Il caso della chat di governo, in cui il caporedattore di The Atlantic, Jeffrey Goldberg era stato erroneamente inserito, si complica ulteriormente per l’amministrazione Trump.
Il capo del Pentagono Pete Hegseth, la direttrice dell’intelligence Tulsi Gabbard e il direttore della Cia John Ratcliffe avevano negato, durante la loro audizione alla commissione Intelligence del Senato, che nella chat fosse stato condiviso materiale riservato. Ratcliffe aveva sottolineato che le sue comunicazioni nel gruppo erano legali e non contenevano informazioni sensibili e il presidente Donald Trump aveva difeso il suo staff, ribadendo l’assenza di materiale riservato.
Tuttavia, queste dichiarazioni hanno posto il direttore di The Atlantic, Jeffrey Goldberg, di fronte a una scelta: pubblicare o meno parte delle conversazioni, per smentire le affermazioni governative. Alla fine, il giornale ha deciso di diffondere alcuni estratti del piano, senza entrare nei dettagli delle operazioni militari, ma sufficienti a contraddire la versione ufficiale della Casa Bianca.
Per tutelare la propria posizione, i giornalisti hanno chiesto alle agenzie di intelligence e al Pentagono se, essendo il materiale ritenuto non riservato, fosse possibile pubblicarlo. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha risposto che «come già detto più volte, non c’erano informazioni riservate», aggiungendo che, come dichiarato dal direttore della Cia e dal consigliere alla sicurezza nazionale, non incoraggiavano la pubblicazione della conversazione .
Un portavoce della Cia aveva chiesto di non divulgare il nome del capo dello staff del direttore dell’agenzia, nonostante Ratcliffe avesse affermato davanti al Senato che il dirigente non fosse sotto copertura e che la condivisione del nome fosse «assolutamente appropriata». Alla fine, The Atlantic ha scelto di non pubblicare il nome, ma ha comunque diffuso estratti del piano.
Il testo, proveniente dalla chat del 15 marzo, riguardante l’attacco agli Houthi, inizia con un messaggio che conferma la missione: «Tempo adesso (ore 11:44): condizioni meteo favorevoli. Appena confermato da Centcom (il Comando centrale, l’unità militare per il Medio Oriente) siamo pronti per il lancio della missione». In seguito, vengono riportate le tempistiche precise dell’operazione: «12:15, decollo degli F-18» e «13:45, inizio della finestra di attacco per gli F-18».
Secondo The Atlantic, Hegseth aveva pubblicato i dettagli del piano di guerra in una chat di cui non conosceva tutti i partecipanti. Tra i diciotto iscritti, infatti, c’era anche Goldberg. Il piano era stato mandato nella chat trentuno minuti prima che gli aerei statunitensi lanciassero l’attacco e due ore prima che il primo obiettivo Houthi fosse colpito. Nonostante l’incidente, Hegseth continuava a scrivere come se nulla fosse accaduto, riportando dettagli dell’operazione e concludendo con un augurio: «Buon viaggio ai nostri guerrieri». Il vicepresidente J.D. Vance, poco dopo, aveva scritto nel gruppo: «Dirò una preghiera per la vittoria». (riproduzione riservata)