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Adolfo Urso, Mimit
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Parla il ministro Urso: «Più occupati e meno crisi. Ora il rilancio di Stellantis». Sull’ex Ilva decide Palazzo Chigi

01 maggio 2026, 10:00 Ultimo aggiornamento: 10:06

A un anno dalla fine della legislatura, il titolare del Mimit fa un bilancio a Milano Finanza: «La disoccupazione ai minimi storici. Il Piano Italia di Stellantis segna un cambio di rotta rispetto all’era Tavares. Puntiamo su rinnovabili e nucleare per l’autonomia energetica»

Non esiste ricorrenza più necessaria del primo maggio per misurare la distanza tra le promesse della politica e la realtà del fare. Dal nuovo taglio delle accise al calo dei tavoli di crisi, in quest’intervista a Milano Finanza il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, rivendica i risultati raggiunti e traccia le prossime sfide industriali: il rilancio di Stellantis dopo l’era Tavares, il nodo dell’ex Ilva - ora «dossier di Palazzo Chigi» - e la spinta verso nucleare e rinnovabili. Anche perché manca un anno al termine del governo Meloni. E alle sfide nazionali vanno sommate quelle internazionali.

Domanda. Ministro, oggi è il primo maggio. Il governo ha varato un nuovo decreto Lavoro: è una risposta concreta o un intervento strutturale?
 

Risposta. La strada è quella giusta, i risultati lo confermano, e con il nuovo decreto proseguiamo nella stessa direzione. «Prima il lavoro» per noi non è uno slogan, ma un valore, come abbiamo dimostrato con chiarezza in questi anni, a cominciare dal primo provvedimento che ha reso strutturale il taglio del cuneo fiscale a vantaggio dei lavoratori.

D. I dati Istat raccontano però un mercato del lavoro ancora in chiaro scuro...

R. In questi tre anni abbiamo raggiunto risultati concreti: un milione e duecentomila occupati in più con una forte crescita dei contratti stabili, retribuzioni cresciute del 9,6% e la disoccupazione al minimo storico nei primi mesi di quest’anno, scesa dall’8,1% al 5,2%. Anche se gli ultimi dati economici evidenziano un rallentamento nella crescita perché si avvertono i primi riscontri della guerra in corso.

D. L’industria italiana mostra segni di vitalità. Come valuta il lavoro svolto nella legislatura?

R. Le imprese crescono, con un saldo positivo di quasi 57 mila unità nel 2025 abbiamo oggi il valore più alto da inizio legislatura, in un sistema reso più competitivo e dinamico. Abbiamo realizzato ben tre leggi annuali sulla concorrenza in tre anni, contro le 2 nei precedenti 15 anni. E abbiamo inoltre varato la prima legge annuale sulle pmi con la delega a riformare la legge quadro sull’artigianato che è vecchia di oltre 40 anni.

D. Restano ancora numerosi tavoli di crisi aperti al suo ministero. Quali i dossier più critici?

R. I tavoli di crisi dal 2022 a oggi si sono ridotti da 55 a 41, con un impegno che ha consentito di salvaguardare proprio i lavoratori: da Piaggio a Beko, da La Perla a Hiab, Ac Boilers, Diageo, Firema. Anche Tecnomeccanica era una sfida importante, per la quale abbiamo coinvolto Invitalia. Speriamo di fare altrettanto ora con Natuzzi. Serve la massima responsabilità.

D. Transizione 5.0 sarà operativo entro fine maggio. Nel confronto con Confindustria state valutando correttivi sul versante contratti di sviluppo?

R. Abbiamo reso lo strumento più efficiente, ancora una volta lo dimostrano i numeri: 134 contratti di sviluppo nel 2025, per un ammontare di 735,4 milioni di euro, a fronte dei 45 contratti del 2022. Tre volte di più. In totale, quasi 400 contratti di sviluppo, per un valore di oltre 1,7 miliardi di euro. Ora siamo impegnati a reperire altre risorse per realizzare nuovi bandi, compresi quelli turistico-alberghieri, e siamo al lavoro con Confindustria e Invitalia per semplificare ulteriormente le procedure, renderle più rapide ed efficaci.

