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United Technologies si fonde con Raytheon, nasce un colosso aerospaziale
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United Technologies si fonde con Raytheon, nasce un colosso aerospaziale

di Cara Lombardo e Doug Cameron
10 giugno 2019, 10:03 Ultimo aggiornamento: 12:05

La fusione dà vita alla seconda società di difesa aerospaziale dopo Boeing, in grado di produrre di tutto: dai motori dei caccia F-35 ai sistemi missilistici Patriot, con importanti sinergie anche per il settore civile a cui guarda con interesse dopo il rallentamento della spesa miliare Usa

United Technologies raddoppia sul mercato aerospaziale grazie ad un accordo basato su scambio azionario per la fusione con la Raytheon, azienda del settore della difesa, in seguito alla decisione dei dirigenti della UTC di uscire dal business degli ascensori e dell’aria condizionata. La società combinata, valutata oltre 100 miliardi di dollari dopo gli spin off programmati, sarebbe la seconda più grande società aerospaziale e di difesa del mondo in termini di vendite subito alle spalle di Boeing, la quale quest’anno conta un fatturato di circa 74 miliardi di dollari. Si occuperà di tutto, dai motori ai sedili dei jet e dei caccia a reazione F-35, ai lanciamissili Patriot e alle tute spaziali per gli astronauti.

L’accordo proposto intensifica il consolidamento nel settore aerospaziale e della difesa, in quanto i costruttori di aerei richiedono condizioni migliori ai fornitori e il Pentagono pone più pressione agli appaltatori, in modo che taglino i costi e investano di più nelle nuove tecnologie quali i sistemi spaziali e la sicurezza informatica.

La nuova società si chiamerà Raytheon Technologies Corp., e domenica i dirigenti hanno definito l’accordo, che non include un premio di acquisizione, come una fusione tra eguali. Gli azionisti di UTC deterranno il 57% delle azioni e la multinazionale nominerà otto dei 15 nuovi amministratori. Sabato il Wall Street Journalaveva annunciato l'avvicinamento delle due parti a un accordo.

L’attuale ceo di UTC, Greg Hayes, sarà il ceo della società nata dalla fusione, con Tom Kennedy, ceo di Raytheon, quale presidente esecutivo per due anni. I dirigenti dichiarano che la fusione consentirà loro di aumentare la spesa per la ricerca e tagliare circa 1 miliardo di dollari dai costi annuali.
Gli azionisti di Raytheon riceveranno 2,3348 azioni della nuova società per ogni azione che possiedono attualmente. La società combinata avrà circa 26 miliardi di dollari di debito, con 24 miliardi di dollari provenienti da UTC. Avrà sede nella zona di Boston.

L’entità combinata verrebbe divisa in modo equo tra le vendite commerciali e della difesa, anche se è probabile che l’aspetto militare verrà ridotto in proporzione al fatto che la divisione di Pratt & Whitney di UTC accelera le consegne dei suoi ultimi motori a reazione. Lo scorso anno un terzo delle entrate delle due società nel settore aerospaziale e della difesa, circa 25 miliardi di dollari, provenivano dal Pentagono.

«C'è una certa verità nell'idea che più grande è meglio», ha affermato domenica l’analista di Jefferies Sheila Kahyaoglu in una nota ai clienti. «Con clienti comuni ci sono alcune leve da valutare e la filiera». «Ciò che è ancora più importante è la tecnologia di base che entrambe le società stanno sviluppando», ha dichiarato Kennedy in un'intervista. Raytheon aveva già contattato Hayes per un accordo lo scorso anno, ha sostenuto.

Kennedy aveva indicato aree quali i missili ipersonici, capaci di viaggiare più di cinque volte la velocità del suono, e i sistemi di controllo del traffico aereo in cui la società allargata può essere un player dominante.

Byron Callan, un analista della difesa alla Capital Alpha, ha affermato che l’accordo proposto riflette il probabile rallentamento della spesa militare e la necessità per le aziende di incrementare i propri investimenti nelle nuove tecnologie. La fusione porterebbe a una radicale trasformazione in UTC, un tempo conglomerato in espansione che pianifica già lo spin off delle sue attività in Otis e Carrier in società separate.

Raytheon si unirebbe alla restante attività aerospaziale di UTC e le società prevedono che la transazione si concluda nella prima metà del prossimo anno, dopo che l'UTC ha completato gli spin off.

