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WSJ / E' solo un'illusione il piano della Warren per l'assistenza sanitaria

di The Editorial Board
04 novembre 2019, 16:25 Ultimo aggiornamento: 16:33

Le sue idee di finanziamento e di risparmio per dare assistenza sanitaria statale a tutti gli americani non hanno alcun rapporto con la realtà

Ora sappiamo perché Elizabeth Warren ha impiegato così tanto tempo a rendere noti i dettagli del finanziamento del suo piano di assistenza sanitaria per tutti (Medicare-for-All). Le 20 pagine di spiegazioni che ha pubblicato venerdì 1 rivelano che sta contando su idee di risparmi sui costi e di nuove entrate che sono solo fantasie fiscali e sanitarie.

Sicuramente non si può criticare il nuovo principale candidato democratico alle elezioni presidenziali di mancanza di ambizione. Malgrado le critiche dei suoi colleghi candidati democratici, è sempre più coerente nel suo programma di copertura statale dell'assistenza sanitaria americana, compresa l'eliminazione dell'assicurazione privata ora detenuta da 170 milioni di americani. Continua a sostenere che questo costerà "non un centesimo in aumenti delle tasse della classe media". Insomma, cammina sull'acqua.

Cominciamo con la matematica fiscale generale, che già da sola è sconcertante. La Warren ammette che il suo piano costerà solo "leggermente" meno dei 52 trilioni di dollari che gli Stati Uniti dovrebbero spendere per l'assistenza sanitaria nei prossimi 10 anni. Deduce da ciò quanto lo Stato federale spende attualmente per Medicare e Medicaid, più altri 6000 miliardi di dollari con cui i singoli stati contribuiscono a Medicaid, il programma sanitario statale per i bambini e i benefici per i lavoratori statali.

Restano quindi da finanziare 30 mila miliardi di dollari, ma il senatore Warren agita la sua bacchetta e sostiene che il conto vero  sarà di 20.500 miliardi di dollari. Fa svanire il resto realizzando magici risparmi da cose come la "riforma globale dei pagamenti". Una delle sue idee è la perenne e resistente riforma dei cosiddetti "pagamenti a pacchetto", che non sono riusciti a ridurre i costi come promesso dall’ Obama Care.

La Warren inoltre sostiene che gli ospedali sarebbero rimborsati a una media del 110% degli attuali tassi di Medicare, con il che respinge la critica secondo cui l’attuale Medicare sotto-compensa le cure al paziente. Ma gli ospedali ora si basano su pagamenti da parte delle assicurazioni private per rimanere in attività, e il 110% di ciò che Medicare paga ora non sarà quasi sufficiente a compensare la perdita di quel denaro privato.

Divertente anche la sua previsione di risparmi derivanti dal "ripristino della concorrenza sanitaria". Poiché  tutti avranno una buona assicurazione, dice, "i fornitori dovranno competere su cure migliori e tempi di attesa ridotti per attirare più pazienti". Ma se il governo finirà per controllare tutti i prezzi e i rimborsi, quale incentivo ci sarebbe per competere?

C'è un motivo per cui ogni sistema sanitario al mondo gestito dallo stato raziona le cure. La  Warren non lo ammette esplicitamente a proposito del suo nuovo e coraggioso mondo della salute, ma vi si avvicina. Se la spesa sanitaria statunitense superasse la crescita del PIL, dice,  "Utilizzerò le politiche disponibili, che includono budget globali, bilanci basati sulla popolazione e riduzioni automatiche dei tassi, per riportarla in linea".

In una parola, il razionamento. E questa non è una sorpresa, dal momento che attribuisce il consiglio per lo sviluppo di gran parte del suo piano a Donald Berwick. Era un sostenitore dell'Independent Payment Advisory Board di ObamaCare, noto tristemente come la tavola rotonda sulla morte, che il Congresso ha abrogato l'anno scorso con un voto bipartisan.

 

La Warren imporrebbe anche ai produttori di farmaci statunitensi dei controlli basati sui prezzi esteri, motivo per cui i pazienti in Francia e nel Regno Unito hanno accesso solo a circa la metà dei nuovi farmaci disponibili negli Stati Uniti. I produttori statunitensi che non accettano la negoziazione dei prezzi della candidata Warren sarebbero colpiti da una pesante imposta sui loro profitti. E minaccia anche di confiscare i loro brevetti.

I dettagli su come finanziare i 20.500 miliardi che mancano sono ancora più fantastici. Inizia con il suo "Employer Medicare Contribution”. Invece di pagare i premi per la salute dei dipendenti, le aziende staccherebbero un assegno allo zio Sam per un importo di 8.800 miliardi di dollari in 10 anni, sulla base  di quanto pagano ora.

La Warren afferma che per ogni datore di lavoro  i costi sanitari per dipendente  rimarrebbero più o meno gli stessi, ma i costi salariali di questo tipo sono essenzialmente imposte sulla classe media dei dipendenti. Fissare i costi aziendali per dipendente a una data futura sarebbe anche un incentivo per le aziende a ridurre la loro copertura attuale per ridurre appunto i costi futuri. In questo modo i dipendenti otterrebbero una copertura peggiore di quella che ora hanno. Se questo "contributo del datore di lavoro" raccoglie meno denaro di quanto previsto, il ripiego è quello di colpire "grandi aziende con retribuzioni estremamente elevate e piani di riacquisto delle azioni".

Nel frattempo, vuole anche aumentare l'aliquota dell'imposta sulle società dal 21% al 35%, estendendola ai proventi guadagnati in tutto il mondo, senza dedurre le imposte già pagate all’estero. Sostiene che da ciò deriverebbero 1.750 miliardi di dollari in 10 anni, il che è fantasioso, poiché sarebbe un incentivo immediato per le aziende a trasferirsi all'estero.

La Warren inoltre raddoppia anche sui suoi piani per prosciugare i ricchi, supponendo che ce ne siano ancora dopo le sue altre proposte fiscali. Vuole una nuova imposta annuale sulle plusvalenze non realizzate dell'1% delle famiglie più ricche (raccogliendo 2.000 miliardi di dollari in 10 anni), il che significa che si pagano imposte anche se non si è venduto il bene. Cortesemente aggiunge che i contribuenti potrebbero compensare i guadagni con perdite in anni negativi, ma questo porterebbe a fluttuazioni estreme delle entrate di anno in anno.

La Warren ha già proposto un'imposta patrimoniale del 2% sui beni di oltre 50 milioni di dollari, che dovrebbe pagare i programmi per l’istruzione, la cura dei bambini e i piani di remissione del debito degli studenti universitari. Ora vuole aggiungere un'imposta annuale del 6% sugli americani con più di 1 miliardo di dollari di ricchezza, che, secondo lei, raccoglierebbe 3.000 miliardi di dollari. La maggior parte degli economisti, compreso il democratico Larry Summers, ritiene che un'imposta sul patrimonio incasserebbe molto meno, a causa dell'evasione fiscale, motivo per cui molti paesi europei hanno abrogato le loro imposte sul patrimonio.

Ma, non preoccupatevi, la Warren assumerebbe un nuovo esercito di esattori per colmare quello che lei chiama il 15% di "divario fiscale" tra ciò che la gente deve al fisco e ciò che paga. Il senatore sostiene che ciò varrà 2.300 miliardi di dollari in entrate aggiuntive. Ciò è un altro vecchio ritornello  del Congresso che non produce mai quanto prevede.

Oh, e  la Warren sostiene che risparmierà 800 miliardi di dollari tagliando le spese per la difesa per le operazioni di emergenza all'estero, che il senatore lo definisce un "fondo fangoso", ma è davvero il conto per finanziare le operazioni correnti all'estero con prontezza. Si tornerebbe così agli anni di Obama, fatti di tagli alla difesa anche se le minacce globali da parte delle potenze regionali e delle nuove tecnologie sono in aumento. Questa è un'iper-fantasia.

La vulnerabilità politica di tutto ciò non è sfuggita ai concorrenti democratici. Un portavoce di Joe Biden ha detto sabato 2  che la Warren "sta abbassando il costo del suo piano di oltre 10.000 miliardi di dollari" e non sta dicendo la verità sulle tasse "che uscirebbero dalle tasche dei lavoratori". Il risultato più probabile, se il suo piano diventasse legge, sarebbe un'imposta sul consumo sul valore aggiunto per la classe media.

La Warren sta cercando di vendere un'illusione e farla sembrare un atto di coraggio politico. Al confronto, l’affermazione di Donald Trump secondo cui il Messico avrebbe pagato per costruire il muro era più credibile.


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

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