra i due partiti, e i dubbi su quanti mesi ancora durerà il governo.
La Germania, a differenza di altri paesi, sembra politicamente più stabile rispetto a qualche settimana fa. L'erede prescelto del cancelliere Angela Merkel, Annegret Kramp-Karrenbauer, è diventata leader del suo partito di centro-destra, l'Unione Democratica Cristiana, segnalando continuità dopo un anno di forti pressioni sulla Merkel. AKK, come è più nota, ha subito prodotto per il suo convalescente partito un lieve miglioramento nei sondaggi d'opinione, almeno per ora. Ma non è chiaro per quanto tempo questo cambiamento sosterrà la CDU, che è stata schiacciata dall'ascesa dei Verdi a sinistra e dall'Alternativa per la Germania, partito anti-immigrazione, a destra. La Merkel può aver guadagnato tempo come cancelliere, ma solo cedendo una buona parte del suo potere effettivo.
In Spagna, il Vox, in precedenza minuscolo movimento di estrema destra, ha ottenuto un clamoroso 11% dei voti in un'elezione regionale in dicembre, complicando potenzialmente un panorama partitico già frammentato. Il governo socialista, in mancanza di una maggioranza parlamentare per approvare la legge di bilancio, è ampiamente previsto cadere all'inizio del 2019, il che porterà a elezioni anticipate.
La politica in Spagna, così come nei piccoli Stati membri dell'UE come il Belgio, la Svezia e i Paesi Bassi, si traduce attualmente solo in una serie di lotte prolungate per formare e sostenere un governo.
I travagli di Macron e May e il declino dell'autorità della Merkel, dimostrano che le maggiori potenze europee ora sono tutte concentrate sulla sopravvivenza politica interna, in un momento in cui Stati Uniti, Cina e altri paesi stanno riformando l'ordine internazionale, dal commercio alla sicurezza.
"In tutti i grandi paesi europei c'è una vera e propria sfida al vertice, per ragioni differenti", afferma Mujtaba Rahman, amministratore delegato della società di consulenza politica Eurasia Group. "Ma la conseguenza è che ciò renderà difficile trovare una soluzione a tutte le sfide politiche che l'Europa dovrà affrontare nei prossimi anni, dal commercio all'immigrazione alla riforma della zona euro".
