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Usa, la paga del ceo torna d’oro
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Complice la corsa di Wall Street, nel 2016 sono risaliti gli stipendi dei top manager

Usa, la paga del ceo torna d’oro

di Theo Francis e Joann S. Lubin - traduzione di Giorgia Crespi
MF - Numero 056 pag. 4 del 21/03/2017

L’anno scorso le retribuzioni degli ad delle 104 maggiori aziende americane quotate sono aumentate in media del 6,8% a 11,5 milioni $. Ma c’è anche chi, come Cook e Immelt, ha subito una sforbiciata

Nella Corporate America gli stipendi tornano ad aumentare. I compensi degli amministratori delegati si spingono verso nuove vette. Da un’analisi del Wall Street Journal emerge che in riferimento all’anno fiscale 2016 la retribuzione media dei ceo di 104 delle più grandi aziende americane è salita del 6,8% a 11,5 milioni di dollari, sulla buona strada per stabilire il record post-recessione. Per quanto un paio di amministratori delagati di un certo calibro abbiano subito sostanziali sforbiciate, tra cui Tim Cook (Apple) e Jeff Immelt (General Electric), le società che hanno incrementato il compenso dei rispettivi numeri uno sono il doppio rispetto a quelle che lo hanno diminuito.

I risultati, che rappresentano una fotografica di circa un quinto dello S&P 500, sembrano suggerire che il rallentamento del 2015 sia stato temporaneo. La retribuzione annua media era scesa a 10,8 milioni di dollari nell’esercizio 2015 e la maggior parte dei ceo aveva avuto un taglio di stipendio o un aumento inferiore all’1,5%. L’inversione di tendenza sarebbe dovuta ai forti guadagni accumulati dal mercato azionario e al rimbalzo degli utili societari nel corso del 2016. «Se mai tornerà un buon anno per la retribuzione dei ceo, sarà il 2016», aveva pronosticato David Yermack, docente di Finanza alla Stern School of Business della New York University.


Le aziende incluse nell’ultima indagine del Wall Street Journal hanno generato un rendimento totale medio (quindi compresi i dividendi) di quasi il 17% nel 2016 a fronte del 4,5% del 2015. Gran parte degli aumenti sono stati assegnati nella forma di restricted stock o stock option. Secondo un’analisi di Institutional Shareholder Services (Iss), il fenomeno è frutto del fatto che l’aumento dei premi azionari ha più che compensato il calo degli incentivi in contanti. Mentre i bonus in contanti sono scesi dell’1,4%, i premi azionari sono aumentati del 7,4% e i premi in opzioni del 3%, ha osservato John Roe, direttore della ricerca per Iss. A sentire Yermack, il voto degli azionisti sulla remunerazione dei dirigenti ha costretto i cda a vincolare meglio alla performance le buste paga dei top manager. Secondo Dieter Waizenegger, direttore esecutivo del CtW Investment Group, le aziende potrebbero fare ancora di più in questo senso.


Il Wall Street Journal ha passato al vaglio gli emolumenti edei ceo di 115 società dello S&P 500. L’emblema del trend? L’amministratore delegato di Qualcomm Steve Mollenkopf, che ha intascato 11,1 milioni di dollari nell’esercizio chiuso il 25 settembre, il 6,7% in più rispetto all’anno precedente. Il produttore di chip per cellulari ha registrato un rendimento complessivo del 22,4%.


Ma, come detto, gli aumenti non sono stati generalizzati. Nel 2016 GE ha tagliato lo stipendio al leader storico Immelt del 35% a 21,3 milioni di dollari. In parte la scelta riflette il colpo inferto dal minibarile, che ha pesato sugli utili dei servizi petroliferi del gruppo, ha riferito lo stesso Immelt nella lettera annuale agli investitori. Ad Apple, che ha mancato gli obiettivi di vendita e utile operativo a causa della flessione di iPhone dello scorso anno, la retribuzione complessiva di Cook è scesa del 15% a 8,7 milioni di dollari. Recentemente il business della Mela si è ripreso, spingendo il prezzo delle azioni a massimi storici.


Per diversi dirigenti gli aumenti dello scorso anno hanno più che compensato i tagli del 2015. Al timone di Kimberly-Clark Thomas Falk ha beneficiato di un miglioramento del 29% a fronte del taglio dello stipendio del 21% nel 2015 e portando nel 2016 il compenso a 15,7 milioni di dollari. L’aumento è arrivato anche se l’anno scorso il titolo del produttore di Huggies e Kleenex ha registrato un rendimento del -7,7% rispetto al 14% dell’anno precedente. Il portavoce ha spiegato che la società considera il dato triennale del 25% e il dato quinquennale del 90% come i migliori indicatori della performance di Falk.


Alcuni dei più ricchi compensi hanno coinvolto aziende in fase di transizione o addirittura di crisi. Philippe Dauman, che in agosto è stato cacciato dal gigante dei media Viacom, ha incamerato 93 milioni di dollari, di cui 58 di buonuscita.


Al servizio di Johnson Controls International nell’esercizio chiuso al 30 settembre Alex Molinaroli ha intascato 46,4 milioni, più del doppio rispetto all’anno precedente. Lo scorso autunno ha coordinato lo scorporo del business dei componenti auto, cui si deve una parte significativa delle entrate, e ha portato a termine la fusione da 14 miliardi di dollari con Tyco International.


In quanto amministratrice delegata di Hewlett Packard Enterprise Meg Whitman ha incassato 35,6 milioni nell’esercizio chiuso al 31 ottobre, più del doppio dei 17,1 milioni di dollari ottenuti un anno prima. Una clausola prevedeva una speciale assegnazione di strumenti rappresentativi di capitale vincolata al lancio di Hp Enterprise. Oltre a questo una tantum, «gli obiettivi di Meg sono rimasti immutati nel corso degli ultimi tre anni», ha riferito un portavoce.


Le altre due amministratrici delegate inserite nell’analisi del Wall Street Journal sono Virginia Rometty di Ibm, che ha percepito 32,7 milioni (il 65% rispetto all’anno precedente), e Denise Morrison di Campbell Soup, che ha riscosso 12,9 milioni (+37%). Il pacchetto 2016 della Rometty include 1,5 milioni di stock option, che non può esercitare pienamente a meno che la quotazione di Ibm non salga significativamente. Invece la portavoce di Campbell ha specificato che la paga della Morrison è in linea con il suo contributo ai risultati della società e con il trattamento di cui godono le controparti.


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


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