D. Ha rivendicato gli effetti positivi del Piano Italia di Stellantis, ma i sindacati lo hanno bocciato. Gli impegni industriali sono sufficienti?

R. Siamo al lavoro sui fronti più critici, soprattutto a Cassino e a Termoli, in vista del tavolo Automotive che convocheremo nelle prossime settimane. Il «Piano Italia» di Stellantis, presentato al Mimit nel dicembre 2024, a cui è seguito anche il cambio di governance con un italiano alla guida del gruppo, va in questa direzione: nuove piattaforme, nuovi modelli soprattutto ibridi e anche un nuovo, sano rapporto con la filiera della componentistica, cui nel 2025 sono stati assicurati sette miliardi di contratti. Un cambio radicale di strategia rispetto all’era Tavares, i cui primi frutti si sono già evidenziati negli aumenti produttivi e nelle quote di mercato. Speriamo che i nuovi modelli appena annunciati rafforzino questa tendenza.

D. La politica può dare una spinta?
R.
Sì. Solo se Bruxelles accoglierà le nostre proposte potremo rilanciare in modo strutturale il settore, con la neutralità tecnologica, i biocombustibili, l’e-car e il Made in Europe. Finalmente anche in Europa ci danno ragione: al nostro fianco vi sono le associazioni di imprese europee, con l’impulso determinante di Confindustria.

D. John Elkann ha ceduto il gruppo Gedi mantenendo però la partecipazione in The Economist. Come giudica questa scelta?

R. Una volta si diceva che i giornali avrebbero dovuto essere proprietà di editori puri, ritenendo un’anomalia tutta italiana che la proprietà fosse invece in mano a industriali che ovviamente hanno altre priorità. Lo condividevo ieri e lo condivido oggi.

D. Veniamo al dossier più delicato: l’ex Ilva. Siete ancora convinti di una cessione ai privati o la strada di un intervento pubblico più diretto è ormai inevitabile?

R. Il dossier è guidato da Palazzo Chigi, dove si svolge da oltre due anni anche il confronto con i sindacati, perché riguarda competenze di più dicasteri. È in quella sede che si valuta quale sia la soluzione migliore.

D. Proprio a Palazzo Chigi ieri il Consiglio dei ministri ha approvato, tra le altre cose, la proroga del taglio delle accise, ma solo per 21 giorni. Basterà?

R. Se il blocco della navigazione dovesse perdurare dovremo proseguire con altri interventi commisurati, in ogni caso per quanto riguarda il comparto dell’autotrasporto. Ovviamente tutti ci auguriamo che si raggiunga il prima possibile una soluzione negoziale, altrimenti le conseguenze saranno ben più gravi, non solo sul prezzo dei carburanti, ma anche sul costo dell’energia elettrica e sulle filiere produttive, le cui materie prime dipendono anche da quell’area.

D. Crede che l’Unione Europea finirà per allentare o sospendere il Patto di Stabilità?

R. Non ci interessa la modalità, ma la sostanza: l’Europa deve consentire agli Stati di investire sulla competitività delle imprese, soprattutto sul fronte caldo dell’energia: risorse e riforme per la crescita. Non importa se il gatto è bianco o nero, purché acchiappi i topi.

D. Ministro, manca circa un anno alla fine della legislatura guidata da Giorgia Meloni. Che bilancio fa fin qui e quali sono gli ultimi obiettivi concreti che si impegna a raggiungere entro fine mandato?

R. Prioritarie oggi sono le riforme in Europa: questo è l’anno decisivo per cambiare la politica industriale, cancellando le follie del Green Deal. In sede nazionale dobbiamo insistere per un nuovo mix energetico: più rinnovabili anche per l'industria, che già sosteniamo con Transizione 5.0, e accelerare sulla strada del nucleare di nuova generazione, per garantire energia sicura e a costi competitivi per famiglie e imprese. Inoltre, rafforzare l’autonomia strategica del Paese sulle materie prime critiche e nelle tecnologie avanzate. Sono queste le sfide che decidono il futuro dell’Italia. (riproduzione riservata)



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