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Unicredit-Generali, ecco perché Andrea Orcel può essere il game-changer della nuova battaglia di Trieste
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Unicredit-Generali, ecco perché Andrea Orcel può essere il game-changer della nuova battaglia di Trieste

22 febbraio 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 24 febbraio 2025, 15:18

L’intervento di Unicredit può essere un assist per il rinnovo del ceo della compagnia Philippe Donnet, orientando il voto dei fondi nell’assemblea di maggio. Un fattore in grado di arginare il fronte Caltagirone-Delfin 

Quali sono le intenzioni su Generali dell’amministratore delegato di Unicredit Andrea Orcel? La banca di piazza Gae Aulenti ha comprato, in via diretta e indiretta, il 5,22% del capitale del Leone. La posizione è frutto di acquisiti sul mercato avvenuti nel tempo, che secondo alcuni rumors risalgono addirittura a prima del lancio dell'offerta pubblica di acquisto su Banco Bpm (annunciata lo scorso novembre). E secondo alcune fonti di mercato la quota potrebbe essere già salita vicino al 6%.

«È una partecipazione finanziaria e non implica alcun interesse ad acquisire la compagnia assicurativa», ha dichiarato Orcel l’11 febbraio, subito dopo aver presentato i conti del 2024 di Unicredit. Una spiegazione già data alla comunità finanziaria a inizio mese dopo che l’istituto di credito aveva confermato le indiscrezioni sull’ingresso (con il 4,1%) nel capitale delle Generali. Ufficialmente quindi si tratta di partecipazione finanziaria, perché con un ritorno superiore al 15% il titolo del Leone «supera significativamente le metriche di rendimento» di Unicredit, che rimane invece concentrata sulle operazioni strategico-industriali riguardanti Banco Bpm e Commerzbank. Stop.

Cosa vuole fare Orcel


Visti reputazione e curriculum da banchiere d’affari di estrazione anglosassone di Orcel, però, sul mercato le interpretazioni del blitz in una delle principali istituzioni finanziarie del Paese sono le più disparate. Si va dalla mossa fatta per ipotecare l’esito della procedura del golden power (su Bpm) del governo (che sempre nel risiko bancario appoggia la scalata di Mps su Mediobanca con affaccio sulle Generali) al reale interesse per il Leone, con cui Unicredit già collabora sulla bancassurance in Centro ed Est Europa.


Di questa seconda interpretazione sono convinti oltretutto importanti esponenti dell’esecutivo: la scalata alla compagnia sarebbe la vera operazione trasformativa per Unicredit, che tramite un’ops si potrebbe portare in casa (chiedendo alla Vigilanza anche il beneficio del Danish Compromise) le fabbriche prodotto e 850 miliardi di masse da gestire. Verrebbe così creata la prima banca-assicurazione europea, un progetto esaminato nel 2017 anche da Intesa Sanpaolo che pure per il momento si è tirata fuori dal «caotico» risiko.

L’incontro con Donnet

L’amministratore delegato delle Generali Philippe Donnet ha subito accolto positivamente l’ingresso della banca nel capitale della sua compagnia, spiegandolo con l’attrattività del nuovo piano industriale del Leone con cui all’assemblea dell’8 maggio l’assicuratore si ripresenterà ai soci chiedendo il rinnovo per il quarto mandato. Di più: qualche settimana fa, dopo l’arrivo del nuovo socio eccellente, Donnet ha fatto visita al banchiere nella torre di Unicredit a Milano, come si fa quando si scopre di avere un nuovo azionista pesante al 5% di cui non si conoscono ancora le intenzioni. Tanto da essere temuto a tutte le latitudini.

L’incontro è stato anche l’occasione per illustrare le nuove strategie della compagnia. Oltre a promettere ai soci 8,5 miliardi fra dividendi e buyback nel prossimo triennio, il piano «Lifetime Partner 27: Driving Excellence» mira a creare il primo asset manager europeo per ricavi, con oltre 1.900 miliardi di masse, insieme con Natixis Investment Managers. Ma il 5-6% di Unicredit in Generali non ha lo stesso peso specifico del 5% che sempre a Trieste hanno i Benetton con Edizione. E Donnet lo sa bene. In vista di una nuova battaglia per la governance in Generali il ceo ha avviato una fase di engagement dei soci. I sondaggi interessano sia il retail (25%, di cui il 19% è detenuto da azionisti privati, mentre il 5-6% fa capo a pmi collegate) che i fondi (oltre il 32%), fra cui appunto Unicredit.


Al netto della sua strategia e di cosa realmente chieda come contropartita in cambio di un aperto sostegno in assemblea, Orcel potrebbe essere per Donnet il vero game-changer. Oltre al 13,1% di Mediobanca (più eventuale prestito titoli) l'assicuratore francese può già contare su quella consistente fetta di mercato che dal 2016 lo ha sostenuto per tre rinnovi grazie agli obiettivi raggiunti. Una credibilità su cui può far leva anche il grande elettore Alberto Nagel, che schiererà Donnet come candidato ceo.

Perché Orcel può essere il game-changer

A tutto questo Orcel può aggiungere due fattori: il proprio pesante pacchetto azionario, ma soprattutto la sua autorevolezza costruita in decenni di lavoro, fra Merril Lynch e Ubs, ai vertici della finanza internazionale. È insomma una potenziale apertura di credito molto robusta fra Londra e New York, dove hanno sede i maggiori fondi investiti in Generali che potrebbero lasciarsi orientare dalla scelta di campo del banchiere. Gli gnomi della City e di Wall Street si affiderebbero così al suo fiuto per orientarsi in un newsflow difficile da decifrare a grande distanza e spesso bollato nelle sale operative internazionali come «rumore italico».

Il sostegno di Orcel potrebbe quindi essere decisivo per chiudere i conti e arginare ancora una volta il fronte Caltagirone-Delfin, che già oggi può schierare quasi il 17% del capitale di Generali, quota però potenzialmente in crescita fino al 30%. Da un lato, come fatto nel 2022, il costruttore romano (al 6,92%) può arrotondare fino al 10%. Dall’altro lato Francesco Milleri, presidente della holding dei Del Vecchio, ha dichiarato di voler salire fino al 20% se arriveranno tutte le autorizzazioni necessarie. Allo schieramento, come tre anni fa, potrebbero unirsi i Benetton apportando il loro 4,83%. Questo 35% avrebbe permesso al fronte anti-Donnet di ipotecare la vittoria in assemblea. Ma c’è il game-changer Orcel. (riproduzione riservata)



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