skin track
Scontri a Parigi
Scontri a Parigi
L'opinione Leggi dopo

Vince Macron, la Corte Costituzionale gli dà ragione sulla riforma delle pensioni

di Guido Salerno Aletta
14 aprile 2023, 21:45 Ultimo aggiornamento: 21:52

Una sonora sconfitta per le opposizioni. Ma non sono mai stati i Tribunali a cambiare il corso della Storia

Per Emmanuel Macron è stata una vittoria su tutta la linea. La sua riforma delle pensioni ha fatto un altro passo in avanti, decisivo, sul piano giuridico: la promulgherà in questo stesso fine settimana, dopo che il Consiglio costituzionale, pur censurando disposizioni minori, ha convalidato innanzitutto l’elevazione a 64 anni dell’età del pensionamento, il nodo cruciale del conflitto, instaurato da mesi sul piano politico e sociale.

Il secondo fronte su cui Macron ha ottenuto ragione riguarda le lamentate violazioni costituzionali derivanti dalle procedure parlamentari adottate per arrivare alla approvazione della riforma: il Consiglio costituzionale le ha ritenute inconsuete ma non per questo illegittime.

.Leggi anche:

Colpo di mano di Macron sulla riforma delle pensioni: la Francia rischia il caos

Il governo di Elisabeth Borne si è trovato in particolare difficoltà per via della debolezza della rappresentanza che lo sostiene all’Assemblea nazionale: gli manca, in questa legislatura, quella maggioranza assoluta di cui beneficiava nella precedente. Sono state utilizzate tutte le norme della Costituzione della Quinta Repubblica che assicurano la governabilità quando ci sono minoranze parlamentari disomogenee e non coalizzate tra loro, che sopravanzano numericamente la maggioranza di governo e tendono a bloccare ogni decisione, come sta accadendo da un anno a questa parte.

.Leggi anche:
Miliardari, Bernard Arnault guadagna 12 miliardi in un solo giorno dopo i conti record di Lvmh

La forza del governo francese

È un sistema basato sulle prove di forza. Innanzitutto, mentre il sistema italiano prevede in via di prassi parlamentare che il governo possa porre la questione di fiducia ogni volta che lo crede opportuno sul testo che preferisce, decisione a cui segue un voto palese per appello nominale che lo obbliga alle dimissioni in caso di esito negativo, in Francia il governo può sfidare il Parlamento, dichiarando come approvato un suo provvedimento di legge.

Spetta all’Assemblea nazionale approvare in via successiva, come rimedio per sfiduciarlo, una mozione di censura sottoposta al voto segreto: per il governo è un bel rischio. Nel caso della riforma delle pensioni, la mozione presentata a tal fine da un gruppo di parlamentari indipendenti non è stata approvata in quanto i due terzi della rappresentanza gaullista, teoricamente all’opposizione, non l’ha votata: schierandosi dalla parte del governo, ha fatto mancare quella ventina di voti che avrebbero costretto il governo alle dimissioni, e forse anche allo scioglimento dell’Assemblea per ingovernabilità.

Secondo l’opposizione c’era stata una duplice forzatura costituzionale: la riforma era stata presentata come «Provvedimento di assestamento della legge annuale di finanziamento della previdenza sociale», potendo così beneficiare della ferrea disciplina dei provvedimenti di natura finanziaria: al Senato è stata ottenuta la limitazione della discussione a un oratore per Gruppo e la decadenza degli emendamenti per votare direttamente sul testo del governo.

In secondo luogo, nonostante l’Assemblea nazionale non avesse esaminato altro che i primi tre articoli della riforma, prima del ritiro del provvedimento ripresentato al Senato, si è proceduto comunque alla stesura di un testo conciliativo che avrebbe dovuto essere approvato in via definitiva da parte di entrambi i rami del Parlamento: ma, dopo il voto favorevole del Senato, l’Assemblea nazionale non ha potuto procedere oltre per il ricorso alla procedura di assunzione di responsabilità da parte del governo. Sono stati considerati semplici atti di arroganza, inconsueti ma costituzionalmente legittimi.

Il no al referendum

Il terzo fronte su cui il Consiglio costituzionale ha dato torto ai ricorrenti è stato quello della possibilità di assoggettare la riforma delle pensioni al referendum di iniziativa congiunta, parlamentare e popolare. È un sistema assai complesso, introdotto nel 2015 per assicurare il ricorso al voto popolare sulle decisioni legislative di particolare rilievo per il Paese. È una procedura in più fasi: una volta che un quinto dei Parlamentari abbia presentato la richiesta di ammissibilità al Consiglio costituzionale, scatta un periodo di nove mesi durante il quale deve essere raccolto il sostegno di almeno un decimo del corpo elettorale, circa 4 milioni ed ottocentomila firme.

Per evitare un inutile conflitto tra rappresentanza democratica e voto popolare, la Costituzione prevede che le due Camere abbiano sei mesi di tempo per esaminare il provvedimento: il referendum viene indetto se il testo non è stato approvato o comunque se non è stato esaminato almeno una volta da un ramo del Parlamento.

Il Consiglio costituzionale ha dichiarato inammissibile la richiesta di sottoporre a referendum questa legge di riforma delle pensioni, in quanto non rientra nei casi previsti dall’articolo 11 della Costituzione, che cita «le riforme relative alla politica economica, sociale o ambientale della Nazione»: due anni di lavoro in più, ovvero andare in pensione due anni più tardi non sono una riforma.

La lotta continua, dicono le opposizioni di sinistra. A destra confermano che la partita non è chiusa. Ma hanno incassato una sconfitta sonora, questo è certo. Come è certo che non sono mai stati i Tribunali a cambiare il corso della Storia. (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza