Se c’è una prova che le sanzioni alla Russia mordono, questa ce l’ha data Putin la scorsa settimana annunciando al Business Forum di San Pietroburgo che i Bric (Brasile, Russia, india, Cina e Sud Africa) si apprestano a lanciare una valuta comune alternativa al dollaro negli scambi internazionali. Sono dieci anni che Mosca caldeggia il lancio di una valuta globale che rimpiazzi il dollaro. Ma nel contesto della guerra all’Ucraina la proposta assume una veste diversa. E’ l’egemonia del dollaro a livello globale infatti che rende possibile e particolarmente efficace l’applicazione delle sanzioni. Dunque la marginalizzazione della moneta a stelle e strisce vanificherebbe proprio le sanzioni.
Oggi il 59% del commercio mondiale è denominato in dollari, il 20% in euro e il resto suddiviso tra sterlina, yen e yuan. Lo stop alle transazioni commerciali con Mosca su una vasta categoria di prodotti in altre parole si applica in linea di principio al 59% degli scambi di quei prodotti e chi viola il divieto può incorrere in gravi contromisure. Il sistema del dollaro infatti è strettamente collegato con la rete Swift (Society for worldwide interbank financial telecommunications). Le transazioni in dollari passano attraverso le banche dell’acquirente e del venditore e il loro regolamento viene effettuato dalla Federal Reserve di New York. Eventuali operazioni con controparti soggette a misure restrittive sono punite severamente. Nel 2014 la banca francese Paribas dovette pagare una multa da 9 miliardi di dollari per avere operato con la controparte di un paese, l’Iran, finito nella lista nera del governo americano a causa del terrorismo. Decretando l’esclusione della Russia dalla rete Swift l’alleanza euro americana ha esposto i possibili aggiramenti delle sanzioni al rischio di gravi ritorsioni.
Per questo la questione del dollaro sta oggi particolarmente a cuore a Putin e agli altri paesi a regime autocratico. Tanto più che da domenica è scaduto il periodo di grazia per il pagamento degli interessi dovuti da Mosca su oltre 70 milioni di dollari e 26 milioni di euro di obbligazioni. Mosca dunque è tecnicamente in default sul suo debito estero, cosa che non accadeva dalla rivoluzione bolscevica. Intanto a causa delle sanzioni l’import russo è crollato e il Pil si avvia a registrare una caduta del 10% quest’anno. E quella della valuta alternativa appare più come l’ennesima operazione propagandistica. Dei cinque Bric infatti Brasile, India e Sud Africa il cui interscambio con gli Usa e l’Europa è significativo sono scettici. Oggi gli Stati Uniti rappresentano il 25% del Pil mondiale e oltre la metà degli scambi è denominata in dollari. Ciò dipende dalla fiducia, dalla affidabilità delle istituzioni del Paese, dalla forza delle sue leggi. E’ l’altra faccia dell’impero americano che non piace al presidente russo. E’ l’altra faccia della debolezza dello zar. (riproduzione riservata)