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Orologi&Gioielli

Un furto al Louvre, un’asta a Ginevra: due storie diverse, unite dallo stesso fascino per ciò che brilla e resiste al tempo

Sotheby’s celebra la grande storia europea con pezzi davveri unici. Tra i top lot, una spilla di diamanti appartenuta a Napoleone

di Melania Guarda Ceccoli
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Dopo il clamoroso caso dei gioielli rubati a Parigi, Sotheby’s celebra la grande storia europea: diamanti che hanno adornato imperatori, principesse e regine tornano a raccontare il loro viaggio, da Waterloo ai saloni del Mandarin Oriental. «È un privilegio poter offrire pezzi che racchiudono secoli di potere, bellezza e destino», ha dichiarato Andres White Correal, presidente per l’Europa e il Medio Oriente e responsabile dei Noble Jewels di Sotheby’s.

Un furto al Louvre, un’asta a Ginevra: due storie diverse, unite dallo stesso fascino per ciò che brilla e resiste al tempo

A dominare il catalogo, l’asta apre oggi 24 ottobre alle offerte online sul sito di Sotheby’s, è una spilla di diamanti appartenuta a Napoleone Bonaparte, stima 150-250mila dollari. Il gioiello, ornato da un diamante centrale di oltre 13 carati e circondato da quasi un centinaio di pietre taglio “old mine”, fu sequestrato dai prussiani il giorno della battaglia di Waterloo, nel giugno 1815, mentre l’imperatore in fuga era costretto ad abbandonare i suoi tesori lungo una strada fangosa del Belgio. Offerto al re di Prussia Federico Guglielmo III come bottino di guerra, il cimelio rimase per secoli nelle collezioni degli Hohenzollern, prima di passare in mani private. Secondo Sotheby’s, la spilla rappresenta “un simbolo tangibile del ribaltamento di fortune tra un impero al tramonto e una potenza nascente”, una reliquia intatta di oltre duecento anni di storia europea.

Un furto al Louvre, un’asta a Ginevra: due storie diverse, unite dallo stesso fascino per ciò che brilla e resiste al tempo

Accanto al gioiello napoleonico, l’asta presenta altri due capolavori di inestimabile valore storico. Il primo è un ornamento per capelli e una spilla in perle naturali e diamanti (stima 368–541mila euro), appartenuti alla collezione di Cunegonde di Sassonia, cugina di Luigi XVI e della regina Maria Antonietta. Realizzato nel 1796 e ridisegnato nel gusto romantico intorno al 1840, l’ornamento è considerato uno degli ultimi esempi sopravvissuti dello stile “Sévigné”. Le perle appartenevano originariamente al principe Franz Xaver di Sassonia e Polonia e furono utilizzate per creare una tiara destinata al matrimonio di sua figlia Cunegonde nel 1796. Intorno al 1840, la tiara fu smontata e trasformata in un raffinato ornamento per capelli nello stile Sévigné, probabilmente realizzato dal gioielliere francese Fossin (oggi Chaumet). Rimasto quasi intatto, il pezzo testimonia una moda breve ma elegante e l’eccellenza artigianale del periodo. La sua straordinaria versatilità ha permesso di adattarlo nel tempo come collana, davanti-de-corsage o fermaglio per capelli. La spilla abbinata, realizzata successivamente con perle della stessa provenienza, riflette gli stili decorativi degli anni 1860 e si distingue per la qualità della sua perla centrale.

Un furto al Louvre, un’asta a Ginevra: due storie diverse, unite dallo stesso fascino per ciò che brilla e resiste al tempo

Il secondo tesoro è un anello con diamante rosa chiaro di oltre 13 carati (stima 260-430mila euro), messo all’asta per la prima volta. L’anello, incastonato con un diamante “old mine brilliant”, apparteneva a Neslishah Sultan (1921–2012), una delle ultime principesse ottomane e ultima persona a ricevere formalmente il titolo di “Sultana” o “Principessa di sangue imperiale” dopo la caduta dell’Impero. La principessa rappresentò la fine di un’epoca, sia nella sua Turchia natale sia in Egitto, dove sposò Muhammad Abdel Moneim (1899–1979), erede della dinastia di Mohammed Ali, i cui khedivè governarono l’Egitto fino al 1914 come viceré del sultano ottomano. Alla corte egiziana, negli anni Trenta, Neslishah coltivò la passione per gioielli audaci e raffinati, mantenendo lo stile sfarzoso fino agli anni Cinquanta, nonostante le turbolenze politiche.

Una settimana prima del matrimonio, nel 1940, Neslishah ricevette in dono questo anello dalla zia dello sposo, la Principessa Khadija Hanim. Il diamante ha origini illustri: l’Imperatrice Caterina I, vedova di Pietro il Grande, lo donò al sultano ottomano Ahmed III nel 1711 durante le trattative per il Trattato del Pruth. I diamanti rimasero nel tesoro imperiale per generazioni, finché il sultano Abdul Hamid II li donò a sua cugina, la principessa Emina Ilhamy (1858–1931), madre del Khedivè Abbas Hilmi II, padre dello sposo. L’anello rimase con Neslishah fino alla sua morte nel 2012, in Turchia, dopo anni di esilio, arresti domiciliari e turbolenze politiche in Egitto e Turchia. (Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 24/10/2025 17:34
Ultimo aggiornamento: 24/10/2025 17:34
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