Primo trimestre in frenata per le esportazioni italiane di vino con un calo a valore del 13,3%; segno positivo, invece, per gli spiriti con 5,8% nei primi due mesi. Sul fronte interno salgono le vendite nel canale della grande distribuzione organizzata di vini (+2,2%) e spumanti (+8,7%), mentre sui consumi fuori casa, pesa l'effetto dell'inflazione, tranne che nella ristorazione di fascia alta. Questa è la fotografia scattata dall’Osservatorio Federvini, stilato in collaborazione con Nomisma e presentato all’assemblea generale della Federazione.
Il trend delle esportazioni italiane si inserisce in una cornice globale di tensioni commerciali ed equilibri geopolitici. Difatti, il primo trimestre 2026 risulta in frenata per tutti i 12 principali Paesi produttori di vino (-17,1%), con il massimo calo espresso dagli Stati Uniti, con il -38,9% di valore delle importazioni rispetto allo stesso trimestre del 2025, seguito da Cina -10,6% e Canada -10,5%. L’Italia dunque con il suo -13,3% ha performato meglio rispetto al calo complessivo della domanda. Emerge però un dato significativo: oltre il 90% dei consumatori Usa rimane fedele al prodotto italiano, nonostante i rincari dovuti ai dazi, secondo la Consumer Survey condotta su 1.200 consumatori Usa di vino, spiriti e Aceto Balsamico di Modena IGP.
«Siamo portatori di un valore strategico-economico, culturale, identitario che nessun dazio può intaccare, anche se il 2025 ci ha messo alla prova», ha dichiarato il presidente di Federvini Giacomo Ponti, aggiungendo che “le nostre imprese hanno dimostrato una capacità di adattamento straordinaria, ora è fondamentale che la ratifica dell'accordo Ue-Usa si concluda, visto che l'attuale regime al 10% in vigore fino al 24 luglio».
Il primo trimestre 2026 nella gdo italiana mostra dinamiche divergenti tra comparti. Il vino segna un lieve calo a volume (-1%), ma cresce a valore (+2,2%), con gli spumanti in accelerazione (+8,7%), confermano un trend che dura da oltre cinque anni. Gli spiriti mettono a segno un rimbalzo più sostenuto (+2,9% a volume), trainati dagli aperitivi alcolici e dai sodati; cresce anche il Gin, mentre la Grappa rimane in terreno negativo. Segno positivo per gli aceti, con vendite in gdoin crescita sia a valore (+2,4%) che a volume (+1%), trascinate dalla performance dell’aceto di mele e dalla stabilità dell’Aceto Balsamico di Modena.
Quanto ai consumi di vini e liquori fuori casa, il mercato ha toccato quota 102 miliardi nel 2025. Un settore trainato dalla ristorazione indipendente per un valore di circa 55 miliardi in leggera crescita rispetto all'anno precedente, evidenzia l'Osservatorio Federvini in collaborazione con TradeLab. Ne emerge, inoltre, un significativo divario nelle scelte delle bottiglie tra andamento delle retribuzioni e costo della vita. Secondo un'indagine su un campione rappresentativo di 1.000 consumatori italiani, infatti, l'acquisto di vini e liquori nella ristorazione sono influenzate dalla disponibilità di spesa e dal livello del locale. Il 55% dei frequentatori di locali di fascia alta dichiara, infatti, di consumare «sempre» vino o bollicine; dato che si abbassa notevolmente in quelli di fascia media al 25% e all'11% di fascia bassa all'11%. (riproduzione riservata)