Oltre 70 tra le più rilevanti famiglie imprenditoriali italiane, espressione di gruppi industriali d’eccellenza, selezionate da Unicredit per entrare nel capitale di Domixtar Pharmaceutical (Dmx) con una partecipazione rilevante. È il principale gruppo terzista di farmaci da 170 milioni di ricavi e 29 milioni di ebitda (17%). Secondo quanto MF-Milano Finanza è in grado di anticipare, l’investimento è stato effettuato a fianco del fondo Azzurra Capital di Stefano Marsaglia e di The Club Dealers, veicolo promosso da Enrico Ricotta e Carlo Mammola.
Con 900 dipendenti impiegati in quattro stabilimenti e 100 clienti (fra cui i grandi gruppi farmaceutici che esternalizzano la produzione del principio attivo), Dmx è stata valutata 240 milioni, con multiplo di 8,5 volte l’ebitda. Il piano industriale prevede di superare in cinque anni in maniera prudenziale i 200 milioni di fatturato, con il 22% di ebitda.
Dopo la moda di Florence, le sneakers di Autry, gli sgrassatori Chantecler, il packaging di Ima, le macchine diagnostiche di Rad-x e le trivelle di Casagrande, i banker italiani del wealth&large corporate di Unicredit mettono così a segno la settima operazione di co-investimento in club deal coinvolgendo la clientela che ha in portafoglio oltre 100 milioni di euro (i cosiddetti Uhnwi, ultra-high-net-worth individuals).
«A spingere l’interesse degli investitori è stato il track record dei promotori e del management, oltre alla resilienza del settore pharma – aciclico, stabile e regolato con elevate barriere all’ingresso – e alle sue prospettive con un tasso medio di crescita annua del 5% fino al 2030, guidato da mega-trend secolari come l’invecchiamento della popolazione nei Paesi sviluppati e il crescente accesso a cure mediche in Paesi in via di sviluppo», spiega Gennaro Del Sorbo, responsabile del team uhnw strategic development. È la struttura trasversale a diretto riporto del capo della divisione wealth e large corporate di Unicredit, Massimiliano Mastalia.
Inoltre per Dmx l’appeal è rappresentato dalla tendenza all’outsourcing nella filiera del pharma e dalla futura scadenza di farmaci protetti con brevetti. «È un’ulteriore diversificazione di portafoglio nell'offerta ai nostri clienti», aggiunge Mastalia. Che ha valorizzato le due anime della divisione, mettendo a fattor comune le competenze dei banker corporate che seguono le diverse industry con quelle degli advisor dedicati al settore del wealth management, tutti supportati dagli specialisti delle fabbriche prodotto globali di Unicredit.
L’obiettivo è creare nuovi servizi per spingere i ricavi commissionali. Sempre per i clienti super ricchi, quest’estate il gruppo ha lanciato anche la cartolarizzazione su misura per i family office italiani interessati a investire in finanziamenti strutturati. Una soluzione che Piazza Gae Aulenti ha deciso di offrire, nella forma della sindacazione diretta senza ricorrere alla tecnica della cartolarizzazione, principalmente alle grandi strutture. Sostanzialmente la banca, fatta l’istruttoria, condivide con il wealth manager del cliente uhnw la documentazione del prestito (da dividere fra soggetti creditori) che altrimenti scambierebbe con altri istituti.
Utilizzando la formula dei club deal, la banca – che punta a replicare questa piattaforma sinergica che opera all’interno della divisione di Mastalia anche nei principali mercati esteri di Unicredit, come Germania e Central Eastern Europe – ha promosso negli ultimi mesi anche i co-investimenti nel real estate. Essendo un settore dove i clienti Uhnw già investono in maniera autonoma, il team di Del Sorbo ha alzato l’asticella del rendimento, mettendo sul tavolo dei family office asset iconici da oltre 200 milioni in grado di fruttare ritorni a doppia cifra.
È in arrivo il primo deal (90 milioni di investimento) su uno degli immobili più riconoscibili a Roma, a fianco di uno principali operatori internazionali con oltre 80 miliardi di attivi immobiliari e una consolidata presenza in Italia. Si tratta di un palazzo di proprietà della stessa famiglia da oltre un secolo. L’operazione promette rendimenti (Irr) fra il 10 e il 15%.
«È un deal di estremo interesse anche per le famiglie Uhnw, già tradizionalmente esposte al real estate ma con investimenti diretti ancora limitati in immobili core plus, tipicamente nel portafoglio dei grandi asset manager internazionali. Abbiamo selezionato l’operazione che rispecchia i criteri di eccellenza su cui abbiamo fondato la nostra piattaforma», spiega Del Sorbo.
Connettendo la rete corporate (dove avviene l’origination del deal) con i servizi wealth, la divisione si è inventata anche Quantico, la club deal company fondata da Antonio Da Ros che lavora in esclusiva con Unicredit. Fa da ponte tra l’apertura del capitale delle pmi che hanno allo studio piani di consolidamento con l’offerta di investimenti alternativi alle famiglie.
Lanciata a febbraio, Quantico sta completando il fundraising: ha raccolto più di 500 milioni di adesioni da 100 famiglie che possono partecipare anche ai comitati investimenti. Il team di Da Ros sta registrando diversi ingressi di banker (l’ultimo è Michele Bertola da Bregal) e sta vagliando più di una trentina di operazioni. Il primo deal verrà presentato nel primo trimestre del 2026.
«Sono operazioni che nascono anche grazie alla rete di Unicredit. Conosciamo le esigenze degli imprenditori e proponiamo loro una soluzione su misura. Combiniamo il dna di Quantico, che è quello di generare il consolidamento delle imprese target, con il dna della banca che è quello della capillarità e della conoscenza del territorio e del tessuto produttivo», conclude Mastalia. (riproduzione riservata)