La Catalogna, la regione spagnola teatro lo scorso ottobre di un finto referendum sull' indipendenza, eleggerà la prossima settimana un nuovo parlamento locale e il risultato sarà probabilmente inconcludente.
I sondaggi d' opinione suggeriscono che il prossimo parlamento regionale sarà diviso sulla base dell’atteggiamento sull'indipendenza, l'unica questione politica che veramente conta in queste elezioni. Secondo un recente sondaggio, i partiti a favore dell’indipendenza otterrebbero il 44,4%, mentre quelli antiseparatisti sarebbero al 44,3%. Ognuno dei due blocchi contrapposti difficilmente otterrà i 68 seggi necessari per la maggioranza. Decisivo potrebbe essere il partito di estrema sinistra Podemos, che a sua volta è diviso sull' indipendenza.
Questa indecisione può deludere i cittadini e gli investitori stranieri, che speravano che l’elezione avrebbe definitivamente risolto la crisi politica della Catalogna. Ma l’ambiguità è essa stessa una soluzione.
Un risultato misto finirà per rammentare ai separatisti della linea dura e ai loro cheerleaders stranieri che l'indipendenza non ha una maggioranza in Catalogna. Il referendum di ottobre, in cui quasi tutti i partecipanti erano separatisti, aveva creato l’illusione di un sostegno schiacciante con il suo 90% di risultato a favore. Il voto della prossima settimana, al quale parteciperanno i partiti e gli elettori di tutte le fasce, rappresenterà un quadro più veritiero dell’opinione pubblica.
La matematica elettorale sta già avendo i primi effetti utili. Marta Rovira, vice leader e candidata a capo di ERC, uno dei principali partiti favorevoli all' indipendenza, ha ritirato il suo precedente sostegno a un’aggressiva spinta verso l’indipendenza. Ora si rifiuta di fissare un calendario e insiste sul fatto che il separatismo avvenga attraverso i negoziati con Madrid. Questo è un passo importante verso il centro, dato che il leader del suo partito è in prigione per sedizione e ribellione, entrambe legate al sostegno del finto referendum di ottobre.
Questa decisione premia la strategia del primo ministro Mariano Rajoy di ritardare il tentativo di una soluzione definitiva fino a quando le temperature si raffreddino, effetto netto della sua controversa decisione di imporre regole dirette da Madrid per il voto della prossima settimana.
Negli anni a venire la Spagna affronterà una serie di dibattiti riguardanti revisioni costituzionali che potrebbero aprire la porta a un nuovo accordo con la Catalogna e le altre regioni. Se, prima di quella discussione nazionale, l’elezione della prossima settimana produrrà un parlamento regionale più moderato e rappresentativo, i residenti della Catalogna ne saranno i grandi vincitori.