L’accordo non dovrebbe attirare un controllo antitrust significativo, dicono gli analisti, perché UTC e Raytheon non competono tra loro nella maggior parte dei loro mercati. «È un non-problema», ha commentato Hayes, con solo 80 milioni di dollari l’anno in cessioni previste nelle vendite. Comunque, le società devono ancora consultarsi con il Pentagono e con i fornitori.

UTC costruisce motori, dispositivi di atterraggio e altra componentistica per aerei militari e commerciali. Raytheon produce missili come il Tomahawk, oltre che a sistemi di difesa missilistica di tipo Patriot, radar e altri dispositivi bellici elettronici.

«Le due aziende si sovrappongono a malapena», ha detto Kahyaoglu. Ha poi aggiunto che se le due società mettessero in condivisione i loro specifici know-how, ne trarrebbero entrambe notevoli benefici; per esempio, nel caso in cui Raytheon sfruttasse l’esperienza di UTC nei sistemi di posizionamento globale per la produzione dei propri programmi missilistici.

È uno degli accordi più importanti di quest’ultimo anno, e nonostante coinvolga due attori molto grossi, per il resto appare piuttosto fiacco. L’altra proposta di acquisizione di rilievo dell’anno era stata quella dell’acquisto della società farmaceutica Celgene Corp da parte della rivale Bristol-Myers Squibb per un totale di 74 miliardi di dollari.

UTC, i cui quartieri generali sono a Farmington, in Connecticut, e che ha acquisito Rockwell Collins per 23 miliardi di dollari alla fine dell’anno scorso, rappresenta uno degli ultimi conglomerati industriali di grosse dimensioni rimasti negli USA. Eppure anche questo è destinato a cambiare sostanzialmente a seguito di spin off e fusioni.

Infatti la divisione Otis, che si occupa di ascensori, così come le imprese di costruzioni e sistemi Carrier, si separeranno in società quotate indipendenti, lasciando UTC quale società dedicata unicamente al settore aerospaziale.

Gli investitori stanno facendo pressioni sui conglomerati tradizionali perché si specializzino. Honeywell International e General Electric si stanno entrambe liberando di diverse divisioni per snellire e semplificare i loro settori di attività.

L’anno scorso Raytheon ha registrato un aumento del 6,7% nelle vendite, pari a 27,1 miliardi di dollari, ma si è tenuta alla larga da grossi accordi. Ha invece passato gli ultimi anni a investire pesantemente, forte dell’incremento sostanziale della spesa del Pentagono, e al momento può vantare il maggiore giro di export dei cinque più grandi business attivi nel settore della difesa negli USA.

Ma dopo due anni di aumento delle spese destinate ad aerei militari, missili e altra attrezzatura per i sistemi di difesa, il Pentagono sta rallentando nuovamente il passo, e gli analisti prevedono ora una crescita in sordina per gli anni a venire.

La spesa del Pentagono aveva già sperimentato un crollo piuttosto importante tra il 2013 e il 2017, quando il bilancio federale si era ritrovato sottoposto a pressioni provenienti da contesti più ampi; si era quindi leggermente alzata al 10% durante l’ultimo anno dell’amministrazione Obama, e per la durata dei primi due bilanci sotto Trump. Ora la crescita sta tornando lenta e a cifra singola, mentre i fondi supplementari stanno invece andando a rimpolpare le forze nucleari USA.

Secondo Gregory Sanders, vice direttore del Center for Strategic and International Studies, una think tank di Washington, un’acquisizione tanto importante nel settore della difesa ha l’ovvio vantaggio di creare un’economia di scala, snellendo la filiera e trasformando le società in leader dell’esportazione. Ma può anche portare ad un ristagno della ricerca e dello sviluppo, e causare un incremento di prezzi a livello locale. I due partner di fusione hanno comunicato di avere intenzione di aumentare la spesa nella ricerca.

«Molti Paesi incoraggiano la fusione perché sono focalizzate sui mercati d’esportazione», ha affermato Sanders, «ma dal punto di vista degli USA, i vantaggi di una fusione vanno sempre valutati in rapporto al mercato domestico. Molta della nostra produzione è destinata al mercato statunitense».
Un gigante del mercato può esser bravo a vendere hardware, ma la presenza di così pochi concorrenti potrebbe portare ad un aumento dei prezzi del settore e quindi causare problemi al loro cliente più importante: i contribuenti USA. Kennedy ha fatto notare che la metà del miliardo di sussidi annuali derivati dalla fusione verrebbero sostenuti dai clienti, in gran parte tramite una diminuzione dei prezzi al Pentagono.

Please click here to read this article in English on The Wall Street Journal


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

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