Un sabato mattina dello scorso autunno, mi sono seduto alla mia scrivania e ho cancellato il mio account Twitter. L'ho fatto per una serie di ragioni. La privacy, per esempio: Il pensiero di persone a me sconosciute che si aggiravano intorno al mio account mi ha messo a disagio. L’ho fatto anche per una questione di distrazione. La maggior parte dei clienti abituali di Twitter confessa di aver perso ore a seguire commenti idioti e filippiche varie per le quali il mezzo è diventato famoso.
Questo mi porta alla ragione principale per aver cancellato il mio account: non sono Dio.
Twitter, e mi sembra di capire che questo si applica in misura minore ad altri social media, dà la consapevolezza, o almeno l'impressione di una consapevolezza, di ciò che centinaia o addirittura migliaia di persone stanno pensando in questo momento. Se seguite più di un piccolo numero di account, probabilmente troverete, oltre ad un po' di arguzia e un link occasionalmente utile, un'immensa quantità di materiale che è a sua volta ottuso, assurdo, meschino e mendace. Eppure, questi tweet susciteranno la vostra ira o curiosità. Potrete approfondire i contesti in cui questi scambi avvengono, e dopo poco tempo avrete preso in considerazione una vasta gamma di discorsi feroci, diffamatori e stupidi.
Le lamentele secondo cui troppe persone rendono pubblici i loro pensieri male informati non sono nuove. Nel 1802 il critico scozzese Francis Jeffrey si lamentava così sulla Edinburgh Review: "parrucchieri e camerieri scrivono versi amatoriali; i baristi pubblicano opuscoli politici; e calzolai e sarti stupiscono il mondo con piani per riformare la Costituzione". Se queste righe sembrano irrimediabilmente èlitarie nell’attuale epoca egalitaria, ma Twitter è la ridicola conclusione della propensione lamentata da Jeffrey.
Ritengo che la consapevolezza istantanea di tanta follia non sia sana per la mente umana. Passare del tempo su Twitter era diventato, per me, un'esperienza profondamente demoralizzante. Spesso, soprattutto quando qualche polemica di importanza nazionale provocava un gran numero di tweet di utenti con le loro opinioni al riguardo, uscivo da Twitter esasperato, quasi fino al punto di follia.
Ho pensato a un versetto del 94° Salmo della Bibbia: "Il Signore conosce i pensieri dell'uomo, sa che sono vanità". Dopo un'ora o giù di lì passata a guardare le stupidità umane scorrere sul mio schermo, mi sono sentito come se fossi sprofondato in qualche terribile abisso in cui solo Dio può guardare con sicurezza. Non spettava a me conoscere i pensieri dell'uomo.
Swaim scrive una rubrica di recensioni di libri politici per il WSJ
