skin track

Vivendi pensa all'ipo di Universal
WSJ Leggi dopo

Vivendi pensa all'ipo di Universal

di Nick Kostov
MF - Numero 100 pag. 13 del 24/05/2017

La rinascita dell’industria musicale, alimentata dall’ascesa dei servizi di streaming, sta tentando la controllante del gruppo discogrfico, che potrebbe approfittarne per attingere fondi dal mercato.

La rinascita dell’industria musicale, alimentata dall’ascesa dei servizi di streaming, sta tentando la controllante di Universal Music Group ad approfittarne mediante un'offerta pubblica iniziale.

Durante un'intervista, il ceo di Vivendi Arnaud de Puyfontaine ha fatto sapere che l’impero mediatico francese potrebbe procedere alla quotazione di una partecipazione di minoranza della casa discografica, discostandosi da un'opposizione di lunga data alla vendita anche del minimo frammento della società californiana.

 "Non è una vacca sacra", ha esclamato de Puyfontaine, aggiungendo però che il gruppo non ha piani imminenti per la realizzazione dell’Ipo.

 Questo dimostra come l'industria musicale abbia cominciato a voltare pagina dopo quasi vent’anni di declino. Le etichette che un tempo subivano gravi perdite su cd e vendite unitarie sono tornate a crescere, mentre Spotify e altri servizi corrispondono i diritti di licenza per la trasmissione delle canzoni nelle loro librerie.

"Ricordo che alcuni anni fa molti ci spiegavano di come la musica fosse un business morente e che non si sarebbe mai ripresa", ha raccontato de Puyfontaine. "Ho una buona memoria, e i fatti li stanno smentendo”.

Con lo streaming in abbonamento emerso in quanto possibile modello di business per l'industria musicale e una crescita che supera la diminuzione delle vendite di supporti fisici in negozio e download digitali, Universal Music è stato un punto luminoso per Vivendi. Insieme ai competitor Warner Music Group e Sony Music Entertainment rastrella royalty ogni volta che gli ascoltatori accedono alle canzoni attraverso i servizi di streaming.

Nel 2016 i ricavi globali del settore dalla musica registrata sono cresciuti del 6% a 15,7 miliardi di dollari, il più grande guadagno anno su anno da quando l’International Federation of the Phonographic Industry ha avviato i rilevamenti sul mercato nel 1997. L'aumento è dovuto in gran parte a un incremento del 60% nei ricavi da streaming, che ora ammontano a 3,9 miliardi di dollari.

Per quanto i dirigenti delle etichette siano sollevati da un simile esito, riconoscono anche che un solo anno di crescita solida non è esattamente una garanzia che la tendenza si sia invertita.

Tra gli altri problemi, né Spotify né i rivali hanno mai registrato un utile. Per rimediare, questi servizi potrebbero necessitare di un abbassamento delle royalty alle case discografiche come Universal.

Il nascente recupero "non cancella i 15 anni di declino, o la persistente incertezza sul futuro", ha scritto in un post Cary Sherman, ceo dell’associazione di categoria all'inizio di quest'anno.

Tuttavia, De Puyfontaine ha affermato che il titolo di Vivendi potrebbe essere sottovalutato in quanto non riflette il valore reale dell'unità musica. Alcune banche d’investimento stimano che l'idea di un collocamento porti il valore della divisione fino a 20 miliardi di euro, ha rivelato il General Counsel di Vivendi Frederic Crepin agli azionisti il mese scorso. Gli analisti calcolano un livello più prossimo a 13 miliardi di euro.

Negli ultimi tre anni Vivendi ha subito una profonda trasformazione ma de Puyfontaine e Vincent Bolloré, presidente e principale azionista, devono ancora convincere gli investitori che la società abbia prospettive di crescita promettenti. Due anni fa il colosso d’Oltralpe ha ignorato gli appelli di un azionista attivista a sbloccare il valore cedendo una parte o la totalità di Universal.

Inoltre, a sentire gli investitori, il collocamento di una quota di Universal Music Group potrebbe complicare i tentativi finalizzati alla definizione di sinergie tra i business del gruppo di musica, film, televisione e videogiochi. Potrebbe diventare una distrazione, aggiungendo un onere normativo e facendo lievitare il tempo che Lucian Grainge, ceo di Universal Music Group, dovrebbe dedicare agli investitori di Wall Street. La settimana scorsa Bolloré ha incontrato Grainge in California, ma secondo persone che hanno familiarità con la vicenda, non avrebbe discusso di un eventuale sbarco in borsa. Il portavoce di Universal non ha voluto commentare.

 "Può avere un qualche senso per aumentare il valore delle azioni, ma non ne ha in termini di strategia globale", ha concluso l’analista di uno dei principali investitori del gruppo. "Sarebbe giusto per dire agli analisti: 'Guardate, la mia quotazione azionaria è sottovalutata'".

Le azioni di Vivendi sono salite di circa il 3,7% da quando Bolloré ha assunto la presidenza tre anni fa, e investitori e banchieri sono ancora scettici su come la strategia possa andare a buon fine e dare vita a un colosso media focalizzato sull'Europa Meridionale. In confronto, l'indice blue chip francese ha segnato un rialzo del 18% nel periodo e l'indice dei titoli media europei ha guadagnato il 15%. E questo nonostante Vivendi abbia restituito 8 miliardi di euro in contanti agli azionisti tramite dividendi speciali e riacquisto di azioni proprie.

Ma de Puyfontaine è imperturbabile. Ha sottolineato che il conglomerato ha un vantaggio sulla concorrenza grazie alla combinazione di contenuti propri, lo sviluppo di partnership con le società di telecomunicazioni per la loro distribuzione, e il controllo dei dati sulla loro fruizione. "Stiamo dimostrando giorno dopo giorno che le nostre attività stanno lavorando insieme e che stanno creando molto più valore per Vivendi rispetto alla somma delle nostre parti", ha dichiarato.

Please click here to read this article in English on The Wall Street Journal


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza