Un gioiello da leggenda: la collana Fenice di Gismondi 1754, simbolo di rinascita e maestria italiana
La premiata collana Fenice esprime la maestria della Maison che, giunta alla sua settima generazione, traduce in un linguaggio contemporaneo antiche tecniche orafe
Più di 500 ore di lavoro e l’incastonatura a mano di diamanti per un totale di 100 carati hanno permesso di dare forma a un gioiello che racchiude i pilastri di Gismondi 1754: passione, amore per la natura, cura del bello ed eccellenza nell’Alta Gioielleria. L’ispirazione per la collana Fenice, vincitrice del prestigioso Couture Design Awards di Las Vegas lo scorso giugno con il premio “Best in Diamonds above $40k” - terzo riconoscimento per l’azienda in cinque anni di partecipazione - è nata dalla fascinazione per le palme mosse al vento, osservate da Massimo Gismondi durante una vacanza a St.Barth con la famiglia.

Questa prima suggestione si lega alla figura mitologica dalla cresta piumata che crea il nido in cima alla pianta affinché il suo successore possa risorgere: «Ogni Fenice simboleggia la conoscenza immortale ed è un simbolo di rinnovamento, speranza e possibilità del nostro destino. La collana è nata da un’emozione, tradotta in una creazione con un’anima»,

ha commentato Massimo Gismondi, ceo e direttore creativo del brand parte del Gruppo Gismondi, che annovera anche il marchio storico Vendorafa, acquisito nell’aprile 2023 per dare nuovo impulso all’eredità di un simbolo della gioielleria Made in Italy.

Questo gioiello eccezionale è frutto di un know how che la famiglia tramanda da sette generazioni, un patrimonio fatto di nonni e padri che hanno cercato le gemme più rare nel mondo e creato tecniche raffinatissime per incastonarle. Ancorato a una tradizione centenaria, Gismondi 1754 è anche proteso verso il futuro grazie a una visione contemporanea dell’alta gioielleria. Accanto a un meticoloso lavoro filologico, la Maison ha saputo tradurre codici e pregio delle creazioni antiche rinnovandone costantemente il linguaggio.

Una storia che si riscrive attingendo linfa dalla bellezza riconducibile all’Italia e in particolare alla Liguria, terra di origine della dinastia di orafi e perenne fonte di ispirazione con la sua vegetazione a picco sul mare. Proprio da quel mare si tramandano le storie familiari, che narrano di esotici viaggi in Oriente. Memorie intrise dei colori accesi delle pietre preziose e di una poetica armonia delle forme. (Riproduzione riservata)
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